SCREAMING ANGEL
The Inner War

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2005
Durata: 14 min
Genere: punk / dark / metal


Che vi posso dire? Uno davvero ce la mette tutta a cercare di trovare il meglio in ogni lavoro che deve recensire: non tanto perché sia giusto premiare tutti, anzi, sono il primo a dire che di musica ce n'è in giro fin troppa e spesso bisogna cercare con grande attenzione prima di trovare delle realtà davvero interessanti (che pure abbondano). Il fatto è che, se si vuole cercare di essere costruttivi, vale la pena di sottolineare quello che funziona, piuttosto che demolire quello che non va. A volte, però, non c'è niente da fare e davvero non saprei come riuscire a parlare bene di questo "The Inner War" dei newyorchesi Screamingangel. L'ho ascoltato più volte e, a conti fatti, l'unico commento positivo che posso fare è che anche la musica di questo CD non è facilmente etichettabile in un genere ben definito. Punto.
Non so molto di questi ragazzi: da quello che posso capire si tratta principalmente di un progetto di tale Jonathan, che canta, suona la chitarra e il piano, accompagnato dal bassista Shawn Tremblay. Questo musicista ci ha inviato un CD autoprodotto di quattro pezzi, accompagnato da una lettera (non posso chiamarla biografia, perché non lo è) e da due piume, una bianca e una viola (!).
Nella lettera leggo frasi come 'il mio più grande traguardo è stato, fino ad ora, la creazione di "The Inner War", una delle cose più difficili ma anche più gratificanti che abbia mai fatto'; oppure 'dopo aver speso anni di studi classici di pianoforte e dopo aver studiato canto ed essere stato influenzato dal rock, ho preso la mia chitarra e mi sono confrontato con le mie più profonde emozioni'; e infine 'ho registrato le tracce da solo, imparando ogni aspetto della produzione, dell'arrangiamento e dell'editing'. Insomma, mi leggo questa lettera sentita e importante, poi metto su il CD e il risultato, ahimè, mi lascia di stucco.
"Life" apre il CD con un riff registrato malissimo, confuso e anche piuttosto banale; lo stile è una sorta di mix tra metal, punk e qualche voce in screaming alternata a strofe in voce pulita. Ecco, arriva la voce e qui quasi getto la spugna: mi dispiace ma Jonathan canta tutto il pezzo fuori tonalità... non so cosa dire, stride tutto dall'inizio alla fine. Ogni tanto spunta qualche noticina di pianoforte in secondo piano, ma in generale la scrittura è di una banalità imbarazzante e io non riesco a fare a meno di pensare: ma gli anni di studi classici? Gli studi di canto? La fatica, le tecniche di registrazione, ecc?
"Beat The Boy" inizia meglio, non tanto per la musica, che non migliora, ma almeno la voce prende qualche nota e lascia un attimo di respiro... per poco, perché dopo il primo minuto si affossa tutto immediatamente. Che poi non è solo questo problema di intonazione, è anche lo stile che è imbarazzante: un piagnisteo continuo, un lamento dalle tinte dark che vorrebbe esprimere la sofferenza interiore di Jonathan ma non funziona. Al contrario, irrita parecchio.
Proverei anche a parlarvi di "Inner Voice" e "Bruises", i restanti due brani, ma mi trovo davvero in difficoltà: in primo luogo perché la scrittura, lo stile e soprattutto la qualità non si spostano di un millimetro e in secondo luogo perché, non avendo nessun aspetto positivo da sottolineare, sono davvero in imbarazzo e mi sembra inutile infierire ulteriormente su un lavoro che, a mio modesto parere, non può che essere insufficiente.
(Danny Boodman - Giugno 2009)

Voto: 5


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