PSYCO
Anno X

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2007
Durata: 41 min
Genere: rock


Gli Psyco nascono a Civitavecchia nel 1997, su iniziativa del batterista Giuseppe Caleo, intorno al quale nel corso di questi dieci anni di attività si sono susseguiti e avvicendati vari musicisti sino ad arrivare all' attuale formazione a tre, con Giulio Grandi al basso e voce, e Riccardo Prinzio alle chitarre; diversi i lavori all'attivo per questa band laziale, l'ultimo dei quali "Anno X", che mi trovo adesso a recensire.
Musicalmente ci troviamo di fronte ad un rock italiano fortemente ispirato dalle sonorità americane anni '80; nel corso di tutto il lavoro sono facilmente riscontrabili richiami a mostri sacri del genere, come i Rush del periodo "Permanent Wave" o gran parte dell'hard rock del periodo suddetto.
Devo dire che tutti i pezzi scorrono piacevolmente, anche se purtroppo, non lasciano tracce tangibili dietro a sé; buone idee e riff azzeccati non mancano, così come buoni ritmi e tiro; le tematiche toccate nei testi non sono mai banali, anzi, vengono toccati argomenti di triste e feroce attualità, come in "Bambina Perduta", ad esempio, dove in maniera semplice, ma mai banale, si pone risalto all'abuso sui minori e su tutto ciò che, purtroppo, ne comporta.
Buona l'atmosfera generale prodotta in "Blackout", quinto brano del lotto, lunga ballad basata essenzialmente su un ottimo giro di chitarra acustica , così come sono notevoli il ritmo ed il tiro di "Il Giardino di Zoe", dal buonissimo solo centrale di Riccardo.
Le idee sembrano non mancare ai nostri, che seppur lontani dal voler osare qualcosa in più e dal voler personalizzare in maniera maggiore la struttura dei brani, provano ed in definitiva riescono a dar vita ad una decina di brani senza arte ne parte, dove piccole pecche dal punto di vista tecnico non compromettono del tutto il risultato finale. Nota dolente, purtroppo, ma su cui è impossibile non porre attenzione e diviene difficile soprassedere, sono le vocals e le linee melodiche in genere, di Giulio; troppo spesso sopra le righe, non del tutto centrato sul pezzo o sulla melodia portante, con qualche caduta di tono veramente deficitaria, che ne mette in risalto l'approssimazione e la ridotta tecnica vocale. Dispiace, ma non è possibile porsi sul mercato musicale, anche underground, senza prima essere coscienti delle proprie mancanze tecnico-strumentali, pensando e sperando, comunque, di poter fare la propria figura; come ho detto in precedenza, le idee non mancano ai nostri, le basi di riferimento sembrano esserci, così come non manca l'ispirazione in genere, ma non bastano e non possono bastare per poter tentare un qualsiasi salto di qualità od una qualsivoglia affermazione. Peccato, ma il lavoro da fare è veramente ancora tanto. Rimandati.
(Pasa - Aprile 2008)

Voto: 5


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