FORBIDDEN / NEURASTHENIA
25 Giugno 2008
Sottotetto Sound Club
Bologna


Quando ho saputo del ritorno dei Forbidden in Italia, leggendaria band thrash della bay-area, non ho potuto fare a meno di ritornare con la memoria al 30 Maggio 1990, data del loro concerto a Cernusco s/n insieme a Vicious Rumors e Death Angel. Una serata indimenticabile con tre band che allora erano tra le mie preferite, in particolare Vicious Rumors, e della quale conservo gelosamente il biglietto con gli autografi del cantate e del bassista dei Forbidden e di tutti e cinque i Vicious Rumors. Difficile dimenticare la simpatia e la disponibilità di Carl Albert, dopo lo show, con il suo capellino da baseball, pronto a firmare autografi e a scherzare con i fan (in particolare con le ragazze… ovviamente).
Ma chiudiamo il cassetto dei ricordi e torniamo al presente con questa ghiotta occasione di rivedere i Forbidden dal vivo. L’appuntamento è a Bologna al Sottotetto il 25 Giugno. La località, posta fuori dal centro, in mezzo al verde è ottima per esagerare con il volume, anche se scopriamo presto che il concerto si terrà al chiuso… con il caldo che c’è non è una buona notizia!
Prima di entrare notiamo, in un tavolo in mezzo al cortile di questa vecchia casa rurale, tutta la band che cena… la situazione è talmente surreale che a nessuno viene l’idea di avvicinarsi per strappare un autografo. Aspettiamo di entrare scambiando due chiacchiere (musicali, s’intende) con gli altri ragazzi presenti, in realtà non tanti. Mi capita, giuro senza volere, di sentire la telefonata del chitarrista e cantante dei Neurasthenia alla nonna, che gli raccomanda di comportarsi bene… eheheh. Se potesse vederlo quaranta minuti dopo sul palco, truccato, sudato e vestito con una giacca di pelle da cui spuntano due corna, mentre sputacchia a destra e a manca, chissà cosa penserebbe!!! Finalmente entriamo nel locale, ma il caldo fa desistere la maggior parte dei presenti che preferiscono aspettare fuori che le band inizino a suonare, curiosando tra i CD in vendita in una bancarella poco distante. Io resisto e sono tra i tre spettatori che assistono al concerto del primo gruppo. Purtroppo, anche per mia negligenza, non riesco a dirvi di chi si trattasse: il loro nome non viene riportato in nessun programma del concerto e non vi è traccia neanche su internet. Del resto non saprei dirvi molto su quello che hanno suonato. Vedevo le dita dei due chitarristi e del bassista muoversi sui manici, il cantante (uno dei chitarristi) che urlava nel microfono e il batterista che pestava come un dannato, ma quello che mi arrivava alle orecchie era un rombo uniforme dove era impossibile distinguere qualcosa. Il fonico se ne è bellamente fregato e quello che usciva fuori arrivava più dagli amplificatori sul palco che dall’impianto vero e proprio. Un peccato perché tutto sommato mi sembrava che i quattro ragazzi tenessero bene il palco.
Viene il turno dei Neurasthenia, che giocano in casa, essendo di Bologna. Con loro la situazione acustica cambia parecchio: almeno riesco a distinguere i vari strumenti e a individuare le canzoni, molte tratte dal loro demo “Full Force Of Thrashers”, di cui trovate la mia recensione nell’archivio dei demo, e altre prese dal loro album “Possessed”, sempre recensito su Shapeless da PaulThrash.
Non chiedetemi i titoli delle canzoni, questo và oltre le mie capacità mnemoniche: certo l’esecuzione nel suo complesso risulta precisa e trascinante. Ottima la presenza scenica dei quattro elementi e anche il pubblico risponde positivamente ad una performance professionale e di buona qualità.
Terminata la loro esibizione, il pubblico entra in massa nel locale, sapendo che manca poco al momento più atteso della serata. Come capita spesso nel caso di concerti con poco pubblico e con un ristretto servizio d’ordine, ci sono i mitomani che salgono sul palco, prima del concerto, per farsi fotografare davanti alla batteria o sotto lo striscione con il logo della band. La cosa è accettabile finchè questo avviene prima dell’inizio, ma quando questa processione sul palco continua anche con tutta la band impegnata a suonare, allora diventa assai fastidiosa e non solo per i musicisti, ma anche per chi assiste, che deve sopportare questi cretini che, una volta beccati da chi è addetto al servizio d’ordine, si gettano a caso tra la folla che segue il concerto. Attenzione, io non stò parlando di “stage diving”; qui si tratta di persone che salgono sul palco e vi stazionano per un minuto abbracciando i musicisti, in attesa che i loro compari, rimasti sotto al palco, li fotografino… poi si danno il cambio!! Poveretti!
Per fortuna questa è stata l’unica pecca della serata.
I Forbidden si presentano on stage con la formazione classica ad eccezione del batterista, che per queste date è Mark Hernandez (Heathen, Defiance, Vio-lence, etc..), cioè: Russ Anderson alla voce, l’italoamericano Craig Locicero alla chitarra, Matt Camacho al basso e Glen Alvelais alla chitarra. Era già giunta voce che nel tour attuale sarebbero state proposte solo canzoni dai primi due inarrivabili albums, e così è stato. Apre in maniera devastante “March Into Fire” e subito il panico dilaga tra il pubblico. Pogo sfrenato e headbanging senza tregua, tanto che già dopo la prima canzone Russ esclama “You Are Crazy, Men!!”, ma ovviamente questo è solo l’inizio! Seguono a raffica “Forbidden Evil”, “Off The Edge”, “Chalice Of Blood”, “Twisted Into Form”, “Follow Me”, “Step By Step” e quando arriva il turno di “Through The Eyes Of Glass”, una vera e propria mina anti-uomo, io mi ritrovo già senza un filo di voce e con tutti i nervi del collo doloranti!! Mi guardo in giro e noto con piacere di non essere il solo in queste condizioni; intravedo Claudio Pino di Radio Diffusione Pistoia a torso nudo in un bagno di sudore arrancare tra la una folla di gente sconvolta che non riesce però a fermare il proprio entusiasmo. Vengono in nostro soccorso gli auguri di compleanno che Locicero rivolge ad una ragazza in prima fila e che portano ad una breve sosta…ma poi si ricomincia come e più di prima. E vai con “Out Of Body (Out Of Mind)”, “ One Foot In Hell” e tutte le canzoni che non ho citato e che fanno parte di “Forbidden Evil” e “Twisted Into Form”, non ne manca nessuna all’appello. Quando le casse alla fine, diffondono “Spiral Depression”, ci guardiamo tutti in faccia. Nessuno ha la forza di chiedere un bis che probabilmente anche la band non avrebbe avuto la forza di concedere, dopo quasi un’ora e mezza a questo livello. Esecuzioni impeccabili, senza un attimo di tregua, al limite dell’umano e con una potenza devastante. Non si poteva chiede di più, senza rischiare il collasso fisico, vista anche l’attuale stazza di Russ, che ha aggiunto diversi chiletti al suo peso forma, pur mantenendo intatta la sua potente voce. Ed è così, tranquilli e rilassati, che ce ne torniamo a casa, stanchi ma pienamente soddisfatti.
E prova a spiegare, il giorno dopo, al lavoro, come mai non hai più un filo di voce…
”Sciono sctato a un concerto…”.
“Ma chi cantava, tu??”
“Anche io, scì!”
“Come??”
“Mavaffan….”


(J.L.Seagull - Settembre 2008)


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