EGOMASS
Estreme Conseguenze
Etichetta: autoprodotto / R.A.P. Distro
Anno: 2008
Durata: 42 min
Genere: techno-death/thrash
Di certo è stato un sogno, quello di qualsiasi maniaco di death metal
tecnico poter ascoltare il nuovo album dei Pestilence seppur in parte
tradito, ad anche le re-union di Atheist e Cynic sanno di qualcosa di
esaltante per un fan accanito come me di tech metal, e voi direte che
c'entra con gli Egomass, gruppo al debutto e proveniente da una scuola
non certo avanti in questo genere di nicchia?
Beh, gli Egomass suonano lo stesso genere, certo meno schizzato e
schizoide, con una rabbia a 360 gradi profusa su tutto il disco
piuttosto che incanalata e scaricata magistralmente in certi frangenti,
ma il dischetto dal titolo "Estreme Conseguenze" è la dimostrazione che
anche noi italiani nel nostro piccolo possiamo dire la nostra
nell'underground e specialmente in questo genere carico di tecnica.
Spero che l'attenzione che riceveranno e ricevono queste 'enormità'
di grupponi non sia minore anche per queste giovani realtà che se
supportate al giusto modo non potranno che dare linfa vitale e nuove
fonti di gioia al pubblico odierno che ha riscoperto il sound e i suoi
classici, e che venera gruppi scomparsi sotto la polvere di anni di
indifferenza, ecco quindi, le etichette dovranno prima o poi
accaparrarsi e stimolare questa piccola scena che potrebbe esplodere
come è gia successo per il thrash e come accade a cadenza decennale per
il death e black metal.
Come detto il technical metal è un importante e laborioso crocevia
tra death estremo e progressive, fusion e jazz, oltre ad aver dato
origine al power groove, chi più o chi meno ha tentato in passato
sortite ancora più sperimentali ma senza successo, il vero successo di
questo genere è l'aggressività e la macchinizzazione di certi giri ed
arrangiamenti, bene, gli Egomass con i loro potenti otto brani ne hanno
da vendere, il loro appeal non è propriamente progressivo seppure i
confini siano molto vicini ma c'è un atteggiamento atto al libero sfogo
della rabbia bene interpretato dal vocalist che si dimostra un vero
frontman con una prova sempre all'altezza, voce roca e tiratissima ma
mai growl cupo e monocorde, voce condita invece con una strepitosa
estensione, rabbia che scaturisce anche dai testi, rigorosamente in
Italiano, rifulge in pieno la voglia di sovvertire e riflettere su
aneddoti vitali claustrofobici e alienati.
Tutto quindi in linea con la musica degli Egomass, se infatti gli
altri si concentrano sulla tecnica sopraffina i giovani sardi si
concentrano sulla quadratura dei brani, brani studiati e bene
bilanciati, certo non sono i Cynic odierni che hanno pubblicato un
ultimo album che con il death c'entra ormai poco, ma il disco ha la
volontà di bene impressionare senza forzature, con passione pura ed
estemporanei fraseggi di alto livello con trade mark evidentemente
diretto ad un pubblico vario: thrash, death e core.
Come suona questo disco?
Eccomi al motivo di questa riflessione: nonostante il sound dei
suddetti grupponi sia molto cambiato odiernamente bisogna anche
guardare avanti, ascoltando i nuovi dischi ed aspettando i nuovi
Atheist mi sovviene un dubbio, che sia il caso di lasciare lo scettro
ai giovani, gli Egomass ad esempio con un solo disco riescono a
trasmettere tutto quel feeling e in un certo senso a mettersi al passo,
la solennità dei brani ha dell'inverosimile, Paolo Lubinu, il
chitarrista, gioca con tutto il suo bagaglio tecnico a ritmare ed
elettrificare le partiture lasciando i soli sopraffini a favore della
cura dell'atmosfera con sortite arpeggiate e ricerca della poliritmia e
della dissonanza, il bassista Antonio Mulas fa vibrare il tutto con un
roboante uso del 4 corde che ha dell'inumano, il batterista Flavio
Fancellu svolge il suo compito più che meritevolmente con accenti e
ritmi in controtempo sibilanti e senza tregua, il tutto si amalgama
alla perfezione e denota un sound teso che sembra imbizzarrirsi da un
momento all'altro. Il disco non scontenterà di certo gli estimatori del
genere e chi ascolterà questo disco sarà preso dalla capacità
ammaliante delle note targate Egomass.
La qualità dell'album è molto alta, la registrazione ottima ed
anche cupa, non pulita in modo stellare, accorgimento voluto per dare
un tocco di freddezza e oscurità, si tratta di un disco death metal di
stampo europeo, violento se vogliamo ma con una strizzata d'occhio alla
melodia che sta nel substrato, come la scuola americana insegna,
diretto, grezzo ed estremamente feroce; la voce di Luca Pintore, come
dicevo prima, è sorprendentemente perfetta per il sound del gruppo, ma
gli Egomass non sono i soliti cloni che la gente si aspetta da una band
italiana, c'è linea evolutiva ben precisa, una fusione di generi
estremi senza cadere nel commerciale nemmeno per una frazione di
secondo, il disco è un pugno nello stomaco che lascia segni indelebili.
Non c'è molta contaminazione col jazz ma un tipo di mix insieme
diverso ed alternativo senza esserlo, tutto sommato pare di ascoltare
degli elementi industrial ma di industrial non si tratta, pare thrash
ma non c'è la purezza del sound, si death ma le partiture e le vocals
sono fuorvianti, altrettanto irraggiungibile quindi dare una
definizione concreta, degli americani di certo mantengono il groove ma
in definitiva questo sound sa molto di gruppo italiano al 100 per
cento, prodotto nostrano quindi da esportare senza paura.
Ci si aspetta logicamente una continuazione di questo sound,
considerato anche il successo che riscuote in pubblico e gruppi
giovani, nella speranza che un giorno si possa parlare di vera
innovazione.
Gli Egomass di "Estreme Conseguenze" suonano metal estremo moderno,
punto. Riff pesantissimi, scarni quanto basta, tempi veloci e presenza
di blast beat con alcuni elementi particolari in fasedi arrangiamento.
Ed i pezzi sono apprezzabili dal primo all'ultimo: una " Coscienza 2"
spacca da subito i colli (interessante sarebbe vederli riproporla dal
vivo), con il grugnito urlato di Luca perfettamente funzionale a un
pezzo tanto viscerale; la (positiva) ripetitività cybernetica di "Come
Fare?", con un riff intricato che da quel senso di claustrofobia di cui
parlavo tanto semplice e tanto difficile da non togliersi più dal
cervello, vi spingerà a sbattervi e rimbalzare da una parete all'altra
della vostra stanza; la Voivodiana mordacia della track "Dubbio" - col
riff principale ripreso pari pari dal mood novantiano ma terribilmente
contorto e contorcente, merito del chitarrista che dipinge scenari
spaziali ma di inesorabile pesantezza.
Purtroppo i brani come "Il Solito Gioco" (tremendamente moderna e
non del tutto lontana dallo stile di Meshuggah e co.) e via discorrendo
scorrono inesorabili e troppo in fretta per l'ascoltatore sino a "Dal
Dolore Al Pianto" (pezzo devastante e quasi psicologico, il più lungo
del set), ed è difficile non essere tentati di pigiare nuovamente il
tasto 'PLAY'.
La valutazione finale è più che positiva, album questo che non
starebbe male nella collezione dei veri appassionati di underground
estremo da elitè, aggiungo che la veste grafica e la confezione
professionale del cd danno un tocco di completezza a questa grande
autoproduzione.
(Rotten Von Venom - Maggio 2009)
Voto: 8.5
Contatti:
Mail: paololubinu@tiscali.it
Sito internet: http://www.myspace.com/egomass