TIME
Beyond The Wall Of Sleep

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2007
Durata: 28 min
Genere: prog metal


Sempre più prolifico e maturo il mondo del progressive metal italiano, che trova nei Time una nuova realtà interessante e degna di nota. Nato nel febbraio del 2005, il gruppo trova ben presto la stabilità con l'ingresso di Monica nel ruolo di cantante e, dopo due anni di crescita e maturazione, viene registrato questo primo lavoro autoprodotto, che presenta una band dalle buone potenzialità e consapevole dei propri mezzi.
"Behind The Wall Of Sleep" è un demo di cinque pezzi, che prende spunto dai grandi nomi del progressive metal mondiale, senza mai dimenticare le origini legate al prog rock settantiano. La musica del gruppo miscela con equilibro la potenza delle chitarre con la leggiadria della voce di Monica, il tutto unito e ricamato dal pregevolissimo lavoro alle tastiere di Enrico Brun. Il risultato è un mix che sembrerebbe trovare il suo centro di gravità in un ipotetico incontro tra Dream Theater, Pain Of Salvation, ELP e Rush, con in più uno stile vocale che potrebbe far felice anche chi ama band come i The Gathering.
Il demo inizia con "The Mush-Room", un breve pezzo strumentale che fa un po' da preludio alla successiva "Distances": la sezione ritmica è variegata e dinamica al punto giusto, chitarre e tastiere si fondono nel creare un ambiente musicale evocativo, mentre su tutti svetta la voce di Monica, versatile e dotata di un'estensione invidiabile. Il pezzo è senz'altro positivo, anche se devo dire di non essere rimasto proprio folgorato da questa composizione, che mi sembra un po' prevedibile in diversi passaggi. Nonostante questo, comunque, le potenzialità del gruppo sono ben in evidenza e il lavoro al piano di Enrico si ritaglia momenti degni di nota.
Il livello si alza un po' con la title-track, che inizia con un delicato arpeggio, per poi dipanarsi in un bel pezzo sfaccettato e multiforme. Il sound del gruppo non subisce nessuno stravolgimento, ma l'effetto finale è decisamente migliore: le trame strumentali mi sembrano più strutturate e anche la linea melodica si fa ricordare di più, pur senza perdere in ricercatezza.
Il punto più alto, comunque, arriva con "A Strange Whisper": il brano inizia con un veloce assalto metallico che dà una scarica di energia notevole, poi il tutto si sviluppa con la migliore eleganza, riempiendo i minuti con intrecci strumentali di ottima fattura. In particolare ho amato un intermezzo 'latineggiante' davvero entusiasmante e il lavoro sempre ineccepibile di Enrico, tastierista che sembra aver assimilato la lezione di maestri come Emerson, Wakeman e Rudess.
La chiusura è affidata a "Life", un pezzo decisamente più lineare che possiamo considerare ben riuscito, anche se inferiore al precedente: i tempi rallentano e si gioca più sull'atmosfera, le tastiere rispolverano il suono dell'hammond, ma è ancora il pianoforte a stupire sul finale della canzone.
Insomma, per ora la prova dei Time è senz'altro positiva, pur lasciando spazio a notevoli miglioramenti: tecnicamente non c'è davvero niente da dire, il gruppo sa il fatto suo e quindi tutto sta nell'affinare ulteriormente il songwriting, cosa che verrà fuori con l'esperienza. Un buon primo passo, avanti così!
(Danny Boodman - Dicembre 2007)

Voto: 7


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