HAVEN
Entropy
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 23 min
Genere: gothic metal
Decisamente la parentesi artistica rappresentata dai Lether, progetto
parallelo di Salvo Taranto e Giulio De Gaetano, ha fatto bene anche
alla band principale. Il nuovo demo degli Haven, infatti, mostra lo
stesso miglioramento a livello di songwriting che avevo avuto modo di
sottolineare recensendo l'ultimo progetto del duo.
Prima di addentrarci nello specifico, facciamo giusto un piccolo
riassunto della storia degli Haven. Nato nel 2001 a Milazzo, questo
progetto musicale si fonda sulla collaborazione tra Giulio (voce,
chitarra, basso, batteria elettronica e sample) e Salvo (tastiere), a
cui poi si aggiunge Carmen Cambria ad affiancare il primo nel ruolo di
cantante. Con "Entropy" gli Haven raggiungono il loro quarto demo
(senza contare il progetto Lether), che segue "The Abyss Of Memories",
"Existenz" e "Cross In The Sand", quest'ultimo già recensito sulle
pagine di Shapeless.
Iniziando a parlare del nuovo lavoro, quindi, possiamo dire che
"Entropy" si pone come un possibile punto di incontro tra quanto fatto
in "Cross In The Sand" e le atmosfere più rarefatte de "Il Giardino
Delle Nuvole", il demo prodotto a nome Lether. Le nuove composizioni,
infatti, sembrano avvicinarsi maggiormente ad una nuova dimensione che,
da un parte, mantiene il sound tipico degli Haven e dall'altra si
evolve, perdendo una parte di quelle caratteristiche cerebrali e
intricate, in favore di un approccio più leggero e melodico, con brani
più corti, giocati più sull'arrangiamento sinfonico e arpeggiato,
piuttosto che sul riffing di stampo metal. Detto questo è sempre
difficile inquadrare la proposta degli Haven (e questo è un bene), dato
che i due compositori riescono a dare sempre un'impronta particolare a
tutte le composizioni, che fluttuano in maniera nebulosa tra tinte
sinfoniche, riff metal, atmosfere gothic, inserti rock e momenti
acustici.
"The Balance Of The Air" è il brano di apertura ed è anche quello che
più si avvicina al vecchio stile della band: le chitarre sostengono il
pezzo con un buon riffing thrashy, mentre alla voce di alternano le
linee leggere di Carmen e la voce più bassa di Giulio. Il pezzo è
decisamente ben costruito e potenzialmente potrebbe essere un gioiello,
tuttavia gli Haven non sembrano ancora essersi liberati di quei limiti
che avevano penalizzato anche "Cross In The Sand". La band infatti
soffre ancora di una line-up limitata, che li obbliga all'utilizzo di
una drum-machine (strumento che odio, se non in pochissimi casi); oltre
a questo, poi, restano pesanti i limiti vocali di Giulio, che pur
impegnandosi a livello interpretativo, continua a risultare
approssimativo sul versante della pura esecuzione. Devo dire, però, che
anche in questo ambito qualche miglioramento c'è stato, dato che il
cantante, perlomeno, ha evitato linee vocali troppo astruse e
difficili, rendendo meno cacofonico il risultato rispetto al precedente
demo.
Ciò che davvero penalizza tutto il lavoro, comunque, è la
produzione, ancora troppo amatoriale, che rovina tutti gli strumenti e
in particolar modo le chitarre elettriche, trasformandole in un ronzio
soffocato. Mi spiace, ma fino a che questo aspetto non migliorerà sarà
difficile riuscire ad emergere, dato che, ormai, è possibile
raggiungere risultati molto più professionali anche a livello di
autoproduzione.
Passando al secondo brano, "Mercury", si nota uno spostamento verso
sonorità più eteree, in cui a farla da padrone sono le tastiere di
Salvo e la voce femminile. Il brano è anche in questo caso più che
buono e viene impreziosito da un bel testo evocativo. Le liriche,
infatti, particolarmente curate nel caso degli Haven, diventano una
parte importante della canzone, spesso addirittura centrale.
Si continua con "Rain Of Light", finora il brano migliore tra
quelli ascoltati, che spinge ancora di più l'attenzione sulla
componente atmosferica, partendo con un inizio acustico davvero ben
costruito, che poi si evolve in un brano ricco di sfumature elettriche
e di ottimi arrangiamenti di tastiera.
Passata la title-track, un brano che onestamente non mi ha convinto
molto e che a livello musicale non aggiunge granché a quanto detto
finora, arriviamo a "All That Remains", che chiude il lavoro. Il pezzo
è una composizione strumentale di poco più di tre minuti, che però
rappresenta l'altro vertice del demo: con perizia i due musicisti
costruiscono una grandeur malinconica ma capace di elevare lo spirito
con suoni aperti e solenni. Davvero degna di nota.
Per concludere, quindi, un altro buon voto al lavoro degli Haven,
che potrebbe essere ancora migliore se solo il duo riuscisse a superare
i limiti esecutivi e a curare maggiormente la produzione. A questo
punto mi sembra che la band sia pronta a fare il salto di qualità:
avanti così, prendetevi il tempo necessario, raccogliete le forze e
lanciatevi su un prodotto professionale. In bocca al lupo!
(Danny Boodman - Gennaio 2006)
Voto: 7.5
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