OPERA IX + VINTERFROST
4 Febbraio 2005
Barrumba
Torino


Il volantino indicava le 21.30 come ora di inizio del concerto. In realtà, a quell'ora fuori dal locale non c'erano che pochi metallari che chiacchieravano o andavano a bersi un caffè nel bar più vicino. Il Barrumba, che avrebbe aperto da lì a un'ora, è un locale molto noto a Torino. Si trova al centro, in una traversa della frequentatissima via Po che collega il cuore della città all'omonimo fiume. L'esterno è privo di insegne. Di giorno le serrande metalliche sono sempre abbassate. L'unico segno della presenza di un locale è il logo dipinto in vernice bianca. La porta è stata aperta solo quando il numero di persone all'esterno del Barrumba si è fatto discretamente consistente. Il corpo del locale è sotterraneo. Si accede tramite una larga scala, alla cui metà è situato il guardaroba. Il Barrumba consiste in un'unica stanza di forma più o meno circolare. Al centro c'è la pista. Tutt'attorno ci sono divanetti e sedie. Il bar si trova su un piccolo rialzo ed è piuttosto grande. Il palco è sul lato opposto al bar. Sulle pareti, ci sono alcuni schermi.
Presto sono saliti sul palco i Vinterfrost, una giovane band torinese. Sin dalla prima canzone sono riusciti ad attirare l'attenzione di tutti i presenti. Il loro black metal sinfonico non è affatto originale, anzi, è ancorato ai classici cliché del genere. Il gruppo però ce l'ha messa tutta. La prova è risultata serrata, potente e molto variegata. I musicisti hanno dato il massimo, con grande energia ed entusiasmo. I due membri nuovi del gruppo non hanno dato segni di titubanza. E' come se suonassero assieme agli altri già da anni! Nella più pura tradizione del genere, il black sinfonico dei Vinterfrost alterna parti tirate e terremotanti a sezioni più atmosferiche, arricchite dalle vocals pulite della cantante (l'unica senza warpaint). Purtroppo la prova dei Vinterfrost non è potuta durare tantissimo. Bisognava lasciar posto agli headliner. I musicisti se ne sono andati dal palco tra gli applausi ma non prima di aver omaggiato il pubblico con una cover ben fatta di "Mourning Palace" dei Dimmu Borgir. Così, a primo ascolto, mi è sembrato che i Vinterfrost siano un gruppo ricco di qualità che dovrebbe soltanto personalizzare un po' di più la propria proposta musicale.
"Many Moons Ago", l'introduzione dell'album "Anphisbena", ha accolto l'ingresso degli Opera IX. Ed è appunto con la prima canzone del disco, "The Serpent's Demeton", che il quintetto ha cominciato la sua esibizione. La qualità e l'esperienza del gruppo si sono fatte subito sentire. L'impatto è stato devastante, complice una sezione ritmica assolutamente sopra le righe come precisione e tiro. La tastiera era abbastanza in evidenza, così come la chitarra di Ossian. M The Bard si è dimostrato un cantante sicuro di sé, dal growling ben amalgamato con il suono del gruppo. Nonostante l'acustica del Barrumba non sia il massimo, il mixaggio riusciva a far sentire le canzoni in maniera abbastanza dignitosa. Nel giro di qualche minuto, l'intero pubblico è stato trascinato nei mondi pagani ed epici tanto cari agli Opera IX. Merito del carisma del gruppo, davvero unico. Tutto stava procedendo per il meglio. Il pubblico accoglieva con entusiasmo le composizioni di "Anphisbena" quando, improvvisamente, ecco la sciagura! Un problema tecnico ha costretto gli Opera IX ad interrompere il concerto! Questo ha deconcentrato i musicisti ma, soprattutto, ha penalizzato la loro prestazione successiva. Infatti, da quanto mi è stato detto da M stesso, non riuscivano più a sentirsi gli uni con gli altri! Quando il concerto è ripreso, gli Opera IX si sono lanciati in una prestazione generosa ma meno "naturale" rispetto all'inizio. Sicuramente stavano facendo attenzione a quello che suonavano. Non erano più in grado di abbandonarsi all'esecuzione a cuor leggero. Dopo "Anphisbena", il gruppo è passato a suonare qualche canzone tratta da "Maleventum". Il pubblico, nonostante tutto sempre più entusiasta (ed è giusto che fosse così), si è lasciato trasportare dalla grande forza di volontà del quintetto. A parte l'ultima canzone, tratta da "The Call Of The Wood", il gruppo ha privilegiato il repertorio degli ultimi due album. Una scelta naturale e senza dubbio gradita. Segno che la band non ha la minima intenzione di cristallizzarsi su un passato ormai di culto. Alla fine, la prestazione del gruppo è stata soddisfacente. Soprattutto tenendo in considerazione il problema non indifferente che hanno dovuto fronteggiare.
Terminato il concerto, è partita la musica e qualcuno si è messo a ballare nella pista. Queste cose non fanno per me e, dopo qualche chiacchiera di rito, me ne sono andato. Mi è rimasta una gran voglia di rivedere gli Opera IX dal vivo. Spero che succeda presto ed in condizioni più favorevoli. A parte tutto, un concerto di valore.
(Hellvis)