GLAM ATTAKK 2005
21 Luglio 2005
Parco Chico Mendes
Borgaro Torinese (TO)


Bando a qualunque preambolo! Il rock'n'roll è diretto e non ama le introduzioni troppo lunghe e sfiancanti! Andiamo subito al dunque descrivendo l'edizione del 2005 del Glam Attakk!
I primi a salire sul palco sono stati i The Pythons, autori di una prova veramente convincente. Partiti un po' in sordina, col cantante non al massimo, si sono ripresi alla grande mano a mano che il concerto entrava nel vivo. Credetemi, non è facile esibirsi con grinta e passione quando davanti a voi ci sono, a dir tanto, trenta persone! Purtroppo, i poveri Pythons si sono trovati di fronte un pubblico sparuto. Questo a causa dallo scarso entusiasmo dei torinesi per l'underground (molti hanno preferito pagare il biglietto intero per vedersi solo Alice Cooper!), ma anche per via di una campagna pubblicitaria praticamente inesistente. La stragrande maggioranza delle persone non sapeva nemmeno che il primo gruppo avrebbe suonato attorno alle 19.00, né era a conoscenza di quali altri gruppi avrebbero partecipato al Glam Attakk. E' una vergogna, davvero. Comunque, lo stile dei Pythons è molto americano, sanguigno e potente. Il gruppo suona in maniera compatta e coinvolgente. Sul palco sono ancora un po' statici, ma cresceranno. La loro esibizione si è lasciata apprezzare e devo dire che mi hanno fatto una buona impressione. Umili, non si sono risparmiati.
I The Kryss Band si sono esibiti subito dopo. La loro prestazione è stata influenzata da un bel po' di problemi tecnici, sul palco e di missaggio. Insomma, sono stati veramente sfortunati! Ciò nonostante, il gruppo ha dato prova di una certa personalità. Peccato che, confesso, non abbia potuto seguire tutto il loro concerto con la dovuta attenzione. Il fatto è che sono andato a prendermi un panino, e questa operazione mi ha preso più tempo del previsto. Insomma, la tizia che mi ha servito era evidentemente più brava a far altre cose con le salsicce, che non i panini! Comunque sia, The Kryss Band ha un sono ruvido, forse il più arrabbiato e il meno ruffiano delle band presenti alla manifestazione. Il loro stile denota una forte influenza punk, che aleggia su tutto il loro rock'n'roll stradaiolo e duro. Nota di merito per i coretti: rari ma catchy.
Con The Anti-Heroes la qualità dei concerti è aumentata esponenzialmente. Questa band si è dimostrata, sin dalle prime note, molto più professionale delle precedenti. Merito dell'esperienza e, forse, di un'attitudine più spiccata. Ci mettono poco, gli Anti-Heroes, a mettere a ferro e fuoco un pubblico ancora tiepido. I riff, sempre azzeccati, hanno morso anche gli spettatori più distratti; la sezione ritmica non ha perso un colpo. Il cantante poi, ha dato prova di un'ottima teatralità e di una voce veramente stupenda. Cioè, l'ideale per il genere. Di sicuro, la voce migliore dell'intero Glam Attakk! The Anti-Heroes hanno dimostrato che l'Italia non teme rivali in questo campo musicale. Mi chiedo solo cosa avrebbero potuto fare con un missaggio migliore ed un look più studiato! Bravi, davvero!
La qualità del suono è sicuramente migliorata con l'ingresso dei Private Line. Il quintetto finlandese, il vero nome di richiamo (Alice Cooper a parte), ha voluto subito far capire di che pasta fosse fatto! Perfetti, in tutto e per tutto! Look azzeccatissimo, movenze studiate, presenza scenica di grande impatto: insomma, il glam è anche (o soprattutto) questo! Ed una musica di gran livello! Rock'n'roll tirato allo spasimo, suoni potenti tanto da far vibrare il parquet! Insomma, ascoltanto i Private Line ho avuto l'impressione che il rock'n'roll stia godendo proprio di un'ottima salute! In più, i finlandesi sono ruffiani come pochi! Ballate strappamutande, rallentamenti suadenti, improvvise iniezioni di adrenalina! I Private Line hanno dimostrato di saper giocare al meglio le proprie carte. Il loro songwriting sfrutta al massimo il potenziale commerciale del genere. Molti potrebbero biasimarli per questo, ma se è il successo quello che vogliono ottenere, beh, la strada che stanno percorrendo è quella giusta. Avreste dovuto vedere quanta gente si è fiondata sullo stand a comprare il loro album! Bravi, ottimi... mi hanno lasciato di stucco. Dentro di me ho pensato: "Povero Alice! Con i Private Line a precedere il suo concerto, rischia proprio di fare brutta figura!".
Ma... Alice Cooper è troppo smaliziato per farsi mettere i piedi in testa! Lasciamo che sia ora Danny Boodman a descrivere il suo concerto!
(Hellvis)




Venghino signori, venghino! Venite a scoprire le meraviglie e gli orrori, gli incubi e i sogni, la follia e l'ironia del circo più inquietante del mondo! Venghino signori! Venghino!
E' tornato, il baraccone della vecchia strega Alice è tornato in città. Non siete accorsi? Avete fatto male, molto male, perché quel vecchio pazzo di Vincent Furnier è ancora vivo e vegeto e non si è risparmiato, per tutti coloro che sono venuti ad assistere al suo spettacolo. Alice Cooper ci sta prendendo gusto a farsi un giro in Italia: l'avevamo visto qualche anno fa durante il tour di "Dragontown" in uno show superbo e, in seguito, ce l'eravamo gustato al Gods Of Metal del 2004. Quest'anno, invece, è la volta del Chicobum Festival, un appuntamento annuale estremamente vario che si svolge all'interno del parco Chico Mendes di Borgaro Torinese che, ogni anno, invita gli artisti più disparati e lontani tra loro.
Causa ritardi vari non riesco a gustarmi tutto il Glam Attakk, una passerella per tanti gruppi della scena glam/street che hanno potuto esibirsi in un tendone prima dello show di Alice Cooper e, quindi, mi concentro sulla descrizione dello spettacolo principale.
Il palco piuttosto grande del Chicobum, per l'occasione, rappresenta una specie di vicolo, con tanto di muretti e bidoni della spazzatura pieni di armi e cianfrusaglie, mentre sullo sfondo capeggia un grosso telone con gli occhi cerchiati di nero del cantante.
Alle dieci in punto, con il sole ormai calato, si spengono le luci e la band fa il suo ingresso sul palco. La line-up è rimasta quasi invariata, tranne che per l'innesto di Damon Johnson alla seconda chitarra, ad affiancare gli ormai fidi Ryan Roxie (chitarra), Eric Singer (batteria) e Chuck Garric (basso). Alice Cooper compare all'improvviso, in una nuvola di fumo, vestito di pelle e attorniato dallo scintillio degli 'sporchi diamanti' che adornano il suo completo, richiamando il tema del nuovo album.
La partenza è da infarto con la bellissima "Department Of Youth", tratta da quel capolavoro immortale che è "Welcome To My Nightmare", seguita a ruota da un altro classicissimo: "No More Mr. Nice Guy". Tutta la prima parte dello spettacolo è diretta e senza fronzoli, con la band a sciorinare un classico dietro l'altro e con un Alice Cooper magnetico come sempre nella sua performance. Scorrono così "Dirty Diamonds", durante la quale il cantante inizia a lanciare in mezzo al pubblico collane e braccialetti; "Billion Dollar Babies", con Alice Cooper a dimenarsi con uno stocco su cui sono infilzate le banconote e "Lost In America", l'unico brano proposto dal sottovalutato "The Last Temptation", in cui il vecchio Alice ironizza sul suo paese ('non posso andare a scuola perché non ho una pistola, non ho una pistola perché non ho un lavoro, non ho una lavoro perché non sono andato a scuola').
E' arrivato il momento di una parentesi acustica e così la band ci propone "I Never Cry", dall'ottimo "Alice Cooper Goes To Hell", per poi ritornare su lidi elettrici con "Be My Lover", "Woman Of Mass Destruction" (l'unico altro brano da "Dirty Diamonds") ed "Eighteen", cantato come sempre da un Alice Cooper zoppicante che si appoggia a una vecchia stampella. Dopo una breve parentesi con un paio di brani tratti da "The Eyes Of Alice Cooper" è la volta di "Is It My Body" che conclude questa prima parte dello spettacolo.
Temevo, infatti, che anche in questo tour Alice avrebbe limitato le trovate sceniche lasciando solo spazio alla sua grande musica: per carità, niente di cui lamentarsi, però si sentiva la mancanza del lato più teatrale del singer, quello che lo rende unico nel suo genere, un'icona intramontabile degli eccessi del rock'n'roll. Fortunatamente sono stato smentito! Il palco viene inondato da una luce rossa e il cantante, sornione, inizia ad agitare delle maracas per uno dei miei pezzi preferiti della sua carriera: "Go To Hell". Alle sue spalle, intanto, compare una giovane vampira in abiti discinti, avvolta in un mantello nero, che agita un cordone, iniziando a frustare la band (si tratta di Calico Cooper, sua figlia, per chi non lo sapesse...). Da qui inizia il vero spettacolo: Alice e sua figlia iniziano una specie di lotta, Calico mostra i canini al pubblico, allarga il suo mantello nascondendo il cantante e quando lo riabbassa... Alice è scomparso.
La band si lancia quindi in una esecuzione strumentale di "Black Widow", con tanto di assolo di batteria (invero parecchio noioso) di Eric Singer. A proposito del biondo batterista, apro una parentesi dicendo che si tratta di un musicista sicuramente preparato ma che, a mio parere, mal si sposa con il sound grezzo e rock'n'roll di Alice Cooper (non che nei Kiss stesse meglio, se è per questo...). Intanto il cantante ricompare, questa volta vestito con una elegante camicia a sbuffo rossa e un cilindro nero, per la parentesi più nera della serata, ovvero "Gimme" e "Feed My Frankenstein", durante la quale Alice raccoglie vari pezzi di cadavere (tranne la testa) seminati sul palco per 'montarli' all'interno di una bara posta in verticale a un lato del palco.
A questo punto arriva l'apoteosi: lo show continua con quello che, a tutti gli effetti, può definirsi uno spettacolo teatrale, quasi interamente sorretto dai brani di "Welcome To My Nightmare". "The Awakening", "Steven" e "Only Women Bleed" scorrono senza una pausa, con Calico che balla attorno al padre che, con tutta la sua teatralità, simula l'amore, il dolore, la pazzia e la furia omicida. Alice viene bloccato e imprigionato nella camicia di forza per l'esecuzione di "The Ballad Of Dwight Fry", lui si libera, canta, recita, viene catturato ancora da due ceffi vestiti da spaventapasseri e finalmente... ci siamo.
Rullo di tamburi. E' lei! La ghigliottina! Protagonista dei live di Alice Cooper da trent'anni e passa! La lama si alza, Calico lascia la corda e via, la testa cade. Ad essere pignoli va detto che la testa è caduta con un bel po' di anticipo rispetto alla lama, ma non stiamo a sottilizzare! Calico e il boia cominciano a giocare con la testa mozzata, sputando sangue sulle prime file, finché la giovane assassina non la prende per posizionarla assieme agli altri pezzi di cadavere nella bara. Grave errore visto che, in uno sbuffo di fumo, Alice 'risusciterà' vestito con un completo bianco e cilindro per il gran finale sulle note di "School's Out".
La band saluta tra le ovazioni del pubblico e ci saluta con gli ultimi tre pezzi. Si parte con "Poison", osannata da tutto il pubblico che, temo, non conosca a fondo la carriera trentennale di Alice Cooper, seguita da un interessante ripescaggio da "From The Inside", ovvero "I Wish I Was Born In Beverly Hills", con una divertentissima Calico a fare la parodia di Paris Hilton, con la band e Alice a prenderla in giro.
Il concerto si chiude con "Under My Wheels" dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, l'immensa grandezza di un artista unico come Alice Cooper, capace di unire a brani immortali uno spettacolo unico sia nei momenti più drammatici che in quelli più giocosi e ironici.
"What's my name?" urla Alice prima di congedarsi.
"ALICE COOPER!!!"
"Yeah, that's right!!!
E a noi non resta che inginocchiarci, citando l'ormai celeberrima scena di "Wayne's World" (noto in Italia come "Fusi Di Testa" - nd Hellvis), prostrarci e mormorare: "non siamo degni... non siamo degni...".
(Danny Boodman)