PRIVATE LINE + RAZZLE DAZZLE
03 Aprile
La Sfinge Metal Pub
Brescia


Domenica sera, dopo una serie di eventi negativi, arrivo quasi per caso con un paio di amici alla Sfinge, locale bresciano hard'n'heavy dedito ad ospitare gruppi più o meno famosi, italiani e non. La voce in circolazione è che i Private Line, gruppo scandinavo, si sarebbero esibiti nel suddetto locale. La cosa più divertente, però, consiste nel fatto che non c'è nessun manifesto o flyer all'esterno del locale che lo confermi.
Arriviamo titubanti verso le nove e mezza e cerchiamo di sbirciare all'interno per vedere se la notizia fosse in qualche modo confermata da volantini o promozione, almeno all'interno della Sfinge. Ad un certo punto un ragazzo si avvicina e ci chiede "Siete qui per il concerto?", ed io "Sì, chi suona?". Lui, molto gentilmente, mi indica cinque ragazzi seduti su una panchina accanto a me vestiti tra punk, dark e glam ed aggiunge: "Loro, i Private Line, e prima i Razzle Dazzle!". Senza esitare quindi, dopo aver riconosciuto il cantante Sammy e il chitarrista Jack, entriamo nel locale. Le undici, ora dell'inizio, non tardano ad arrivare, poiché prima i Razzle Dazzle ci tengono compagnia con la loro esibizione.
E' la prima volta che vedo e sento i Razzle Dazzle, ma comunque mi era già capitato di leggere pareri più o meno entusiastici sulla band. Detto tra noi, visto l'abbondante merchandising e qualche fan che richiedeva a gran voce pezzi del primo e del secondo EP, credevo di trovarmi di fronte ad una band con un'esperienza maggiore. Come al solito l'abito non fa il monaco e, seppur il look glam funzioni visivamente, così come alcune pose del cantante Mr. Piggy ricordino un po' Axl, a conti fatti non mi hanno entusiasmato più di tanto. Il buon vecchio detto "tanto fumo e poco arrosto" funziona ancora nel 2005! Le canzoni proposte non sono poi cosi male, se si sorvola l'attitudine nu metal che a volte tende ad appiattire i pezzi con continui stop and go e parti sussurrate stile Korn. Comunque, nel complesso, uno spettacolo divertente sia per il look (anche l'occhio vuole la sua parte) sia per l'energia sprigionata sul palco dai ragazzi, tra l'altro molto giovani. Per onor di causa si può ammettere tranquillamente che alcune loro canzoni si fanno ascoltare volentieri. Tra i titoli dei pezzi che mi sono rimasti più impressi: "Clean" (credo...), divertente e compatta, cosi come "Razzle Inc.". Carina anche l'idea di coverizzare "Boys" (di Tracy Chapman? - non ricordo) e ancora più divertente vedere le circa cento anime metalliche intonare il corettino anni ottanta: "Boys Boys Boys". Forse più eclatanti le due stecche sulla conclusiva "Highway To Hell", che però in fondo non hanno reso la prestazione cosi negativa. Mi sento comunque di aggiungere che qualcuno, secondo me, sta sopravvalutando un po' troppo questa band.
Pareri personali a parte, in poco tempo salgono sul palco i Private Line. Loro sì che sembrano, anzi sono, dei veri rocker. Look nero, trucco, unghie smaltate, cresta, tagli di capelli assurdi, vestiti e gadget vari penzolanti e tant'altro: tutta un'altra atmosfera. Loro si definiscono i "Pirati del XXI secolo" e come tali partono all'arrembaggio. Il loro show dura per circa un'ora e un quarto. Suonano quasi tutto il loro CD, fuori su Bad Habits Records non da molto. Avevo avuto modo di acquistare il CD tempo fa e devo dire che in parte mi aveva deluso per i troppi arrangiamenti di tastiera che andavano ad ammorbidire il loro rock. Questa cosa però non accade dal vivo e, a parte un paio di episodi dove le basi pre-registrate di piano e tastiere si fanno sentire. le altre canzoni picchiano di brutto. Energia allo stato puro, quindi. Ottime dal vivo "Little Sister" e "Cheerleaders & Dopedealers". La seconda raggiunge circa i dieci minuti di durata vista la jam centrale, delle presentazioni ed un breve inno scandinavo bonus. Lo show comprende anche simpatici siparietti del cantante Sammy, molto bravo ad intrattenere un pubblico sempre pronto a rispondere a tono, soprattutto sul finale quando parte "Live Wire", cover dei Mötley Crüe e pezzo mai dimenticato dal popolo del metallo, sempre pronto a cantarlo in qualsiasi occasione. Lo spettacolo tocca qui il suo apice e poi si ammorbidisce, complice l'esecuzione di due pezzi (futuri singoli radiofonici?) un po' troppo lenti per soddisfare il pubblico ormai carico e ancora pronto a pogare. I ragazzi scompaiono nel camerino-bagno, fino alle urla di "one more, one more" del pubblico, non ancora saturo di musica rock. Il ritorno sul palco per due bis è più che gradito. Bella l'idea far cantare un pezzo dei Ramones al tatuatissimo e "crestatissimo" bassista, Spit, che poi sfocia in un altro loro pezzo di cui non ricordo il titolo. Il finale è affidato a "Forever And A Day", dove la band perde la chitarra di Jack per un problema tecnico di cavo wah wah o che altro. Sta di fatto che il gruppo suona ugualmente e Jack fa da corista, fino al finale dove tenta di innondare le prime file di birra, stile podio GP: la bottiglia è semivuota e il chitarrista svedese non riesce però a bagnare nessuno salvandosi la vita, poiché, tra i fortunati di un eventuale bagno, il sottoscritto era candidato.
Una domenica sera all'insegna dello scan-rock, suonato magistralmente da un gruppo che ho apprezzato maggiormente nella dimensione live, più cruda di quella patinata e perfettina del CD. Un consiglio: se arrivassero dalle vostre parti andateli a vedere. Il prezzo del biglietto, almeno alla Sfinge, era solo un euro di maggiorazione sulla media chiara che mi sono fatto ascoltando del buon rock.
(Hellcat)