VIPER VENOM
Reborn From Lies

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2007
Durata: 25 min
Genere: heavy/prog metal


I Viper Venom provengono dalla provincia di Bari, ed hanno mosso i primi passi nel 2004. La formazione ha subito diversi cambiamenti nel corso della sua storia, ed attualmente consiste in Miriam Maiorano (voce), Giuseppe Gnisci (chitarre), Marco De Pascale (basso) e Dario De Santis (batteria).
"Reborn From Lies" è il primo demo della band, ed è stato registrato nell'ottobre del 2007 presso lo studio Sound-Cubed di Bari. Una scelta azzeccata, vista la produzione accettabile.
La copertina è un po' scarsetta, con titolo dell'album ed il logo della band stampati in bianco, su uno sfondo nero e fucsia. Il libretto, di due pagine, contiene tutti i ringraziamenti del gruppo e le varie note relative alla registrazione.
Le battute di apertura di "Rise Me" sono molto violente ed aggressive: una partenza mozzafiato contrassegnata da un ottimo suono d'assieme e dalla voce grintosa di Miriam. A seguire la canzone si assesta su una ritmica quasi marziale, nella quale si distingue il lavoro al basso di Marco. Gli elementi prog sono evidenti nell'arrangiamento, sempre attento al particolare; in compenso, la traccia gode di un bel ritornello melodico, che rimane subito in testa. E' notevole come un gruppo così giovane riesca a coniugare tecnica ed arrangiamenti complessi, con la perfetta fruibilità della canzone. La tentazione di molte band dedite al medesimo genere, è quella di mettere troppa carne al fuoco. I Viper Venom invece si dimostrano molto equilibrati e maturi: un pregio preziosissimo, un tratto distintivo che non può che suggerire grandi speranze per il futuro. La seconda parte della canzone è trascinante, ben realizzata: la tensione si accumula, suggerendo all'ascoltatore un pronto ritorno del tema principale. Così è infatti: bella canzone.
"Hypocrisy Club", dopo un'introduzione dai tratti maideniani, si apre su un ritmo carico di groove ma languido, strisciante. Ma è solo un'impressione fugace: infatti, il gruppo comincia presto a incattivirsi, e così l'interpretazione di Miriam. Una nota sulla sua voce, molto duttile, capace di urla potenti e grida aspre, così come di vocalizzi più sensuali e delicati. L'atmosfera di fondo di "Hypocrisy Club" è profondamente diversa rispetto a quella dell'opener, pur mantenendo intatta la violenza esecutiva. Si segnala l'ottimo assolo di Giuseppe alla chitarra. Non c'è un musicista in questa band che svolga un ruolo da puro comprimario: il quartetto è estremamente preparato tecnicamente, e non posso che complimentarmi con tutti i musicisti.
Rimanendo in tema di duttilità, "God Of The Small Things" si apre su sonorità decisamente più delicate, almeno prima dell'esplosione del ritornello. Nella strofa, i musicisti dimostrano di saper accarezzare le corde e le pelli dei propri strumenti, mentre la cantante dà nuovamente prova della sua capacità interpretativa. Con l'arrivo del ritornello, la traccia cambia aspetto. Mai velocissima, la composizione punta su un groove trascinante e pesante. Sono evidenti anche alcune influenze hard rock.
"Drug Ritual" è un brano teso e cattivo, contraddistinto da un riffing oscuro. La strofa è concitata, mentre il ritornello è più lento e pesante. Anche qui echi hard rock si mescolano con passaggi e strutture tipicamente metal. La melodia è meno spiccata che in precedenza, ed anche le sezioni prog. In questo caso, il gruppo ha preferito giocare la carta dell'impatto, ed il risultato è notevole.
Su un bellissimo passaggio di basso, ecco partire "Angry Grace". Al basso si unisce presto il delicato arpeggio di chitarra, ben sostenuto dalla ritmica precisa e contenuta di Dario. Lo stile di questa canzone potrebbe portare alla mente quanto ascoltato in "God Of The Small Things", cioè una strofa delicata contrapposta ad un ritornello potente ed aggressivo. Molto buona nel suo sviluppo, è sorretta dai soliti punti di forza della band: l'arrangiamento di qualità, e le doti vocali della cantante. Mi chiedo come potrebbero essere dal vivo: sinceramente, dopo aver ascoltato questo demo, mi è venuta la curiosità di vederli sul palco!
"For A Friend" si apre come la classica cavalcata metal, prima di assestarsi su un intervento vocale molto intenso e dolce. Si tratta solo di un passaggio, prima della ripartenza metal. E qui siamo sui territori del heavy metal classico, salvo qualche particolare tecnico buttato qua e là. La traccia è pervasa da un forte senso di malinconia, che non scompare nemmeno nelle sezioni più aggressive.
Ottimo demo, questo dei Viper Venom! Avvincente, ben realizzato, si dimostra un validissimo biglietto da visita. Anche dopo ripetuti ascolti, è difficile segnalare difetti maggiori. In effetti, il gruppo si dimostra molto maturo: le canzoni sono sempre ascoltabili ed accattivanti, ricche di particolari tecnici ma equilibrate. La tentazione di autoindulgere sulla propria tecnica viene evitata come la peste, così come un'insistenza eccessiva sulle parti più morbide. No, i Viper Venom sono un gruppo metal fatto e finito, che propongono una musica sì sofisticata, ma anche grintosa, sudata, "sentita".
Sono certo che se il gruppo non si perderà, ma manterrà intatto l'entusiasmo e la voglia di fare (e di migliorarsi), potrà regalarci grandi cose in futuro! Bravissimi, per ora.
(Hellvis - Febbraio 2008)

Voto: 8


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Sito internet: http://www.myspace.com/vipervenomita