PE' SKEWER GROUP
Pràxis & Dialetikha

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2005
Durata: 20 min
Genere: punk / metal / hardcore


Personalmente non sono uno di quelli che pretendono sempre e comunque la perfezione esecutiva. Certo, ci sono generi per cui sarebbe meglio avere una buona conoscenza del proprio strumento, ma, tutto sommato, se alla base c'è un'idea forte, o la capacità di comunicare una forte emozioni con mezzi espressivi piuttosto poveri, allora mi va bene. In fondo sono numerosissimi i lavori che hanno scritto pagine e pagine della storia del metal (o del rock in generale), in cui la precisione strumentale era un fattore secondario: è un discorso che può valere per alcuni seminali lavori del black metal scandinavo, per la totalità dei dischi dei Venom, per non parlare del punk dei Sex Pistols, fino ad arrivare ai Nirvana, che rispetto alla maggior parte dei gruppi grunge coevi erano abbastanza degli zappatori. Nonostante questo, nessuno potrebbe negare l'importanza e l'influenza avuta da questi capisaldi della musica.
Bene, perchè ho voluto fare questa lunga premessa? È molto semplice: i Pé Skewer Group non verranno di certo ricordati per le loro abilità strumentali e, purtroppo, nemmeno le loro idee sembrano capaci di fare la differenza.
I Pé Skewer Group nascono nel 1999 e si pongono come obbiettivo quello di suonare una sorta di ibrido tra punk e metal: la breve presentazioni inviatami cita come influenze i Motörhead (si sentono tantissimo), gli Anthrax (colti, evidentemente, in un momento in cui hanno dimenticato come si suona), The Who e U.F.O. (a me non sembra...), fino ad arrivare a gruppi come Dead Kennedys e Black Flag (questi sì).
Non so dirvi con esattezza chi suona nel demo, perché non ci sono note a riguardo: sembrerebbe che il buon Pé Skewer si sia occupato di tutti gli strumenti, tranne la chitarra. Da quello che si sente, comunque, la performance è abbastanza zoppicante, la musica cerca sempre di restare all'interno di quelle strutture base per principianti e le poche volte che vengono sperimentate soluzioni un po' più varie, il risultato non è all'altezza. Fin qui, comunque, la cosa è anche sopportabile, soprattutto grazie alla presenza di Rene Veiga, il chitarrista solista del gruppo, che salva il tutto con i suoi interventi, magari non eccezionali, ma almeno suonati degnamente. Il crollo definitivo e irrecuperabile, invece, è causato dalla voce: non c'è niente da fare, Pé Skewer è stonato. Ora, non so come la vedete voi, ma io una voce totalmente stonata non riesco a sentirla, veramente, mi dà fastidio. Su tutto il resto riesco a soprassedere, sulla voce no.
È piuttosto difficile cercare di descrivere la differenza tra le singole canzoni, dato che si somigliano quasi tutte. La struttura è sempre la stessa: sezione ritmica tipicamente punk, con la batteria abbastanza monotona, con giusto qualche rullata per riempire i vuoti, e il basso semi-inesistente; la chitarra ritmica alterna momenti più punk ad altri tipicamente metal; la chitarra solista, invece, è quasi totalmente dedita al verbo del metallo tradizionale, con delle scorribande ai limiti dello shredding che mal si sposano con lo stile del gruppo. Per quanto riguarda la voce, invece, sembra di sentire Cronos dei Venom in un momento in cui è senza voce, scazzato e con una caterva di stonature in più. Vi lascio immaginare.
Le idee sono poche e sanno parecchio di 'già sentito'; la cosa sarebbe anche accettabile se, perlomeno, la band controbilanciasse il tutto con delle bella scariche di adrenalina, ma anche in questo caso le lacune sono grandi e le canzoni sembrano tutte piuttosto fiacche. Gli unici due episodi vagamente interessanti sono la prima traccia, "Turn Into A Thief", dove almeno vengono limitati i danni esecutivi, e "Reflexão (De Hegel Para Marx)" un po' più ritmata e meno banale delle altre.
L'ultima considerazione, infine, va fatta per i testi: personalmente non li ho sotto mano, dato che non erano inseriti nel demo, ma, stando alle parole di Pé Skewer, questi sono una componente essenziale del gruppo e si rifanno ai grandi della filosofia e della letteratura, da Marx a Hegel, passando per Nietzsche, Kafka, Derrida e Ruben Dario.
In definitiva, quindi, non vedo grandi motivi per avvicinarsi alla musica di Pé Skewer, i difetti ci sono e alcuni sono davvero troppo grandi per essere ignorati. Vedremo se le cose cambieranno col tempo...
(Danny Boodman - Ottobre 2007)

Voto: 5.5


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