SKIN HORSE
Skin Horse

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2007
Durata: 42 min
Genere: doom/post metal/drone/sperimentale


Gli Skin Horse hanno iniziato la loro carriera in California, tra le città di San Francisco e Oakland. Sin dall'inizio, il trio composto da Matt Butler (batteria), Jason Chaffee (chitarra) e Jay Bustamante (chitarra), ha proposto una musica particolare, lenta ed ipnotica, di difficile definizione. Uno stile non facile e sperimentale, che però ha attirato l'attenzione di Billy Anderson degli Sharkbite Studios di Oakland. Proprio Billy ha invitato gli Skin Horse a recarsi nel suo studio, nel dicembre del 2007, per realizzare un demo di tre tracce. La cosa ha stupito i musicisti, data la loro mancanza di esperienza opposte al vasto curriculum del produttore. Ma tant'è. Ed ecco com'è nato "Skin Horse", il primo demo del gruppo statunitense. Tre tracce per un totale di quarantadue minuti di musica. La copertina ci mostra l'immagine di un cavallo cristallizzato nell'atto di saltare. Lo sfondo è rosso. Dalle immagini su internet, sembra che la copertina sia di stoffa, ma non saprei dire se si tratti di un piacevole effetto grafico, e se sia proprio di stoffa. Cosa possibile, dato che il demo è limitato a 100 esemplari.
La prima traccia, "Confined To Shadow", la dice lunga sulle caratteristiche stilistiche di questa band. Innanzitutto, desidero sottolineare l'ottima qualità di registrazione, nitida e potente, in grrado di competere con qualsiasi album ufficiale. E poi c'è la musica: strana, antipatica, eterna, devastante. In pratica, le due chitarre alternano sezioni ultrapesanti, nelle quali i riff sono dilatati allo spasimo in una specie di doom opprimente ed esasperato, ad altre parti nelle quali note e suoni sembrano non interrompersi mai, in una sequenza interminabile di microvariazioni, secondo processi tipici del drone. L'arrangiamento è arricchito da campionamenti vari, di voci e suoni, ed anche da alcuni vocalizzi aspri ed estremi, di matrice black. Nel suo insieme, quindi, "Confined To Shadow" è un ibrido stilistico, che strizza l'occhio ai generi sopracitati, e al tempo stesso sfugge a qualunque definizione. Non ama assestarsi su nessun genere in particolare, toccando quindi anche i territori del post metal, del math rock, del post rock e così via. Si tratta di uno stile "vivace", e questo termine va inteso in un'accezione tutta particolare. In effetti c'è poco di vitale e grintoso in questa musica, che fa della lentezza e dei tempi dilatati il suo punto di forza. La batteria accompagna il tutto con diligenza; ogni tanto una chitarra tenta degli spunti solisti. E' sempre però il suono d'assieme ad avere la meglio, e gli Skin Horse danno vita ad un muro sonoro di indubbia potenza.
"Ecdysis", l'atto due del demo (sì, le tre canzoni sono indicate come "atti"), è in possesso di connotazioni più introspettive e delicate. Si ascoltino ad esempio gli arpeggi delle chitarre, le note sparse qua e là, ed il lavoro sui piatti della batteria. Nel suo sviluppo, "Ecdysis" sembra voler esplodere da un momento all'altro, ma spesso i crescendo si fermano sugli scogli insormontabili di pause tanto significative quanto la musica stessa. Poi, a poco a poco, il suono si fa più denso e stratificato, pur mantenendo un atteggiamento inoffensivo e decisamente malinconico. La melodia è evidente, e la composizione sembra aver dimenticato la pesantezza torturante di "Confined To Shadow". Certo, qualche passaggio è più cattivo del solito, ma "Ecdysis" è un brano relativamente dinamico e pieno di cambi. Strumentalmente i musicisti sono preparati, sebbene questo stile non richieda una tecnica stupefacente. Intervengono poi le voci, ed il finale è decostruito e cupamente psichedelico.
Il terzo atto si intitola "Peel Back The Sky". La suddivisione in atti sottende il fatto che questo demo sia un concept. Mi spiace però non potervi dare altri dettagli, perchè sul sito del gruppo non viene spiegato nulla. Tanto meno la cosa può risultare evidente dai testi strillati, o dai titoli. Comunque sia, "Peel Back The Sky" è praticamente attaccata a "Ecdysis". Le battute iniziali sono delicate, e ben realizzate. L'assenza di basso non si sente, perchè le due chitarre si producono su registri diversi, sia quando utilizzano timbri acustici, sia quando utilizzano le distorsioni. Da sottolineare la malinconia, già citata in precedenza ma qui di nuovo in auge, che il gruppo riesce a comunicare all'ascoltatore. Più speditamente del solito, il gruppo si produce in un crescendo carico di intensità, che si apre su dissonanze antipatiche e disturbanti. In realtà, e poi la musica ad avere la meglio grazie ai giri inusuali e ricchi di fascino delle chitarre. Questa volta l'energia non è risparmiata. Ma come apprezzare al meglio la musica degli Skin Horse? A parer mio, questa musica va vissuta, pur nella sua complessità. Occorre mettersi lì, ed apprezzare, con attenzione, ogni piccola variazione del suono. Come se si stesse contemplando un quadro astratto, ma ricco di colori e sfumature. Allo stesso modo, occorre entrare mentalmente nell'universo musicale degli Skin Horse, e nello stato d'animo più consono. Solo così si potrà apprezzare la loro proposta non facile, ed assolutamente anticommerciale. Una musica così è quanto di più distante ci si possa aspettare dal metal. Eppure, ha un fascino indiscutibile. Ad un certo punto interviene la voce pulita, che declama il testo, mentre l'alternarsi di note lunghissime e pause crea un effetto straniante. La musica riprende in seguito con più verve, con il solito, continuo succedersi di note e riff, che sembra non voler finir mai. Che apparentemente è sempre uguale a sè stesso, ma che in realtà non lo è. Ascoltare questo demo produce un'ubriacatura mentale molto difficile da smaltire.
Che dire quindi di questo demo degli Skin Horse? Senza dubbio, il trio ha una grossa personalità, ed un buon coraggio. Non è facile farsi strada proponendo una musica così. Eppure, per gli strani eventi che spesso contraddistinguono il mondo dell'underground, questo filone musicale sta vivendo attualmente un insperato stato di grazia. Si pensi ad esempio a quanti gruppi simili si stiano sdoganando negli ambienti intellettuali, o nell'ambito del rock alternativo e indipendente. Si pensi altresì al successo della HydraHead, ed a come certa critica esterna al metal abbia lodato (in maniera talvolta esagerata) alcuni gruppi autori di musiche dilatate, lente ed infinite. Ecco, credo che gli Skin Horse potranno trovare un piccolo successo di nicchia, e comunque la loro musica non è tra le più estreme ed ostiche di questo genere. Ragion per cui, mi complimento con il trio per il talento, e con Billy Andreson per avere creduto in loro.
Non è però finita qui. A breve recensirò il loro primo lavoro ufficiale, uno split con i Nanda Devi pubblicato dall'etichetta Apterran Recordings.
(Hellvis - Luglio 2009)

Voto: 7


Contatti:
Sito internet: http://www.myspace.com/saidtheskinhorse