OF EASY CREATION
Khaos

Etichetta: UK Division Records / Alkemist Fanatix
Anno: 2010
Durata: 18 min
Genere: rock / alternative


Con "Khaos" degli Of Easy Creation ci troviamo di fronte ad un sincero ed onesto lavoro rock, che niente ha da invidiare alle numerose new sensation i cui video, osceni, vengono passati continuamente sulle varie emittenti musicali. La titletrack apre il lavoro; chitarre robuste quanto basta, riff avvolgenti, circolari ed orecchiabili, ritmiche incalzanti e corpose, linee vocali particolarmente fluide e melodiche, atte, soprattutto sui chorus, a rimanere ben piantate in mente.
Da rivedere, se proprio si vuol trovare il pelo nell'uovo, le parti vocali più pacate e meno urlate, dove la voce sembra un pò calare e generalmente indecisa. Quisquilie.
Secondo brano in scaletta "L.S.G."; i suoni si fanno leggermente più corposi e le chitarre più fluide, per sonorità rockeggianti dal lieve flavour americano. Di nuovo le melodie musicali si fanno avvolgenti ed incalzanti, alternando partiture più veloci e potenti con passaggi leggermente più sentiti ed introspettivi. Di ottima fattura il solo a metà canzone, accattivante, ben suonato e melodicamente azzeccato. Ancora una volta se un appunto si può e deve fare è per quanto riguarda l'uso della voce, che risulta sempre poco convinta, soprattutto lungo le linee melodiche più sentite e meno potenti, ma anche, stavolta, lungo talun i passaggi più veloci e potenti.
"Il Crollo" non fa altro che riproporre tutto quello sinora descritto, non aggiungendo o togliendo niente da quella che è la proposta musicale dei nostri; la struttura del pezzo è stavolta più spezzata e varie sono le atmosfere descritte, passando in modo deciso e brusco da partiture più cadenzate e potenti a passaggi più veloci e graffianti. Forse il brano, questo, che meno convince, sia dal punto di vista prettamente strumentale che dal lato vocale, portandosi dietro numerose deficenze sin dall'inizio. Le parti vocali mancano di un buon appoggio e risultano sempre in calare, tanto da inficiare alla fine il tutto, rendendolo troppo spesso melenso e poco vigoroso; anche musicalmente non vi sono particolari e personali passaggi o riff capaci di esaltare e riproporre in una nuova veste gli stilemi utilizzati. Peccato.
L'ultimo brano in scaletta è "Uomo Rupestre"; dopo una introduzione alquanto risentita il brano si dipana lungo classiche strutture rock, dal sapore fluido e scorrevole; riff avvolgenti e ritmiche incalzanti caratterizzano il brano, contraddistinto da numerosi sali e scendi melodici ed emotivi che rendono il tutto ficcante e apprezzabile. Brano finalmente e pienamente convinto; capace in extremis di rialzare un poco le comunque buone risultanze finali.
Da ricordare che i nostri cantano in italiano, che i testi pur dimostrandosi ancora un poco acerbi riescono a trattare argomenti non troppo abusati o di facile ispirazione e che, con un poco più di lavoro da parte del vocalist ed un maggior amalgama sonoro le già presenti potenzialità dei nostri non potranno far altro che innalzarsi e migliorare e non sò, forse un giorno potremmo vedere anche un loro video in rotazione sui vari canali mainstream.
(Pasa - Dicembre 2010)

Voto: 6.5


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