DEVIANT CULT
Deviant Cult

Etichetta: autoprodotto / Extreme Agency
Anno: 2006
Durata: 41 min
Genere: death metal melodico


Deviant Cult è il nome di un giovane gruppo sardo, formatosi nel 2005, e composto da Fabio Melis (voce), Antonio Cherchi (chitarra), Giovanni Delfonso (chitarra, piano), Andrew Reds (basso) e Claudio Deiana (batteria). Fabio ed Antonio erano già attivi negli Heavensent, con i quali avevano pubblicato un demo già nel 2003, intitolato "Final Act".
I Deviant Cult hanno esordito nel dicembre del 2006 con il demo "Deviant Cult", accolto con ottimi responsi dalla stampa specializzata. In seguito, il gruppo si è dedicato ad un'intensa attività live.
La notizia più recente a mia disposizione è questa: dal gennaio 2008 il gruppo è impegnato nella realizzazione del suo secondo lavoro. In più, al posto di Fabio Melis, è arrivato il cantante Daniele Morelli.
Questo cappello introduttivo ha avuto lo scopo di presentarvi i Deviant Cult. Concentriamoci ora su "Deviant Cult", l'oggetto di questa recensione. In pratica, si tratta del primo demo della band, riproposto dalla Extreme Agency, che ha da poco accolto i sardi nella sua grande famiglia.
La veste grafica è di tutto rispetto. La copertina propone una figura sfocata, ed utilizza colori molto scuri. Le otto facciate del libretto contengono tutti i testi e le varie informazioni. Non si tratta del non plus ultra, ma ho visto album ufficiali con delle grafiche cento volte più scarse. Tra le note informative presenti nel libretto, è riportato che il demo è stato registrato nel luglio del 2006 aagli studi BitchWitch, sotto la supervisione di M. Serra.
Dunque, "Deviant Cult" contiene nove tracce per un totale di 41 minuti di musica. Una buona durata, ma che scorre via liscia come l'olio. L'ascolto del CD è infatti piacevole, e non stanca nè al primo ascolto, nè dopo quelli successivi. I Deviant Cult sono in possesso, infatti, di un buon talento compositivo, che riesce a dar vita a canzoni avvincenti e dirette. Troppo spesso, infatti, si perde di vista il concetto di fruibilità di una composizione, e si tende a mettere troppa carne al fuoco. Perdendo così di vista l'impatto e l'efficacia. Una traccia eccessivamente lunga, ad esempio, corre sempre il rischio di perdere la presa sull'ascoltatore guadagnata con l'assalto iniziale. I Deviant Cult sembrano abbastanza immuni da certi fallimenti. Le loro composizioni vanno sempre al sodo, senza perdersi in fronzoli inutili. Il loro atteggiamento è genuino e spontaneo: credono nel potenziale aggressivo dela loro musica, e lo mettono bene in mostra. Questo non significa che la loro proposta musicale sia facile, alcuni passaggi sono infatti discretamente complessi. Però evitano di esibire la tecnica, o comunque tentano di non complicarsi la vita. Il death metal, seppur melodico, deve far male. Proprio per questo i Deviant Cult lasciano da parte tante finezze, per dedicarsi ad un massacro musicale preciso e severo.
Dal punto di vista stilistico, come ho scritto in precedenza, i sardi ci propongono un death metal melodico, che deve molto all'esempio svedese. In più arricchiscono il tutto con qualche spunto thrash e, più raramente, qualche lieve inflessione black. In generale, però, i Deviant Cult fanno parte di quella foltissima schiera di giovani gruppi che hanno immolato il proprio talento sull'altare del death metal melodico. E la metafora è azzeccata, perchè molto volte il talento è condizionato e non espresso al massimo, proprio per l'adesione a determinati canoni musicali. Per fortuna il quintetto sembra guardare un po' più indietro nel tempo, e non agli ultimi sviluppi del genere, sempre più uniformi e privi di creatività. E in più tenta, talvolta, di giocare carte un po' diverse. Ad esempio passaggi più lenti e meditati (vedi la sezione finale di "I Am Nothing"), o l'utilizzo di lunghe sezioni tradizionalmente death metal, o ancora gli sporadici vocalizzi puliti. Dunque, i Deviant Cult cercano in qualche modo di variare costantemente la loro proposta musicale, pur mantenendo una sonorità cupa e solida, che li distingue dalla massa. Ora non so se queste sonorità siano volute, e se con maggiori mezzi a disposizione avrebbero optato per una scintillante produzione "alla svedese". Spero che non sia così, ma che i Deviant Cult siano dei musicisti intelligenti, consci dell'importanza di un suono personale ed inconfondibile.
Attraverso tante canzoni di buona fattura, tipo "Broken" e "Revenge", o la conclusiva "I Am Nothing", il quintetto riesce nello scopo di intrattenere il pubblico, e di mantenerne viva l'attenzione. Anche "Burning The Flag" non è malvagia, sebbene sia molto inflazionata dai tanti clichè del death metal melodico.
Sono lieto che la Extreme Agency ci abbia inviato questo lavoro, perchè ha dato la possibilità alla nostra webzine di riproporre i Deviant Cult al pubblico. Ora, auguro alla band di trovare presto un'etichetta che creda in loro e li sostenga. Mi chiedo soltanto come sarà il nuovo disco della band... Avranno personalizzato ancora di più la propria proposta musicale, o avranno accentuato ulteriormente i loro debiti nei confronti della scena svedese? Non posso saperlo, ma spero vivamente la prima ipotesi sia quella esatta.
(Hellvis - Marzo 2009)

Voto: 7


Contatti:
Mail Deviant Cult: deviantcult@hotmail.it
Sito Deviant Cult: http://www.myspace.com/deviantcult

Sito Extreme Agency: http://www.extremeagency.org/