THE WAKE
Cumbersome

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 23 min
Genere: death metal (ma non solo)


E' stato un piacere ascoltare questo CD. I nostri sono insieme dal 2005, si muovono prevalentemente nel milanese e ci sanno veramente fare. Forti di varie esperienze in studio e live con altri gruppi e bande, Matteo, Helios, Riccardo, Gianluca e Federico ci regalano quattro brani di pregevole fattura, eseguiti onestamente e registrati decorosamente - credo però che la batteria sia un po' troppo "campionata". Un suono piu' "vero" avrebbe reso il prodotto ancora migliore. In generale manca anche un senso di coesione tra gli strumenti, magari un diverso missaggio. Certamente con un team di professionisti dietro al banco tutto questo che ho citato lascia il tempo che trova.
Il tema principale è death metal con molte venature. Sinfonico, nu, classico, spasmodico... ogni riff si allaccia perfettamente con il seguente, il ritmo e' sempre agitato, mai allegro per sè, cupo, freddo a tratti, riflessivo e metodico. Melodie ce ne sono a bizzeffe. Gli assoli sono sempre in contrasto con l'atmosfera dei brani ed i riff portanti, creando un effetto a-la Maiden che rende alcune parti, anche le piu' ricche di pathos, giuggiolose e decisamente ascoltabili.
"Fatal Devourer Of The Mortal Farewell" e' forse il modo migliore per avvicinarsi al concetto di The Wake. Il brano si muove clinicamente intorno ad una miriade di cambi di sfondo. Il lavoro ritmico e' forse il migliore dell'intero prodotto, i solismi sono efficaci, mai superflui, ben misurati a riempire gli spazi lasciati scoperti dalla sezione ritmica. Lasciando a parte il suono, c'e' molto in offerta in questa canzone. Alcuni cambi lasciano sorpresi, altri sono immancabili nel genere, ma eseguiti con perizia e credibilita'.
"Muses Of A Frail Destiny" e' molto bella, con la sua atmosfera melanconica, gli assoletti strappa lacrime ed il cantato ossessivo, decadente a tratti, evocativo in altri.
"The Blackest Side" e "The Zenith Distance" sono brani entrambe solidi, forse quelli piu' influenzati dal main stream (in questo caso citerei Amorphis ed In Flames ultima maniera tra i molti) ma senza togliere nulla a Cesare (caro lettore, Cesare non suona nella band, e' un modo di dire - stia piu' attento!): devo dire che come presentazione non c'e' male.
Forse piu' adatti all'introspettivo, The Wake hanno condensato moltissimo in quattro canzoni piacevolissime e che senza dubbio istigano al riascolto immediato. Se posso osare un consiglio, concentrerei le forze su uno stile piu' vicino ad Opeth, con piu' aperture melodiche e struggenti a spezzare trame nu-metal o classic death metal. Il cantato potrebbe essere piu' variegato se vi muoveste in quel senso, rendendo le composizioni ancora piu' solide e magari appetibili ad un pubblico piu' vasto. Vorrei proprio sentire come suonereste in uno studio con i proverbiali, ma piu' che lo studio vi servono un buon ingegnere del suono ed un esperto nei missaggi. La differenza tra voi ed il main stream e' solo quella, credetemi. Grazie per avere inviato il vostro lavoro, e' stato sicuramente un bel trip, vi auguro ogni bene.
(Max Cottica - Gennaio 2008)

Voto: 8


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