ELVENPATH
Spyrol

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2007
Durata: - -
Genere: melodic power metal


Elvenpath... Elvenpath... Elvenpath...
Perché questo nome non mi è nuovo. In che occasione l'ho sentito? Un piccolo sforzo mentale... Ma sì, certo! Facevano da spalla agli Skyclad, pionieri del folk metal, nell'aprile del 2006. E' passato più di un anno dall'ambizioso tour e adesso, la band di Francoforte sul Meno, ci propone la seconda demo della propria carriera: "Spyrol".
Gli Elvenpath fanno melodic power, quel tipo di power fiero e battagliero che o lo sia ama alla follia o è meglio lasciarlo perdere. La band, se non fosse per la voce di Tim Zahn, dimostra di saperlo suonare come si deve, ma probabilmente il cantante si troverebbe più a suo agio con sonorità meno alte di quelle adottate dal resto dei musicisti. Cantare power in modo impeccabile è pregio di pochi, e intestardirsi nel volerlo cantare anche se le doti scarseggiano il difetto di molti. Così, per colpa delle doti vocali non particolarmente eccezionali, tutto il lavoro perde conseguentemente parte del proprio fascino, risultando a tratti troppo amatoriale. Detto ciò proviamo a descrivere la musica incisa su "Spyrol".
La prima canzone in cui mi imbatto è "Burning Skies". Doppia cassa. Riff molto precisi. Basso ultra ritmico. Strofe altisonanti. Una ricerca di prestigiosità artificiale che accomuna l'80% di tutta la produzione power mondiale. Il ritornello del brano mi fa sorridere per la poca incisività e mollezza. E' entusiasmante come il giro tondo dei puffi attorno a un fungo. Quante canzoni uguale a questa sono state scritte? Centinaia, se non migliaia! Fatemi un favore: buttate via lo stampino.
"Priests of War" è sicuramente meglio di ciò che abbiamo appena sentito. Il ritornello, più incisivo, è supportato dal buon lavoro delle chitarre che fraseggiano con maggiore sentimento. Purtroppo la voce di Zahn non accenna a migliorare e sembra destinata a rimanere cementificata nelle tonalità finora espresse.
La terza e ultima traccia della demo dura più di dieci minuti e nulla aggiunge a un lavoro decisamente banale che fortunatamente è quasi giunto al termine. I tentativi di evocare atmosfere tipiche di gruppi come Helloween o Blind Guardian lasciano il tempo che trovano e non farebbero gola nemmeno al consumatore di power più accanito sulla faccia della terra. E' la solita minestra riscaldata, il discorso di un balbuziente che ripete e ripete all'infinito la stessa parola.
Anche se agli Elvenpath non giova cimentarsi con uno dei generi secondo me più bastardi e pericolosi di tutto il panorama heavy, come il power melodico di matrice tedesca, per via della sua inevitabile freddezza e artificiosità, bisogna comunque dire che la band si è sforzata troppo poco per spezzare le catene di un genere i cui schemi sono più rigidi di un inverno polare.
(Motley Skull - Febbraio 2008)

Voto: 5


Contatti:
Mail: metal@elvenpath.com
Sito internet: http://www.elvenpath.com/