POLLUTION FEST 3
23 Aprile 2006
Fabrik
Strada Mongina 9/13
Moncalieri (TO)


Come diceva quella buonanima del compagno Tonino Guerra, l'ottimismo è il profumo della vita. Per questa ragione, nonostante l'esperienza nel settore, nonostante il mio buon senso mi dicesse di partire il più tardi possibile, mi sono recato a Moncalieri almeno un'oretta prima della supposta ora d'apertura. L'idea era quella di arrivare nella cittadina torinese con tutta tranquillità, di cercarmi un parcheggio vicino ed all'ombra, di guardarmi un po' attorno e di rintanarmi in qualche baruccio in attesa dell'inizio del Pollution Fest. Peggio che andar di notte! I bar, almeno fin dove le mie gambe mi hanno trasportato, erano tutti chiusi e non avevo certo voglia di risalire in auto, al caldo (mai avuto condizionatori in vita mia), alla ricerca dell'anelata birra e delle due chiacchiere sul calcio con un pensionato qualsiasi. Perciò, sono stato per lungo tempo a fare avanti e indietro all'ombra di un altoforno (il Fabrik è stato ricavato all'interno di una vecchia fabbrica), a sedermi ogni tanto su una piglia ed a torturare il cellulare mortalmente silenzioso. Attendevo infatti degli amici che mi avevano detto di aspettarli fuori dal locale, ma che in realtà non si sono poi fatti vivi.
I cancelli si sono aperti attorno alle 19.00 (dalle 16 e qualcosa che ero lì...), salvandomi dalla disidratazione dovuta ad un caldo allucinante e dalla conversazione con un tizio uscito dalla sala biliardi adiacente: la quarantina di minuti nei quali ha parlato solo lui mi hanno colpito in testa più di due litri e mezzo di birra da dieci gradi. Sono entrato barcollando, maledicendo il fatto che l'ombra cadesse proprio in quel posto, e non a cento metri di distanza.
Il Fabrik è un locale non grandissimo, ma i cui spazi sono ben utilizzati (penso che ne scriverò una breve descrizione nella nostra sezione Locali). Giusto il tempo di ingollare una birra, finalmente, e nel giro di qualche minuto mi sono fiondato sotto il palco, per godermi il Pollution. Un festival che, tra l'altro, si prospettava ricco di incognite. La scaletta pubblicizzata, infatti, non faceva più fede. Il cantante degli estoni Manatark (http://www.manatark.com/), ad esempio, mi aveva annunciato una settimana prima che loro non ci sarebbero stati, visto che il loro tour con gli Impaled era terminato. In seguito sono venuto a sapere che anche i torinesi My People's Suicide (http://www.mps.too.it/) e gli svizzeri Dark Rise (http://www.darkrise.ch/) avrebbero dato forfait. La curiosità stava tutta nel sapere chi avrebbe tappato i buchi!
Ad aprire la manifestazione ci hanno pensato i Nefasta Dies (http://www.nefasta-dies.com/). Nome giovane ma piuttosto noto dell'underground black torinese, il gruppo ha dato prova di compattezza con un'esibizione breve, violenta e precisa. Rispetto a tanti concerti, e qui mi complimento con lo staff del Fabrik, i Nefasta Dies sono partiti subito al meglio, senza soffrire eccessivamente dei soliti problemi relativi ai suoni, ecc. L'impressione è che i musicisti riuscissero a sentirsi per bene e, qualche fischio eccessivo a parte, la band si è dimostrata capace e trascinante. Continuo ad essere dell'opinione che non sia facile aprire i concerti, ma loro non hanno tentennato. Decisi a far male, ce l'hanno messa tutta per mettere a ferro e fuoco il Fabrik. Il pubblico, più caloroso (e numeroso) del solito, ha gradito alla grande, tanto che c'è stata un po' di delusione quando i Nefasta Dies (con la formazione abbastanza rinnovata) hanno lasciato il palco.
Qualche minuto dopo è stata la volta dei Daemusinem, un gruppo che vede tra le sue fila membri dei Vinterfrost (http://www.vinterfrost.tk/) e degli Adversam (http://www.adversam.com/). Se già i Nefasta Dies avevano fatto male, i Daemusinem non si sono dimostrati da meno. Attraverso brani di media lunghezza, ricchi di cambi di tempo e molto aggressivi soprattutto in fase ritmica, sono riusciti a coinvolgere il pubblico sin dalla prima canzone. Merito della capacità strumentale dei musicisti, ed in buona parte del carisma del cantante. Di questo gruppo ricordo di aver ascoltato l'album "Daemusinem Domine Empire", un lavoro carino che mi era piaciucchiato, ma nulla di più. Ebbene, dal vivo il gruppo mi ha convinto parecchio. Sarà per l'esperienza acquisita dai vari musicisti, sarà per l'ingresso di un batterista abile come Summum Algor (un signor batterista, davvero!), sarà per tutto un'insieme di cose tra cui la magia del palco e del pubblico... beh, fatto sta che ora sono veramente curioso di seguire gli sviluppi di questo gruppo (tanto che ho pure chiesto al cantante se avessero un promo qualsiasi a disposizione, eheh!).
A seguire, gli Hatefable (http://www.hatefable.com/). Ecco, ora ci sarebbe da fare un discorso. Inserire una band come questa a metà della scaletta di un festival come il Pollution, mi è parso azzardato. Fossero stati il gruppo di apertura, ok. Così, in mezzo a questa bolgia di musica black/death/brutal/grindosa, una proposta particolare e melodica come quella degli Hatefable ha spiazzato non poco. Anzi, è probabile che molti ascoltatori abbiano alzato un sopracciglio, all'inizio strumentale e delicato del loro primo pezzo. La musica degli Hatefable è di difficile catalogazione, e pesca un po' da tutti i generi. E' eterogenea, sfiora melodie gotiche e le devasta con accelerazioni pazzesche. Un po' avantgarde (nel senso assunto nel metal da questo termine), un po' Opeth, un po' altre cose... Insomma, una proposta non di facile assimilazione, da ascoltare e da "sentire". Resta il fatto che, piazzati così al terzo posto di questa manifestazione, mi sono sembrati dei pesci fuor d'acqua. Mi complimento comunque per la volontà nel proporre una musica creativa ed originale. Così, a naso, mi sembra che per ora tendano a mettere un po' troppa carne al fuoco, mentre invece dovrebbero focalizzare meglio il songwriting. Quando si compone un brano, se lo si vuole complesso e strutturato, non basta metterci di tutto e di più. Bisogna metterci solo il meglio, attraverso una severa scrematura dei riff e delle melodie.
Con gli Edenbeast (http://www.edenbeast.it/). dalla provincia di Alessandria, il Pollution ha avuto un salto qualitativo di un certo livello. Me ne avevano parlato bene, e devo dire che la loro esibizione non mi ha affatto deluso, anzi! Il loro death metal, estremamente efficace, gode di una carica di "groove" da lasciar sbalorditi. I musicisti sanno muoversi sul palco con scioltezza, e l'esecuzione dei brani mi è parsa impeccabile. Bravi, davvero! Pensare poi che mi trovo in difficoltà a descrivere il loro concerto: la musica degli Edenbeast, infatti, si presta più all'ascolto che ad una vera e propria descrizione. Voglio dire, potrei spendere parole e parole scribacchiando sui cambi di ritmo e di riff, sul suono potente delle chitarre, sul growling devastato del cantante... ma alla fine, ne verrebbe fuori una descrizione come tante altre, ed il lettore si farebbe un'idea che gli Edenbeast altro non siano che "la solita death metal band". Forse sì, forse lo sono, però dal vivo sanno il fatto loro. Comunicano una grande energia, senza strafare. Le loro canzoni spingono, trascinano e... beh, mi hanno dato un'impressione molto, molto positiva. Ah, la prova ha raggiunto il suo zenit con la cover di "Hammer Smashed Face" dei Cannibal Corpse. Per la serie, facciamo un regalo al pubblico! Ed il pubblico ha gradito con un pogo violento ed appassionato, eheh!
Una delle novità dell'ultima ora sono stati i Dying Awkward Angel (http://www.d2a.too.it/), dalla provincia di Cuneo. La loro presenza è stato tutto sommato gradita. In fondo si tratta pur sempre di una delle promesse della scena piemontese, così come tutti i gruppi che hanno partecipato al Pollution. Il loro death melodico di matrice svedese ha regalato un po' di buon intrattenimento alle orecchie di un pubblico affamato di metal e partecipe (tra l'altro, un mio grazie personale al pubblico torinese per essere intervenuto, per una volta, in maniera così consistente). Tra l'altro, il gruppo ha proposto pure un pezzo nuovo: un evento, eheh! Scherzi a parte, i Dying Awkward Angel mi sono sembrati piuttosto in forma, hanno retto bene il palco e non hanno fatto rimpiangere i My People's Suicide. Insomma, death melodico per death melodico (con le debite differenze), alla fine siamo rimasti tutti soddisfatti!
Sempre dalla provincia di Cuneo, i Septycal Gorge (http://www.septycalgorge.com/), mi sono piaciuti sebbene la loro prova non sia stata impeccabile. Anzi. Il cantante mi ha poi rivelato che non andavano le spie sul palco, e che si sono trovati in grossa difficoltà. Il gruppo è stato sfortunato ma, nel male, ha comunque dimostrato di saperci fare. Infatti, che importa se la precisione sia andata un po' per i fatti suoi? L'importante è che il pubblico abbia gradito e, questo è innegabile, quando i Septycal Gorge hanno suonato, il pubblico non ha mai smesso di fare headbanging! Possono dare di più, ma i miei complimenti per la loro prova sono genuini. Comunque sia, il songwriting è buono. E quindi, di cosa lamentarsi?
Attendevo i Tipheret (http://www.tipheret.net/), in giro per Torino dal 1995, con impazienza. E l'attesa è stata ripagata con una prova di cuore e di rabbia, violenta come non mai. Bravura tecnica, grinta ed un senso di follia hanno permeato la loro esibizione. La band ha dimostrato il suo valore con pezzi vecchi e nuovi, pescando il meglio dal proprio repertorio. E' terribile che un gruppo di questo valore sia relegato ancora all'underground: non gli manca assolutamente nulla, anzi, si mangia in un sol boccone tante band ben più note. Penso che questo però importi poco ai Tipheret: scambiando due parole con uno di loro, ho notato un'attitudine underground sincera, e questo non può che farmi piacere. Bello il siparietto finale, nel quale ai Tipheret si sono aggregati Alessio, il bassista dei My People's Suicide (in veste di ospite) ed il cantante dei Nefasta Dies. Era bello vedere questa scena, con tanto di cantante dei Daemusinem che zompettava felice sul palco. Insomma, simbolicamente parlando, un buon esempio di come la scena estrema torinese sappia anche essere unita. Sono stato felice di vedere tutta questa passione, questa collaborazione, questa voglia di aiutarsi gli uni con gli altri. Il rispetto reciproco tra i gruppi: questo li farà crescere, e fa onore ad una scena molto promettente.
Generosi come al solito, i Death Dies (http://www.deathdies.cjb.net/) hanno dato vita ad uno show interessante, che è andato direttamente al sodo. Pochi fronzoli, tanta musica. Discreto l'entusiasmo del pubblico, sempre pronto ad applaudire i vari passaggi di chitarra e basso, e la batteria puntuale. Con umiltà e passione, i veneti hanno proposto canzoni molto aggressive ed evocative, pregne di quello spirito battagliero che li contraddistingue da sempre. Mi sono piaciuti, tanto che dopo la loro prova sono tornato a sbirciare tra il loro merchandise (ad ottimo prezzo): peccato che il materiale in vendita fosse già in mio possesso, eheh! Comunque, molto bravi anche se un po' più di movimento sul palco non guasterebbe. Buona ed inusuale la scelta di coverizzare i Rotting Christ.
Ammetto che durante il concerto dei Death Dies ho cominciato a soffrire un po' di stanchezza. Si consideri che dall'inizio del concerto non sono mai stato seduto, anzi, avrò lasciato i solchi a forza di percorrere il locale avanti ed indietro. Perciò, a metà dell'esibizione del trio, mi sono catapultato su un divanetto e me li sono visti bello seduto, come ad un concerto di musica classica. Non è da me, lo so. Vabbè, che importa... anzi, sinceramente è stata un fortuna quella di trovare un divanetto (e di limonare anche un po').
Anche perché il gruppo successivo mi ha, come dire, stancato dopo un po'. Si tratta degli svedesi Zonaria (http://www.zonaria.com/ - e ringrazio Stefano degli Stigma per le informazioni in merito a loro), giovani promesse del death melodico. Cosa potrei dire sulla loro prova? Suonare, sanno suonare eccome, ed è stupefacente che siano in possesso di un suono così cattivo e compatto all'età media di quindici, sedici anni. Va dato atto anche al fatto che il gruppo fosse in possesso di un'ottima strumentazione. Ciò nonostante, mi sono un po' annoiato durante il loro concerto, tanto che ho preferito recarmi al bancone per una birra, per scambiare due chiacchiere con un mio amico che cura il merchandise degli Impaled (per la cronaca, si tratta del bassista dei Cold Void, ottimo gruppo torinese, nonché manager di una nota webzine italiana), per ridere agli sguardi di Mikka Luttinen, il cantante degli headliner, alle cosce di una brunetta niente male e per riprendermi un po' in attesa del gran finale.
Quando i Resurrecturis (http://www.resurrecturis.com/) sono saliti sul palco e, tutti a petto nudo, hanno imbracciato i loro strumenti, il Fabrik è stato trascinato in un orgia di death/thrash veramente pazzesca! Il gruppo, abile a muoversi sul palco, con il frontman Janos in grado di parlare col pubblico e coinvolgerlo, è riuscito a risvegliare anche i metallari più fiaccati dalla lunghezza del Pollution e dal caldo del locale. Riffing d'autore, sezione ritmica tritaossa, assoli di qualità, intermezzi scherzosi, grinta e cattiveria a profusione... I Resurrecturis hanno dimostrato un tiro incredibile, una grande professionalità, una passione divertita su ciò che fanno. Il pogo è partito a più riprese, violentissimo in alcuni momenti, mentre il resto del pubblico o si scatenava in headbanging o saltava soddisfatto. Il gruppo ha proposto tutta una serie di classici vecchi ("Il Male Contro Il Male") fino a quelli nuovi ("I Corpi Privi Di Vita"), inserendo in mezzo una bella cover dei Napalm Death. Che dire? Il loro concerto, seppur piuttosto lungo, è sembrato scorrere via così velocemente!
Infine, in ora tarda (l'una, l'una e mezza - non ricordo), ecco che il momento clou del Pollution è finalmente arrivato: lenti e decisi, gli Impaled Nazarene (http://www.impnaz.com/) sono saliti sul palco. Ragazzi simpatici, alla mano, fuori dai panni di metal band; cattivi e decisi on stage. Il concerto degli Impaled è stato accolto dalla folla (veramente numerosa) con un boato di entusiasmo, con gente che già scandiva i titoli delle canzoni che avrebbero voluto ascoltare. Da un lato, i finlandesi si sono comportati apparentemente da stronzi arroganti e distaccati, ma in realtà si sono dimostrati molto sensibili alle richieste del pubblico, al calore delle acclamazioni, dando ai loro fan ciò che essi volevano. Insomma, dei grandi professionisti, che danno pari importanza a scena ed a sostanza. Il cantante si è sempre spinto fino in mezzo alla folla, gesticolando e battendo cinque al pubblico. Non può essere considerato un animale da palcoscenico, ma è sicuramente una delle due personalità carismatiche della band, al fianco del bassista Arkki (che saluto, dato che chattavamo sullo stesso canale mIRC, eheh!). Il concerto dei finlandesi si è snodato attraverso la riproposizione di classici vecchi ("Sadhu Satana", "Total War"), medio vecchi ("We're Satan Generation", "Penis Et Circes"), e nuovi di zecca (il lettore mi scusi se non conosco ancora bene l'ultimo album "Pro Patria Finlandia", ma l'ho comprato proprio al concerto!). A parte la prima canzone, con i volumi veramente mal bilanciati, il resto del concerto è riuscito, a mio modo di vedere. Alcuni fan sono rimasti spiazzati dall'impatto sonoro degli Impaled, forse perché non si sarebbero mai aspettati tanta violenza. Le canzoni infatti sono risultate molto più distorte, arrabbiate, veloci, violente e sanguinarie di quanto gli album possano far supporre. Terremotanti, privi di pietà per chi ha il cuore debole. Eppure, l'esecuzione è sempre stata precisa (eccezion fatta per il batterista, autore di una prova molto scadente: tanto cuore, tanta potenza, ma quella doppia cassa che dava colpi a caso... ahia!), sentita ed ammirevole, se si tiene conto che ventiquattro ore prima il gruppo si è esibito in una data quasi improvvisata in Svizzera (praticamente avevano un day-off, poi qualcuno è riuscito ad organizzare un concerto all'ultimo minuto). Quindi, bravi... davvero! Tra tutti i gruppi che hanno suonato al Pollution, gli Impaled Nazarene sono quelli che hanno fatto più macello, incuranti della stanchezza di un pubblico trascinato all'alba a causa del terribile ritardo nell'inizio dei concerti. Grazie a loro, i moribondi si sono svegliati, i divanetti si sono svuotati (salvo qualche ragazza ormai nel mondo dei più), e tutti si sono lasciati andare in un modo nell'altro, chi in maniera più evidente, chi più contenuta. Alla fine però, ho visto volti soddisfatti e madidi di sudore del pubblico, nonostante una resa sonora non impeccabile. Erano le tre e dieci, o giù di lì, ed io dovevo ancora tornare in provincia di Cuneo (anche se abito dalle parti di Torino, ma quel giorno era così). Mi sono quindi avviato frettolosamente fuori dal locale, nonostante avessi voluto scambiare ancora due chiacchiere con gli eroi finlandesi. Purtroppo, alle 8 del giorno dopo avrei dovuto alzarmi, perciò mi sono messo in testa che per quel giorno avevo dato abbastanza. Mi sono poi fermato a mangiare qualcosa ad un bar dell'autostrada, contento di aver vissuto una lunga giornata all'insegna della musica estrema della mia città, coronata da un valida prova degli Impaled Nazarene. Cosa si può volere di più dalla vita?
(Hellvis)


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