INVAIN
Invain

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 20 min
Genere: grunge/metal


Ricordo ancora con immenso piacere quegli anni: era il 1991/92 quando, ancora a scuola, un amico di vecchia data mi registrò su "cassetta" il disco d'esordio di un gruppo allora sconosciuto, "Alive" dei Pearl Jam. Ancora il movimento grunge non era ufficialmente nato e gruppi come Mudhoney, Soundgarden o i Nirvana, pur essendo conosciuti ed avendo già diversi album all'attivo non avevano raggiunto l'immensa notorietà, che di lì ha poco li avrebbe travolti. Il primo album dei Pearl Jam ha segnato un epoca, ed insieme a "Nevermind" dei Nirvana ha contraddistinto un intero genere musicale, che ha segnato indelebilmente quegli anni, fungendo da vero e proprio spartiacque tra le classiche sonorità heavy metal, hard rock di fine anni '80 e il crossover, la sperimentazione ed il miscuglio di suoni che ne seguirono. Come tutti sappiamo il grunge ha avuto vita breve e solo i gruppi più validi sono riusciti a "sopravvivere" nel tempo, continuando a suonare e proporre quelle sonorità rock, sporche, sanguigne ed indelebilmente pregne di immensa malinconia. "Alive" è uno di quei dischi che riesce a reggere con facilità il passare degli anni, risultando sempre, ad ogni ascolto attuale e vivo, ed è bellissimo come ancora oggi riesca a influenzare i giovani gruppi e le nuove leve, come gli Invain, appunto.
Fai partire questo loro promo ed è come tornare indietro di quindici anni, a quelle sonorità, a quel modo di essere e di vivere la musica. "River", il primo brano, ricorda chiaramente, quasi in maniera spregiudicata, quell'album; atmosfere plumbee, spezzate improvvisamente da brevi accenni distorti, suoni fluidi e malinconici, con il timbro vocale del cantante veramente simile a quello di Vedder; leggermente grezzo, graffiante e immensamente ricco di personalità. Certo le componenti metal fuoriescono in maniera più prepotente, prendendo il sopravvento in più occasioni, sia a livello di suoni che d'impatto generale, ma quello spirito, quella carica sanguigna che contraddistingueva in maniera certa ed indelebile il primo e vero grunge è pienamente riscontrabile e riudibile nei solchi di questo primo e bellissimo pezzo: grandissimi.
Il basso leggermente distorto apre "After The Break", che poi parte subito veloce e potente; momenti più pacati ed intimisti si alternano a brevi cavalcate dal gusto e dalle reminescenze stoner. In questo caso la voce perde un poco sulle strofe, dove spesso risulta meno convincente e più indecisa, per poi ritrovare tutta la sua carica sui lunghi ritornelli, decisamente aperti e pomposi. Particolare, acido e tagliente il solo prima del finale, dal gusto decisamente seventies. Altra buona prova.
"Plastic Peter's Wheel Cover", ricorda moltissimo nella forma e nei contenuti i grandi Nirvana ed il loro grunge-rock, grezzo, ruvido, figlio di nette reminescenze punk. In taluni momenti, spiace dirlo, si rasenta quasi il plagio, soprattutto per quel che riguarda le melodie vocali, molto slegate, spezzate ed arrabbiate. Il tutto, comunque, sempre condito e arricchito da una forte impronta heavy.
Echi di Alice In Chains, avvolgono "Suicide", che si dipana su melodie sempre molto pacate ed intimiste basandosi essenzialmente sui lunghi cantati fiume ed i ritornelli, dove finalmente il brano prende vita e slancio aprendosi notevolmente. Le chitarre risultano sempre ben presenti, distorte, corpose e ben definite. Lo stacco centrale in crescendo dona al brano una nuova linfa ed una diversa apertura melodica, decisamente più aperta ed orecchiabile; brano questo che, in definitiva, non riesce a colpire sino in fondo, non avendo una precisa e netta identità, ma rimanendo come in sospeso.
Chitarre distorte e basso martellante caratterizzano l'ultimo brano in scaletta, "You Turn". La velocità di base tende ad aumentare, così come la pesantezza di fondo; partiture ipnotiche, ripetitive, martellanti, unite a ritornelli potenti, incisivi ed decisamente aperti rendono il pezzo in questione il più diverso del lotto; dove la componente metal si fa più presente ed incisiva, soprattutto a livello di suoni, rimanendo comunque ben ancorata e legata al grunge più genuino, primi anni novanta per intenderci. Bravi.
Gran bel gruppo questi Invain da Padova, non c'è che dire; determinato, ricco di personalità e con le idee ben chiare; capace di rendere di nuovo attuali ed ascoltabili le sonorità tipiche del grunge, che per un breve periodo hanno monopolizzato il mondo musicale, ma che poi, inevitabilmente sono ripiombate nell'oblio. Influenze che seppur marcate e riconoscibili, non impediscono ai nostri di apporre decisamente del proprio lungo tutte e cinque le tracce del promo in questione, rendendo il tutto ascoltabile, orecchiabile e degno di nota. Avanti così.
(Pasa - Febbraio 2008)

Voto: 7


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