EUROPE
4 Novembre 2004
Alcatraz
Milano
Eccomi finalmente, dopo vent'anni dalla prima volta che li ascoltai, alla
presenza dei "cinque pupazzi" che a mio giudizio (ma non solo) tradirono le
buone premesse d'inizio carriera e decisero di vendersi al muzic biznes
divenendo di fatto per l'Europa quello che negli States proprio in quel
periodo furono i Bon Jovi (poi scambiandosi con loro i ruoli attraverso
l'oceano qualche tempo dopo).
L'Alcatraz e' pieno in ogni ordine di posti, un casino di ex-ragazze della
prima ora che, mollati i figli a casa, tornano a cercare scampoli della loro
giovinezza a rendere tributo ai loro idoli del tempo; ma anche un sacco di
ragazzine e di fan maschi d'ogni grado, eta' e militanza (dai vecchi metallari
che sono riuscito a riconoscere anche se cercavano di mescolarsi tra la folla,
ai poser con le magliette dei Blind Guardian).
Il concerto comincia con "Got To Have Faith", brano d'apertura del granitico
album della reunion, e poi e' tutta una sequenza di pezzi nuovi e vecchi, sia
dei primi due ottimi lavori, sia del periodo del tradimento, sia del nuovo
"Star From The Dark", mescolati tra loro senza farsi problemi di scarsa
omogeneita', visto che tutti quanti sono pezzi che vanno dal molto bello al
piu' che ascoltabile, senza alcun brano "pacco".
Il tripudio della folla, e il godimento del sottoscritto (che quella sera ha
tradito i Saxon che suonavano a Trezzo d'Adda) e' alle stelle. La band e'
affiatatissima e spacca di brutto. Sia i pezzi nuovi sia i vecchi sono
eseguiti con cattiveria e durezza assurde. John Norum e' sublime chitarrista
della vecchia guardia, semidio degli anni '80 ispirato dai mostri sacri Page,
Blackmore, Schenker, Moore, i cui fantasmi egli evoca con un tocco magnifico e
un groove da groppo alla gola in molti momenti della serata. In ispecie Gary
Moore e' forse il chitarrista che piu' ho ritrovato nelle note di Norum nel
corso di molti brani. Del resto i Thin Lizzy erano tra le grandi band
ispiratrici del primo periodo Europe, quasi dei numi tutelari del tempo.
Joey Tempest si rivela grande frontman e voce ancora in stato di grazia, pur
con qualche limite dovuto all'eta'. In particolare nei pezzi piu' vicini a
Zeppelin o Whitesnake, la voce del cantante metal piu' plasticoso degli anni
'80 stupisce per feeling e calore, si sente che non e' sul palco solo per i
soldi della reunion ma ci crede veramente, stupito e coinvolto dal tripudio
della folla che lo osanna e gli rende omaggio. Un ottimo frontman, tra l'altro
autore della quasi totalita' dei pezzi eseguiti in serata (e il ruolo di
compositore di canzoni di Joey e' da molti ingiustamente sottovalutato), che
si muove sul palco con grande confidenza e ottimo feeling con il pubblico
femminile che lo adora.
Molto bravi gli altri tre membri storici della band, soprattuto la sezione
ritmica che ci da' dentro come calci in culo: durissimi, pesanti, spietati. E
non parlo solo dei numerosi pezzi presi dal nuovo lavoro, che sono massicci
come panettoni di granito, ma anche le canzoni del passato e soprattutto
quelle dall'"album del tradimento" ("The Final Countdown") vengono presentate
si' fedeli alle versioni originali che li resero popolari al tempo, ma anche
arricchite della medesima durezza che gli Europe hanno trovato dentro di se'
in questa nuova venuta. Una sopresa veramente. Mi sono dovuto ricredere su
questo gruppo gia' dopo pochi minuti dall'inizio dello show. Non una
sbavatura, mai un cedimento, dai pezzi piu' picchiati, alla melensa "Carrie"
suonata dal solo Tempest in versione acustica col pubblico a cantare a
squarciagola (not me! io l'ho sempre odiata!!!), alla conclusiva "The Final
Countdown" (questa, dannazione, son riusciti a farla cantare anche a me)
eseguita alla perfezione con un pubblico in delirio in adorazione dei
beniamini del passato.
Niente da dire. Cosi' come sono stato sorpreso nell'ascoltare e riascoltare
il nuovo lavoro, allo stesso modo sono stato preso in contropiede da questa
prova dal vivo. Non mi aspettavo una band, che ritenevo di plastica, a questi
livelli. Piu' che metal, hanno suonato un hard rock durissimo, pesantissimo in
alcuni momenti, che mi ha fatto venire in mente le mazzate del secondo lavoro
dei Led Zeppelin (tanto per rendere l'idea), mescolato a parti morbide,
talvolta ruffiane, e a stacchi di metal moderno e tagliente, senza soluzione
di continuita' o di perdita d'amalgama. Fusione perfetta tra i cinque,
sinergia totale col pubblico. Cosa chiedere di piu'?
E ora li aspetto a marzo per il tour vero e proprio.
I cinque pupazzi sono tornati. Ma sono diventati umani, maturi e incazzati.
(Mork)