ALCHEM
Demo 2005

Etichetta: autoprodotto / MKM Promotion Agency
Anno: 2005
Durata: 15 min
Genere: progressive dark rock


Come al solito le biografie cerco di leggerle sempre dopo l'ascolto del CD e come al solito faccio sempre bene. Questi Alchem, che altro non sono che un duo composto da Annalisa, cantante bassista e tastierista, e Pierpaolo, chitarrista e batterista, riescono a ritagliarsi una buona immagine e un sound abbastanza personale, scrostandosi di dosso paragoni inutili come King Crimson, Dream Theater, Porcupine Tree e altri.
Le atmosfere trasmesse nel corso del CD sono dark/gothic, con leggere sfuriate elettrico/metalliche. Il CD dura solo quindici minuti per un totale di quattro tracce. Ad essere onesti, i miei pezzi preferiti sono i due centrali, "Santiago" e "You Will Call My Name". Trovo infatti più idonea l'idea di restare su territori più acustici con buoni inserimenti vocali, visto che la produzione perde molto sui suoni distorti. La voce è malinconica e soave, gli intrecci di chitarra, tastiera e basso mi piacciono molto e, come sempre, per un ottimo ascolto consiglio l'utilizzo delle cuffie.
Il CD inizia con un mezzo passo falso: "Something Bleeds". Vuoi per il repentino cambio pulito/distorto, vuoi per il problema della produzione fiacca sui distorti appunto, non riesce a convincermi molto.
Fortunatamente, come anticipato, la successiva "Santiago", dallo spiccato gusto acustico/tribale, riesce a farmi cambiare idea. C'è poco da commentare, bisogna solo tacere e lasciarsi trasportare dai "gorgheggi" di Annalisa e dall'incedere del pezzo che riesce a crescere senza trasformarsi nella solita power ballad. Medesimo discorso per la più riflessiva "You Will Call My Name", che più che ai vari King Crimson o Porcupine Tree, sposta la somiglianza degli Alchem agli Evanescence (con le dovute misure). Il percorso evolutivo della canzone è molto simile alla precedente ovvero man mano si cresce, senza accentuare mai la pesantezza. Che dire? A me piace e se la produzione fosse appena appena ai livelli di molti altri gruppi più blasonati sarebbe una hit interessante.
Nell'ultimo pezzo, "Little Scorpion", compare inizialmente un violino che viene
successivamente surclassato da un riff di chitarra decisamente distorto. Peccato che la distorsione non riesca a rendere come dovrebbe e quindi si rivolta contro l'esecutore, castrando un po' troppo il pezzo.
A parte il gusto personale, che potrebbe essere più o meno condiviso dagli artisti, trovo interessante questa proposta musicale. Consiglio al duo di rivedere il tutto in una prospettiva ancora più professionale, cercando di registrare nuovi pezzi, magari investendo un po' di più per ottenere un risultato soddisfacente e perché no, competitivo con tante realtà underground più o meno interessanti e/o famose. Scritto ciò non posso che alzare il "pollicione" ed aspettare nuove canzoni.
(Hellcat - Giugno 2006)

Voto: 7


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