PSI-KOTICA
The Comet
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2009
Durata: 55 min
Genere: Gothic metal sperimentale con influenze post-thrash
Progetto a dir poco particolare questo a nome Psi-Kotica, nato nel 2008
dalle ceneri di tali Circus Not Normal e autore di questo demo, "The
Comet", che, lo confesso, ho faticato parecchio ad inquadrare. Il
Portogallo e, in generale, tutta la penisola iberica, è generalmente
terra arida e per nulla fertile per l'attecchimento e la proliferazione
del seme metallico (no, caro Ranstrom Gail: ci sono un sacco di realtà interessanti in quella penisola, eheh - nd Hellvis):
questo demo sicuramente non cambierà più di tanto il corso degli
eventi, ma rappresenta indubbiamente un interessante motivo di
discussione. L'arduo compito di aprire le danze spetta a "Moon
Vacancy", sulla quale aleggia in modo soltanto suggerito lo spettro dei
Cynic: gli Psi-Kotica infatti, pur non ricalcandone le velleità
progressive e jazzate, ne riprendono le atmosfere sintetiche e
futuristiche personalizzandole con richiami a sonorità più gotiche e
momenti che ricordano certo thrash modernista, a là Soilwork/Dark
Tranquillity; i vocalizzi filtrati ed effettati, poi, fanno il resto.
Sebbene la registrazione sia da rivedere, non si può negare che questi
portoghesi ci mettano del loro, confezionando pezzi dalle strutture
semplici abbelliti però da riff di chitarra molto orecchiabili ma non
per questo banali.
In "Growing Seed" vengono inserite anche partiture sinfoniche, che
accompagnano il prezioso lavoro delle chitarre in un crescendo
strumentale al quale le vocals assistono intervenendo solo
sporadicamente.
Da segnalare assolutamente "The Way Of The Serpent", traccia che sembra
un'evoluzione delle prime due, dove si respira quasi l'aria delle prime
produzioni dei Cradle Of Filth, quindi black sinfonico e melodico dalle
atmosfere quasi vampiresche, molto intenso e oscuro, con un superlativo
lavoro delle tastiere che dona un tocco ancora più arcano all'insieme,
in un pezzo dove la modernità del gothic degli Psy-Kotica e l'arcaicità
del black coesistono perfettamente, nonostante l'unione dei due fattori
inizialmente altro non sembri che un azzardo e nulla più. La canzone,
accompagnata tra l'altro dalle liriche di Fernando Pessoa, si può
considerare comunque una mosca bianca all'interno del disco.
"The Comet", a parte episodi sporadici come le cover dei Kreator
("Renewal") e dei Bathory ("Foreverdark Woods", da "Nordland I")
procede grosso modo su coordinate simili a quelle già svelate nella
traccia d'apertura; la riproposizione del brano del combo di Mille
Petrozza, nonostante la registrazione, di cui ho già parlato, balza
subito all'orecchio per il piglio thrasheggiante che, ovviamente,
differisce e non di poco dal mood che segue il resto del disco; per
quanto riguarda la cover dei Bathory, invece, a sentirla viene il serio
dubbio se Quorthon avesse un omonimo nell'ambiente techno-pop, visto
che l'originale epicità del pezzo viene qui orribilmente snaturata a
colpi di synth che pare di ascoltare i Tears For Fears: niente contro
quest'ultimi, per carità, ma i Bathory erano, come dire, un tantino
"diversi".
Pollice verso anche per la terrificante "Playing with Fire" dove
vengono mescolati pattern latini eseguiti con la drum-machine, basi
ritmiche da discomusic di infima lega e un rifferama scontato e
minimale, più l'aggiunta di effettacci che manco la giostra degli
autoscontri alle sagre paesane: il risultato (pessimo) è una poltiglia
talmente malriuscita da far credere che la band stia tentando di
stupire a tutti i costi, cercando di dimostrarsi il più sperimentale
possibile ma calcando la mano anche oltre il dovuto.
Il peggio, però, non finisce qui, basta ascoltare "Educaçao Letal", decantata come una "Punky Style song with Portoguese Lyrics":
peccato che per fare una bella canzone punk non basta la batteria in
"tu-pa, tu-pa" perenne e quattro riff in croce che un dodicenne alle
prime armi ne scrive di migliori... Fortuna che a risollevare
parzialmente le sorti del disco ci pensano le conclusive "Warchild" e
"My Life For A Bottle" (bel titolo), dove gli Psi-Kotyca ritornano su
binari a loro più congeniali riuscendo ad esprimersi al meglio.
Un disco quindi molto altalenante, dove la bellezza quasi toccante
di certi pezzi e la bruttezza irrimediabile di altri creano un
fastidioso equilibrio, un equilibrio che il gruppo potrebbe rompere a
suo favore solo perseverando su territori simili a quelli esplorati con
successo nella prima parte del disco e, soprattutto, sperimentando con
maggior oculatezza, o perlomeno con maggior gusto, anche se non è
facile come sembra. Nota di chiusura dedicata all'artwork, progettato
male e realizzato peggio, talmente osceno da rappresentare un "brutto
artistico": ma questa, miei cari lettori, è tutta un'altra storia.
(Ranstrom Gail - Settembre 2009)
Voto: 6.5
Contatti:
Mail: psi-kotica@sapo.pt
Sito internet: http://www.myspace.com/psikoticaband