GODS OF METAL
05 e 06 Giugno 2004
Arena Parco Nord
Bologna


Il primo giorno di Gods è stato letteralmente devastante. Innanzitutto sono arrivato a Bologna in uno stato pietoso, con pochissime ore di sonno alle spalle. Inoltre, la temperatura era veramente elevata. Già alle dieci stavo grondando di sudore ma questo è un problema mio visto che odio le alte temperature. In compagnia di qualche amico ho vagabondato tra i vari stand, tra tentazioni di birre mattutine e interessamenti a CD dai prezzi eccessivamente elevati.
I Dark Lunacy sono saliti sul palco mentre stavo terminando la mia colazione. Giusto il tempo di tirare giù l'ultimo sorso di vomitevole Nastro Azzurro (acqua fresca, altro che birra!) e già mi aggiungevo alla piccola folla di esagitati per godermi il concerto di apertura. E devo dire che la band italiana non ha deluso. Ha sfruttato la mezz'oretta a sua disposizione nel migliore dei modi, esibendosi con tre brani lunghi e ben suonati. Il suo death metal melodico e sinfonico ha appagato un po' tutti. Purtroppo il concerto è terminato troppo presto. Peccato
Quando è arrivato il turno degli americani Into Eternity, l'arena era già affollata ma non tutti stavano sotto al palco. Molti preferivano prendere il sole sulle collinette o godersi l'ombra degli alberi. Gli Into Eternity hanno subito dimostrato di non voler sfigurare e si sono presentati con un lotto di canzoni vigorose e trascinanti. Quel ciccione del loro cantante ha dato prova di grandi doti vocali, ben coadiuvato dai suoi compagni. Il fantasy metal del gruppo spazia dal power al death con una discreta naturalezza, arricchito da un buon numero di passaggi tecnici. A parer mio, il mixaggio non è stato impeccabile ed ha penalizzato la loro prova.
I Domine sono riusciti ad attirare un pubblico ben più numeroso. La band era in splendida forma: i fan non avranno avuto di che lamentarsi! La loro esibizione è stata coinvolgente, precisa e piena di grinta. Morby poi pareva in stato di grazia: la sua voce era limpida e versatile, espressiva e potente. Non sono un grande amante del power metal in generale e ho sempre considerato i Domine nulla più che una band onesta. Il mio parere non cambia, certamente, ma la loro prova mi è piaciuta. E pensare che due anni fa, al Gods di Monza, non li avevo nemmeno calcolati. Bravi!
Mi aspettavo molto dai Rage. Il gruppo di Peavy mi è sempre piaciuto, soprattutto il loro periodo pre-"Lingua Mortis". Eppure il loro concerto non è stato fenomenale. Il trio mi sembrava poco carico. Inoltre ci si è messa pure una cassa che ha smesso di funzionare. Insomma, i tecnici perdono ore intere per testare suoni ed equipaggiamento ed alla fine succedono sempre queste cose. Un po' più di accuratezza e di competenza non sarebbero sgradite. A parte questo, la scaletta dei Rage ha contemplato quasi esclusivamente canzoni dell'ultimo periodo. I musicisti hanno suonato bene, il chitarrista in primis, ma la loro prova mi è sembrata un po' di maniera.
Sono poi arrivati gli Anathema. La band è salita sul palco indossando magliette dell'Italia (ruffiani!), con i loro nomi sul retro. L'abbigliamento gli era stato gentilmente fornito da una ben nota catena di locali horror di cui non voglio fare il nome. La sua presenza pubblicitaria infatti è già stata insistente ed irritante durante tutto il Gods. Un vero e proprio martellamento pubblicitario che ha toccato il vertice dello squallore quando un aereoplanino invitava con uno striscione a ritrovarsi nella sua sede di Bologna per il dopo-show. Il concerto degli Anathema è stato molto intenso e sentito. La band dei fratelli Cavanagh non suona più metal da tempo ma la loro musica è sempre ricca di fascino. Non tutti hanno gradito la presenza degli inglesi. Molta gente è rimasta seduta all'ombra o ha fatto una passeggiata tra gli stand. Chi invece ha seguito con attenzione la loro esibizione, avrà senz'altro provato sensazioni oscure che contrastavano in maniera evidente con la giornata assolata. Il culmine si è raggiunto con la vecchia "A Dying Wish" e con la cover dei Pink Floyd "Comfortably Numb".
Ci hanno pensato i Symphony X a risvegliare gli animi assopiti. Molti fan seguono con passione questa band americana: i musicisti li hanno ripagati con un concerto di tutto rispetto. Tacendo sulla tecnica, come al solito superlativa, i Symphony X hanno puntato molto sull'impatto. Le loro canzoni sono state tutte vivaci e suonate con passione. Forse solo il sonoro non era all'altezza. Ah, a un certo punto il cantante ha tappato gli occhi al chitarrista durante l'assolo. Come se suonare uno strumento alla cieca fosse più difficile, mah... Comunque, tutto fa parte dello spettacolo!
Molto attesi, i Nevermore hanno dato prova di essere in ottima forma. Il loro suono cupo e coinvolgente è stato una manna per chi desiderava l'ascolto di qualcosa di più pesante. Purtroppo li ho seguiti in maniera distratta perché il sole mi aveva procurato un leggero mal di testa. Ricordo di aver confidato ai miei amici di desiderare un bell'acquazzone.
Detto, fatto! Il cielo si è rannuvolato, la temperatura si è abbassata di colpo ed il vento ha cominciato soffiare. Le prime gocce di pioggia stavano cadendo quando ho capito che un cambiamento di temperatura così brusco avrebbe causato senz'altro la caduta della grandine. I chicchi hanno cominciato a sferzare la mia pelle e a colpirmi la testa mentre stavo tentando di raggiungere un posto riparato. Ricordo solo di essermi accovacciato e di essermi coperto le orecchie con le mani. La grandine mi è entrata sin dentro le mutande mentre io, eroicamente, cercavo di riparare lo zaino e il cellulare. Alla fine la tempesta è cessata ma ha devastato tutto. Tanto che si rincorrevano le voci di una fine prematura della prima giornata di concerto. Siamo rimasti stoicamente in attesa mentre i tecnici toglievano i teloni che coprivano il palco, completamente carichi di pioggia.
Alla fine, la lunga attesa è stata ripagata dal concerto dei Judas Priest. Certo, le prove del suono e delle luci hanno rubato un sacco di tempo. "Back In Black" in sottofondo non ha certo aiutato a sminuire l'attesa, anzi, mi sa che per un po' di tempo non lo ascolterò più. Infine i Priest sono saliti sul palco ed hanno dato vita a un concerto buono anche se non eccezionale. Halford non mi sembrava in grandissima forma. A parte che l'ho visto più rigido nei movimenti rispetto al solito ma anche la voce non era al massimo. Sull'ultima "Painkiller" ha avuto non poche difficoltà. Inoltre anche i chitarristi sembravano piuttosto impacciati. Ciò nonostante il risultato complessivo è stato soddisfacente vista la classe della vecchia band inglese. Halford ha cercato di fare del suo meglio ed è riuscito a comunicare emozioni. Tra cuoio, borchie e moto sul palco i Judas Priest hanno dato un'ennesima lezione di heavy metal. E, dopo quattro canzoni di bis, sono andato a dormire bagnato ma contento. L'unica pecca è che, nella prima giornata, sono saltati i concerti di UFO e Stratovarius. Mi è spiaciuto un sacco di essermi perso la band di Way e Mogg...
Il secondo giorno si è aperto col sole e con una sorpresa: il recupero degli Stratovarius. A farne le spese sarebbero stati un po' tutti, con le scalette ridotte, ed i particolare i Dragonforce, la cui esibizione è stata cancellata.
Ad aprire le danze sono stati i nostrani Stormlord. Non mi sono mai piaciuti eccessivamente ma la loro mezz'oretta di concerto è stata piacevole. Peccato per il batterista mostruosamente impreciso, una vera sciagura. Valore a parte, ritengo comunque un peccato che le band italiane abbiano goduto di così poco spazio in una manifestazione così importante.
Di ben altro spessore è il black/death degli svedesi Naglfar. Precisissimi e potenti, hanno permesso al sottoscritto di riprendere quelle energie che solo il metal estremo ed ostile può comunicare. Dal vivo sono una potenza e la loro prova è stata di grande spessore. Peccato che molti ritardatari se li siano persi.
Per fortuna la folla è diventata più numerosa in occasione del concerto dei Sodom. Ah, che grande band! Due anni fa ero rimasto deluso dalla brevità della loro esibizione. Anche quest'anno il tempo a loro disposizione è stato tiranno ma, cazzo, dovevate vedere il pubblico com'era esaltato! Io stesso ero così carico da non aver smesso di scuotere la testa per un attimo! Tom Angelripper e soci hanno sfruttato al meglio lo spazio concessogli alternando pezzi veloci (tipo "Sodomized") ad altri più cadenzati ("The Saw Is The Law"), il tutto in nome del thrash più genuino. Grandiosi. Una band da amare incondizionatamente!
Nel frattempo, nonostante molti si fossero trasferiti sulle collinette, l'arena si era riempita completamente. Il secondo giorno ha attratto più gente del primo. Tra l'altro, parlando di un argomento caro a tutti, quest'anno il Gods ha chiamato a raccolta un sacco di ragazze fighe! Ottima cosa. Avete notato che percentuale elevata di tettone? Roba da distrarsi, cazzo!
A fomentare gli istinti più depravati ci hanno pensato i Quireboys, ragazzi che di belle donne se ne intendono. E' stato piacevole ascoltare dopo tanto tempo il loro stile così particolare, americano per vocazione ma compositivamente così inglese! Mi sono avvicinato al palco mentre la prima canzone stava terminando: prima ero imboscato a rifocillarmi. I Quireboys hanno dato vita al primo valido concerto rock'n'roll della giornata. Una ventata di nostalgia di fine anni '80!
E' stato poi il turno degli Stratovarius. OK, questa band non mi è mai piaciuta. Senz'altro è quella che ha diviso di più gli animi. Da una parte c'erano i fan sfegatati (un gruppo addirittura era arrivato dalla Sicilia!), dall'altro i denigratori. Considerati tanti fattori, in particolare l'odio fra i vari membri del gruppo, la band finlandese ha dato prova di una grande professionalità. Hanno tutti suonato come se nulla fosse mai accaduto. Tanto tiro, ottima tecnica e un Kotipelto impeccabile. Un pizzico di vanto non è mancato: dopo un'esibizione senza sbavature il cantante si è scusato con il pubblico perché la pioggia del giorno prima aveva inumidito gli strumenti, rendendogli impossibile esibirsi alla perfezione. Mah, come si dice a Bologna, ha voluto fare lo sborone! Gli Stratovarius hanno recuperato il concerto del giorno prima alla grande, credo. Infatti dopo un po' me ne sono andato perché il sole mi stava bruciando e, come ho scritto, non apprezzo la musica di questa band. Però, ripeto, la loro professionalità va riconosciuta.
I W.A.S.P. erano attesi al varco da molte persone. Arrivati sul palco la folla è andata in delirio e la band ha cominciato ha sfoderare un classico dopo l'altro. Il buon Blackie Lawless, sebbene gli anni l'abbiano appesantito, si è dimostrato un leader istrionico. Il suo microfono era un aggeggio spettacolare, una sorta di scheletro rettile con teschio umano, dotato di un meccanismo a dondolo. Blackie ha più volte compiuto evoluzioni su questa struttura che, aspetto a parte, si è dimostrata un microfono ben meschino. Infatti la voce è stata proprio il punto debole del concerto. Insomma, il suo volume era troppo basso. Peccato. Una nota di merito al batterista, semplicemente spettacolare: evoluzioni di bacchette, interi passaggi suonati in piedi, colpi di testa ai piatti, eccetera. Un pazzo furioso, troppo divertente!
Ricordo di aver detto ai miei amici: "I W.A.S.P. hanno messo in riga tutte le band che hanno suonato fino ad ora". Ebbene, i Twisted Sister hanno fatto ancor meglio! Il più bel concerto della giornata. Grintosi, potenti, spettacolari: sembra che per questa band gli anni non siano mai passati. E poi c'è Dee Snider: definirlo animale da palcoscenico è riduttivo. Un leader nato, un attore consumato: è riuscito a svegliare anche i cadaveri che prendevano il sole sulle colline! Le versioni lunghissime di "We're Not Gonna Take It" e "I Wanna Rock" hanno riempito di adrenalina gli ascoltatori. Signori, questo è il rock'n'roll! Divertenti, pacchiani, irresistibili: un concerto estremamente coinvolgente.
I grandi Motörhead si sono presentati sul palco con la forza dei loro classici e della propria reputazione. Un Lemmy particolarmente sorridente (eh, l'alcool...) e i suoi fidi compari hanno pensato bene di devastare le nostre orecchie con un volume spaventoso. E' inutile descrivere la reazione dei fan, sempre calorosa. A un certo punto è tornato Dee Snider sul palco, struccato questa volta, per unirsi in duetto su "Killed By Death". Le classiche "Ace Of Spades" e "Overkill" hanno concluso questo concerto forse un po' di maniera ma sempre molto valido.
I Testament sono quelli che hanno subito il peggior trattamento da parte degli organizzatori. A parte il mixaggio della batteria, senza profondità e totalmente obbrobrioso, si sono ritrovati impossibilitati a concludere il loro concerto. Una delle ultime tracce è stata interrotta a metà dall'abbassamento improvviso dei volumi. OK, forse la band californiana non aveva rispettato i tempi, però è triste che la severità delle regole non rispetti mai i sentimenti. E la musica è fatta di sentimenti! Mi pare che la canzone-pietra dello scandalo fosse "Disciples Of The Watch" ma non ci metterei la mano sul fuoco. A quell'ora ero già ampiamente devastato! Ah, mi complimento per la buona prova di Steve Di Giorgio. L'avevo visto al No Mercy dell'anno scorso e mi aveva fatto pena, talmente era apatico. In questo Gods sembrava invece più carico. Per quanto riguarda il grande Chuck Billy, beh, la sua esibizione è stata grintosissima. Notevole anche il drumming di Paul Bostaph. Peccato, ripeto, per il suono del suo strumento.
Ad Alice Cooper è toccato il gran finale. E' la prima volta che vedo il buon vecchio Furnier. Sicuramente per motivi anagrafici mi sono perso il suo meglio ma, a Bologna, ha dato prova di essere ancora in buona forma. Il suo show è stato spettacolare e teatrale come da tradizione. Cambi d'abito, scenette, fruste e spade: ce n'era per tutti. E poi, i grandi classici! Ogni canzone ha unito il cuore di più generazioni, esaltando e commuovendo. Anche se la genuinità dei suoi anni passati è stata sostituita dal mestiere, la forza stessa delle canzoni vibra di una propria energia. Sotto il cielo notturno, 25.000 persone si sono emozionate sulle note del grande hard rock della strega di Detroit. Una conclusione degna per una giornata di grande musica.
(Hellvis)




Purtroppo il mio Gods Of Metal di quest'anno e` stato scandalosamente breve: ho seguito solo alcuni concerti della domenica, causa mancanza di treni tardi e la ripresa del lavoro lunedi` mattina. Il mio concerto si e` fermato alla fine dello show dei Motörhead.
L'arena del Parco Nord di Bologna sembra un posto carino: e` un'arena naturale con una collina al posto degli spalti e il palco nella zona centrale e un'ampia zona di fronte ad esso. Peccato che sulla collina non ci fosse una minima zona di riparo (e con il sole della domenica e` stato veramente un incubo). Una cosa che mi ha molto colpito e` stata la presenza di ghiaia nella zona antistante il palco: con i controlli severissimi all'ingresso (hanno fatto buttare via, oltre ai tappi delle bottiglie di plastica, anche le bottiglie da 1.5 litri... scandaloso!) hanno lasciato i sassolini a disposizione del mondo intero... mah...
Mi hanno raccontato che il sabato c'e` stato un putiferio di maltempo: ha piovuto e grandinato per un bel po' e siccome il palco non era coperto bene (dicono che sia pure volata via una parte della copertura superiore) si e` quasi allagato, con i naturali rischi per la strumentazione. Morale della favola: 4 ore di stop e Stratovarius e UFO saltati. Purtroppo (per me) gli Strato si sono ripresi un'ora della domenica, accorciando gli show degli altri gruppi (fino ai Motörhead) e facendo saltare l'esibizione dei Dragonforce (ma forse e` saltata per altri motivi, non lo so di preciso).
Cominciano quindi gli Stormlord verso mezzogiorno. Conosco la band solo perche` l'ho vista altre volte dal vivo, ma non mi ha mai entusiasmato piu` di tanto, anche perche` ero in giro a cercare un po' di amici e quindi ho seguito distrattamente il loro concerto. Avevano comunque un buon seguito per essere la prima band della domenica, a sentire qualche commento di amici successivo hanno suonato discretamente
Dopo di loro cominciano i Nagflar: veramente ottimo concerto; non saprei riconoscere le canzoni, ma la prestazione dal vivo e` stata veramente ottima, con dei suoni veramente belli. Peccato che li abbiano fatti suonare mezz'ora o poco piu`.
Sodom: spettacolari. Son sempre grandissimi dal vivo, la scaletta era incentrata per lo piu` sui pezzi classici, anche perche` pure per loro il tempo a disposizione e` stato molto breve (40 minuti). Uno scandalo per un gruppo della loro importanza!
W.A.S.P.: anche per loro scaletta dai pezzi classici causa il pochissimo tempo a disposizione. Veramente triste perche` sembravano in ottima forma: Blackie Lawless l'ho visto molto dimagrito e molto piu` attivo dell'ultima volta che lo vidi al GOM 2002. Visto che non ho ancora comprato il loro ultimo disco, non ho riconosciuto le nuove canzoni, che mi pare siano state due. Per il resto, e` stata una carrellata di classiconi dei dischi piu` vecchi ("I Wanna Be Somebody", "I'm An Animal", "L.O.V.E.", "Whild Child", "Chainsaw Charlie" e via via tutte le altre delle quali non ricordo i titoli). Spero di rivederli in giro presto in un tour tutto loro, da come si sono comportati domenica sembrano veramente in forma smagliante.
The Quireboys: non li conosco per nulla, ho ascoltato distrattamente il loro rock and roll in stile anni '80, ben suonato e molto coinvolgente. Penso che andro` a recuperare qualche loro disco.
In questo punto hanno infilato gli Strato. Vista la mia avversione per il gruppo preferirei non parlarne.
Dopo il loro spettacolo durato un'oretta o poco piu`, son saltati sul palco i Twisted Sister. Be`, che dire di loro? La formazione era quella originale (Dee Snider, J.J. French, Eddie Ojeda, Mark Mendoza e A.J. Pero), la potenza era quella originale. Anche per loro concerto incentrato sui grandi classici, vista l'ora scarsa a disposizione. Dee Snider e` stato un toro scatenato, in grado di coinvolgere tutta la folla nell'arena: a fine concerto, sulle note di "I Wanna Rock", e` riuscito a fare alzare in piedi tutta la gente sdraiata sulla collina; pure un ragazzo che stava vicino a me sulla sedia a rotelle, con gamba e spalla rotta, si e` alzato in piedi (anzi, in piede, su quello buono) gridando. Spettacolo commovente insomma. L'anno scorso dicevano che la reunion sarebbe stata in piedi solo l'estate 2003... be`, spero tanto che, visto il successo avuto, decidano di ritornare in azione.
A questo punto decido di farmi ancora piu` avanti e scavalcare la gente per raggiungere la primissima fila per godermi lo spettacolo dei Motörhead. Il soundcheck e` stato scandalosamente lungo, piu` di mezz'ora, per risolvere non so quali problemi alle spie e agli speaker, che comunque, dove ero posizionato io (a sinistra del palco, di fronte a Phil Campbell), fischiavano parecchio. Sinceramente mi aspettavo un'entrata dei Motörhead con presentazione di Dee Snider, come succedeva sempre quando negli anni '80 erano in tour assieme... purtroppo questo non e` avvenuto, e cio` mi ha lasciato un po' deluso. Il volume, come da tradizione, era esagerato, oltre i limiti di sopportazione, e cio`, per uno show dei Motörhead, e` cosa buona e giusta. Lo striscione alle spalle era gia` quello nuovo, con la copertina del nuovo disco che deve uscire il 21 giugno. Anche per loro la scaletta ha pescato piu` sui classici che sulle nuove canzone (nemmeno una dell'ultimo "Hammerhead"). La scaletta e` stata: "We Are Motörhead", "No Class", "Civil War", "Doctor Rock", "Sacrifice" + assolo di Mikkey, "Metropolis", "Shoot You In The Back", "R.A.M.O.N.E.S." (con la solita dedica agli amici scomparsi Joey e Dee Dee), "God Save The Queen", "Going To Brazil", "Over The Top". Di tutte queste le uniche inusuali sono state "Over The Top" e "Doctor Rock". Dopo di queste e` iniziato il solito finale. Si parte con "Killed By Death" e qui c'e` stata la vera sorpresa dello show: e` saltato sul palco Dee Snider in versione "persona quasi normale" a cantare e fare l'esaltato su tutto il palco. Ho pianto. Dopo di questa "Ace Of Spades" e "Overkill". Purtroppo qui e` finito il mio GOM 2004.
In conclusione: buone le prestazioni dei gruppi, pessima l'organizzazione della Live, sia in fatto di sicurezza (vedi bottiglie e sassi), sia in fatto di prevenzione metereologica (non avevano nemmeno preparato 2 balle di fieno da buttare sulla fanghiglia dopo il temporale). Spero che il GOM torni allo stadio di Monza, che sembra piu` adatto per un evento del genere, anche se riconosco essere molto scomodo per buona parte degli italiani.
(gg)




Io al Gods del sabato ci sono andato d'improvviso, in seguito a qualche bicchierino di troppo al mezzogiorno che mi ha convinto improvvisamente a esser presente per la celebrazione dei Metal Gods e del loro ritorno. Sono arrivato a Bologna giusto all'inizio dei Nevermore, e devo dire che ogni volta che li vedo (questa e' la quarta) li trovo sempre peggio. Poco convinti, quasi scazzati, con il cantante totalmente svociato, l'intero loro concerto e' stato per me un autentico supplizio, una noja mortale.
Poi la tempesta, la pioggia che e' riuscita a inzupparmi anche sotto il chiodo (che ci ha messo due giorni ad asciugare, da tant'acqua abbiamo preso, per tacer della grandine), e i teloni a coprire il palco che si sono dissolti inondando ampli, batteria, cavi e superficie. Ore e ore di attesa, concluse da un "Back In Black" messo di sottofondo per due volte e mezza mentre il pubblico bagnato e incazzato mordeva il freno e urlava la propria disapprovazione.
Poi i Judas Priest, autori di una magistrale performance. Tutti gli occhi del pubblico erano per Halford e il suo ritorno nelle loro fila. Un grandissimo cantante (da brividi, letteralmente da antologia la sua reinterpretazione semi-acustica di "Diamonds And Rust"), una strepitosa interpretazione del proprio personaggio in chiave "vent'anni (e passa) dopo". Guardarlo muoversi e cantare sulle note di "A Touch Of Evil" e' stata un'esperienza da brivido. Vero, non ce l'ha fatta su "Painkiller" (gli era riuscita meglio da solista a Monza qualche Gods fa), ma il resto e' stato superiore alle mie attese. Ero un po' impensierito dal rivederli al completo a distanza di cosi' tanti anni (la volta precedente li avevo visti a Milano per il tour di "Ram It Down") perche' temevo una debacle. Invece sono tornato da Bologna contento come una pasqua, innaffiato da tanta acqua ma anche da una colata di metallo fuso come non mi capitava da anni. Heavy Metal rulez!!!
Ovviamente al ritorno l'autostrada era interrotta per lavori, per cui sono rientrato alle tre di notte. Bilancio del Gods, dieci ore di sbattimento per vedermene una e mezza di Judas, e 90 euro in totale di spese varie tra biglietto, benza, autostrada e salamelle, ma era una cosa che andava fatta. Tutto e' stato molto true.
(Mork)