HELLBRIGADE FEST: WHIPLASH + ARTILLERY + Longobardeath + Methedras + Brain Dead + Adimiron + National Suicide + Ancient Dome
13 Giugno 2009
Thunder Road
Codevilla (PV)


Alla fine non sono riuscito a trattenermi dallo scrivere un breve report per la fantastica data che ha sancito anche la chiusura del Thunder Road di Codevilla (PV), locale che ha dato molto spazio nel nord Italia alla scena heavy, sin da quando nomi altolocati del panorama internazionale erano ancora sconosciuti ai più... non sono riuscito a trattenermi perché probabilmente verrò tacciato come elemento di parte, visto che ho partecipato in prima persona aprendo la giornata con la mia band... bene, partirò quindi facendo un breve resoconto di quanto è seguito alla nostra esibizione, che ha preso il via in un torrido sabato pomeriggio alle 17, quando ancora il sole non accennava a dare una tregua.
Contiamo un numero di persone abbastanza limitato ma caloroso dal palco, e quando lo lasciamo per dare spazio ai National Suicide, ecco che si osserva il pit riempirsi di giovani (e meno giovani) thrashers pronti a supportare il quintetto veneto, che fra brani estratti dal primo album "The Old Family Is Still Alive" ed una "A Lesson In Violence" riproposta fedelmente, conquista l'audience e si conferma come una fra le migliori e più seguite realtà di punta della New Wave Of Italian Thrash Metal, sempre pronta a scaldare gli animi.
E' il turno degli Adimiron da Roma, quintetto che fa del thrash moderno la propria ragione di vita; probabilmente è questo che allontana gli spettatori, tutti troppo impegnati a difendere il metal old school per accorgersi che in giornate come questa, l'importante è il supporto in generale e senza troppe distinzioni, soprattutto per una band che ha fatto centinaia di km senza un tornaconto per presentare la propria proposta. Certamente la loro musica, che si ispira ai Nevermore su tutti, si allontana dagli schemi e dal leit motiv dell'evento, ma posso assicurare che la perizia tecnica dei componenti (soprattutto la sezione ritmica) rende piacevole l'ascolto. Promossi, e lode per aver goduto anche solo della decina di spettatori o poco più che ha seguito la loro esibizione.
Salgono i Brain Dead sul palco, per dedicarci nella mezz'ora a loro disposizione brani estratti dal loro debut "In the Deep of Vortex"; il quartetto non manca di presentare anche un nuovo brano, che evidentemente andrà a comparire nel seguito discografico dei piemontesi. Il mio complimento più grande va a Felix, che a dispetto di tutto e di tutti, si ripresenta sul palco molto più grintoso e con una voce quasi irriconoscibile, per quasi tutta l'esibizione; e sì, le migliorie ci sono, sia a livello di pronuncia che di esecuzione, con un cantato più accattivante ed elaborato di quanto si può sentire nel full length... aspetto prossime nuove dallo studio!
E' il momento dei Methedras, una certezza di qualità che ancora una volta non smentisce. Forse l'approccio più moderno (ma comunque sempre ben saldo ed ancorato nel thrash degli anni '80) è il motivo della ennesima mancanza di pubblico, che si presenterà più sostenuto solo per le ore successive. La violenza sonora è quella legata a "Katarsis", uscito da poco tempo nel mercato discografico, con echi al precedente e grandioso "The Worst Within"; l'approccio forma-canzone dei Methedras funziona ancora una volta, e tra stacchi mid tempo e sfuriate thrash, tutto gira per il meglio sino al termine.
Anche questa volta i Longobardeath fanno divertire e richiamano la gente, pronta per una sana dose di "metall pesant in dialett milanes"... ammetto di non aver seguito l'esibizione per intero, visto che ho perso il conto di tutte le volte che ho visto Mik e soci dal vivo... faccio comunque in tempo a gustarmi la presenza sul palco dei due special guests annunciati in precedenza, vale a dire Peso dei Necrodeath e Andy Panigada dei rinati Bulldozer, che insieme ai restanti membri dei Longobardeath intonano a gran voce la hit della band: l'"Ass De Picch"!
Arriviamo al sodo signori miei; ora subentra il fan sfegatato, quindi scordatevi la critica fine a sé stessa del classico metallaro a cui non sfugge nemmeno una stecca, e che non si perde nemmeno un'occasione di gettare fango addosso alla gente...
Gli Artillery, pur non avendo più la spinta che potevano avere in gioventù, sono ancora una temibile macchina macinariff... ed il nuovo cantante Soren Adamsen di certo non può competere con Flemming Ronsdorf, per la particolarità insita proprio nella timbrica dello storico vocalist dei danesi, ma tutto si può dir di lui fuorché che sia un pessimo cantante, dopo la rocciosa prestazione ad alti livelli di cui abbiamo goduto. Su Shapeless troverete la recensione di "One Foot in the Grave... The Other One in the Trash", ad opera del sottoscritto, dvd licenziato lo scorso anno dalla Metal Mind; se vi capita di leggerla, vedete di recarvi in seguito a vedere il quintetto dal vivo, perché seppur statici come è possibile osservare in video, di certo riescono a scatenare ancora i loro fans, semplicemente con la grinta di chi ha una certa età, musicalmente parlando. Se possiamo gioire di bombe al napalm come "By Inheritance", "Khomaniac", "Terror Squad", "Beneath The Clay" e "The Challenge", fra i loro più noti classici, non mancherò di sottolineare che i nuovi brani presentati in anteprima (proprio la settimana seguente la data è uscito il nuovo "When Death Comes", sempre per la Metal Mind, N.d.P.) riportano ai fasti di un tempo: "When Death Comes", "10.000 Devils" e "Rise Above It All" sono il nuovo risultato del songwriting particolare e personale degli Artillery, che promette un nuovo episodio altamente qualificato e facilmente inseribile nei migliori ritorni delle vecchie glorie!!! Evviva i fratelli Stutzer e compari!!!
Ecco che la maggior parte degli spettatori paganti si affolla nei pressi del palco, visto che stanno per salire i Whiplash, al loro "debutto" live qui in Italia; gli ingressi sono certamente e visibilmente inferiori rispetto a quelli che si erano registrati due settimane prima per i Sodom, ma il calore del pubblico (in tutti i sensi) si fa sentire, e sulle note di "Last Man Alive" ecco salire il trio carico all'inverosimile, pronto a scaricare su di noi tutta l'adrenalina accumulata in questi anni di distanza dalle scene. La formazione vede l'inossidabile Tony Portaro alla chitarra e dietro il microfono, Joe Cangelosi dietro le pelli (già presente in formazione durante l'epoca "Ticket To Mayhem" e "Insult To Injury") e Rich Day, nuovo ingresso, vogliosi di farci trascorrere una piacevole serata di vecchia scuola... i più scatenati dei fan si incendiano sulle note di inossidabili hits come "Spit On Your Grave", "Stagedive", "The Burning of Atlanta" e così via, dando luogo a furiose "battaglie" nel pit oltre che ad uno stage diving sostenuto e continuativo (ho visto facce decisamente provate, di ragazzi giovani e meno che si lanciavano dal palco senza essere sostenuti da nessuno, finendo irrimediabilmente per terra con conseguenti ammacchi, pronti subito a rialzarsi e a ripetere quanto fatto senza colpo ferire...N.d.P.). Nemmeno il sottoscritto riesce a resistere a certi inni thrash, lasciandosi andare all'entusiasmo e gettandosi nella mischia...
Le facce dei tre sono visibilmente dispiaciute della scarsa attenzione che gli astanti prestano ai nuovi brani (lo stesso Portaro dichiarerà, a seguito del silenzio generale al termine dell'esecuzione di un brano del nuovo "Unborn Again", ancora non dato alle stampe, "...I understand, you don't know it...", N.d.P.), e mantenendo la calma, ma forse con un lieve tono di stizza, vengono annunciati i classici targati Whiplash, che fanno strage nella zona di combattimento; c'è tempo per una pausa prima del finale al fulmicotone, che vede "Power Thrashing Death" (richiesta a gran voce per tutta la serata) eseguita tra thrashers esaltati che finiscono per invadere il palcoscenico, relegando Portaro e Day in un angolo a suonare, felici e beati tra la bolgia che li avvolge del successo che comunque continua ad avere quel brano così semplice e diretto, ma dannatamente efficace e amato dal pubblico di ogni età!!!
Che dire di più? Grande giornata, sempre caratterizzata da un'afa difficilmente sopportabile, ma comunque vivibile quando si prospetta una giornata all'insegna del metal... no compromise, we will thrash 'till death!!!

P.S. A riguardo dell'intervento inserito in precedenza, dove sottolineo la tendenza di certi "reporter" all'insulto facile, mi preme esporvi due parole a riguardo; mi è capitato di leggere certi report di insoliti personaggi quasi scazzati, che per come raccontavano la loro giornata, potevano benissimo fare a meno di perdere tempo recandosi al concerto, e soprattutto potevano fare a meno di riportare quanto visto. Perdonate la critica, che nulla c'entra col seminato e nasce solo da considerazioni strettamente personali, ma certe esternazioni farei a meno di leggerle. Va bene che supportare non significa per forza fare sempre buon viso a cattivo gioco, o osannare chiunque anche se non lo merita, ma quando a questo subentra un fare spocchioso e saccente, ripeto, meglio tenersi per sé le proprie idee ed evitare di renderle pubbliche, o quantomeno farlo con cognizione di causa e senza arrivare ad insultare chi comunque mette impegno in quel che fa e in ciò che crede. Nessuno, ripeto, nessuno vi vieta di stroncare certe realtà, ma la sottile linea che separa la critica costruttiva dall'insulto incompetente e fine a sé stesso è decisamente facile da oltrepassare, quindi... pay attention, please.

(PaulThrash)