THE MEANING UNDER
Overflow
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2009
Durata: 17 min
Genere: progressive/alternative
Ecco, questo demo dei The Meaning Under mi sembra un buonissimo esempio
di come si possa confezionare un lavoro autoprodotto nel migliore dei
modi, ovvero senza strafare ma curando tutto nei minimi particolari. Il
CD si presenta in una elegantissima confezione che avvolge il disco
solo grazie a delle pieghe (tipo origami) e svolgendo l'intero
packaging è possibile seguire un po' il concept ideale che si trova
dietro l'opera; il tutto è accompagnato da una biografia dettagliata,
completa di ogni informazione e inoltre la band ci informa che le
composizioni sono tutte disponibili per il download gratuito dal loro
sito, seguendo una filosofia di progetto ecosostenibile. Oltretutto la
band non si lascia andare a deliri di onnipotenza, registrando un
numero enorme di tracce, magari male e in maniera raffazzonata: al
contrario la band centellina il proprio lavoro e si accontenta di tre
canzoni, presentate però in maniera impeccabile dal punto di vista dei
suoni.
Ottimo biglietto da visita, quindi, che per fortuna mostra anche una
sostanza non indifferente, segno che non abbiamo a che fare con il
solito progetto tutto fumo e niente arrosto: lo stile dei The Meaning
Under si rifà a quella corrente di musica intelligente che vive a
cavallo tra il progressive e l'alternative. La band cita tra le sue
influenze diversi nomi, ma a parere di chi scrive i tre più azzeccati
sono proprio Porcupine Tree, Tool e King Crimson (periodo Belew,
ovviamente), ovvero tre gruppi anche molto diversi tra loro che però
intendono la musica in un certo modo, fatto di sperimentazione, molto
spesso, ma anche di rigore; di perizia tecnica che però non stupisce
con numeri da circo, ma serve a reggere tutta la struttura con la
precisione matematica della scienza.
Si parte con "The Colours And The Shape", un brano ben costruito ed
equilibrato, che nei suoi sei minuti di durata attraversa diversi
momenti, dal riffing più energico di chitarra elettrica a passaggi più
rilassanti e cullanti, richiamando proprio quei concetti di forma e
colore espressi nel titolo. Un piccolo appunto lo farei al cantato di
Claudio Simionato, che ancora non mi sembra abbastanza solido e sicuro
di sé, contrariamente al resto degli strumentisti, ma comunque si
tratta di piccolezze che con il tempo potranno solo migliorare.
"Useless" porta avanti il discorso musicale iniziato con il primo brano
e si nota come la band sia molto legata ad un certo groove, soprattutto
nelle chitarre elettriche, che rende trascinante e coinvolgente
l'ascolto, anche nei suoi momenti più nervosi. Ancora una volta non
mancano i momenti più delicati, questa volta guidati dall'efficace
chitarra solista di Matteo Rosin.
Terzo ed ultimo brano è "Horizon", dove la batteria martellante e
quasi tribale di Andrea Reato guida una canzone della forte componente
ritmica, segno che la band è in grado di valorizzare ogni strumento
senza affidarsi sempre solo alla chitarra come motore trainante delle
canzoni.
Una prova molto positiva, quindi, che non premio con un voto più
alto di questo solo perchè non voglio sbilanciarmi ancora troppo: ho
assolutamente condiviso la scelta di non proporre più di tre pezzi,
vista la cura messa in questi, ma è anche vero che ancora è troppo
presto per lasciarsi andare in lodi sperticate. Anche perchè lo stile
del gruppo, che di certo non è semplice e immediato, potrebbe anche
soffrire una prova più complessa come quella di un full-length, dove
non basta concentrarsi su qualche punta di diamante, ma bisogna saper
dosare tempi, respiri, colori e dinamiche diverse. Non è meno
probabile, comunque, che la prova venga passata brillantemente, quindi
non ci resta che attendere e per ora vi invito a ad ascoltare queste
tre composizioni che, come vi dicevo, potete tranquillamente scaricare
dal sito del gruppo. Avanti così.
(Danny Boodman - Marzo 2010)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail: info@themeaningunder.com
Sito internet: http://www.themeaningunder.com/