DISMEMBER + CORAM LETHE + SOULPIT
02 Dicembre 2005
La Gabbia
Pove del Grappa (VI)


Avevo una gran voglia di vedere dal vivo i Dismember, sperando che avrebbero riproposto un po' di vecchi cavalli di battaglia. Poi c'erano i Coram Lethe, che quest'anno se ne sono usciti con un ottimo album come "The Gates Of Oblivion", ed infine i Soulpit, gruppo di cui non sapevo nulla, ma che mi incuriosiva perché proviene dalla mia regione. Nonostante questo, sono stato in dubbio se andare a questo concerto per due motivi: da una parte il mal di gola, che fortunatamente mi ha dato tregua (ma ovviamente non ho potuto gridare, il che è frustrante quando sei di fronte ad un gruppo che ti entusiasma), dall'altra il tempo, che minacciava neve, ed invece si è limitato ad una pioggia gelida e fastidiosa.
Il concerto si è tenuto presso La Gabbia a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. I primi a salire sul palco sono stati i padovani Soulpit. Il loro show è stato abbastanza breve ma energico: se non ricordo male hanno eseguito cinque canzoni del proprio repertorio ed una cover dei Carcass del periodo "Necroticism - Descanting The Insalubrious", ovvero "Incarnated Solvent Abuse". Quest'ultima, riproposta in maniera ineccepibile, ha richiamato l'attenzione di un pubblico ancora un po' sornione, ma anche le canzoni precedenti sono state suonate con precisione. Il genere proposto è un ibrido tra thrash violento e death, basato principalmente su ritmiche abbastanza cadenzate, con qualche sporadica apertura melodica. In qualche caso le canzoni mi son parse poco immediate, complice una struttura che forse poteva essere studiata meglio, ma nel complesso la prova dei Soulpit è stata positiva.
E' stata quindi la volta dei Coram Lethe (http://www.coramlethe.com/), per il sottoscritto una delle migliori realtà che l'Italia possa vantare. I membri del gruppo si sono presentati sul palco agguerriti, con i volti segnati da un trucco nero vagamente tribale. Quasi tutto il repertorio, ad eccezione di un'unica canzone, è stato preso dal loro debut-album "The Gates Of Oblivion": "Episode", "Dying Water Walk With Us" e "Hands Of Lies" sono stati i brani che più mi hanno colpito. L'esecuzione dei musicisti è stata semplicemente perfetta: Francesco Miatto dietro le pelli è un metronomo, Leonardo Fusi e Deimos sono due chitarristi impeccabili, Mirco Borghini è un frontman carismatico e dal vivo riesce a dare il meglio di sé, ed infine il nuovo entrato Matteo Meucci è un bassista preparato, per nulla intimorito del ruolo che si è trovato a ricoprire da poche settimane a questa parte. Deimos, in particolare, era una presenza sinistra ed ogni tanto rivoltava indietro gli occhi, mostrando le orbite bianche. Nonostante tutto, il pubblico non si è lasciato andare più di tanto e molti hanno preferito risparmiarsi per i Dismember. Un peccato, perché i Coram Lethe avrebbero meritato un'accoglienza certamente più calorosa. Forse a chi non li aveva mai sentiti potrebbero essere parsi poco diretti e concreti in certi frangenti, ma la grinta ed il sudore che ci hanno messo non sono serviti lo stesso a smuovere la maggioranza dei presenti.
Ecco dunque salire sul palco i cinque svedesi (http://www.dismember.net/): gli anni passano, ma loro sembrano non risentirne. Mi son parsi molto alla buona, aperti e simpatici, ed hanno dimostrato di suonare con la passione di un gruppo agli esordi. Tengono bene il palco, intrattengono e dialogano col pubblico, si spostano da una parte all'altra e soprattutto si divertono ancora un sacco a suonare dal vivo. Già dal primo accordo ho capito come sarebbe andata la serata: quella distorsione inconfondibile ha richiamato davanti al palco parecchia gente e subito si è scatenato un pogo micidiale. Gente che saltava sul palco e si buttava sulle prime file, urla, birre lanciate in aria, cori e applausi... davvero un bel macello. Hanno riproposto pezzi recenti (tra cui pure l'anticipazione di una canzone che verrà inserita nel prossimo album) ed altri assai datati, da "Pieces" a "Reborn In Blasphemy", passando per "Casket Garden" e (se non ricordo male) "Skin Her Alive". L'esecuzione ogni tanto è stata un po' approssimativa, pur non avendo da suonare parti troppo impegnative, ma son sicuro che nessuno ci ha badato: l'importante era vederli esibirsi con una grinta ed una carica che non potevano lasciare indifferenti. Hanno salutato il pubblico un po' frettolosamente, ma tanto si sapeva che sarebbero tornati per i bis. E difatti eccoli ripresentarsi con "Override Of The Overture" (opener di "Like An Ever Flowing Stream"), aperta da un riff fenomenale, per concludere con la splendida "Dreaming In Red", guarda caso la canzone che me li ha fatti conoscere, ormai dieci anni fa. Un po' me l'aspettavo, ma quando ho sentito le note del basso sono stato felicissimo, visto che sono particolarmente legato a questa canzone ed è una delle mie preferite dei Dismember. Peccato per l'assolo iniziale un po' sporco, che non mi ha fatto provare le stesse sensazioni che su CD.
Alla fine tutti si sono fiondati a dare il cinque al gruppo, che ha dimostrato di non aver affatto intenzione di ritirarsi. Sono ancora tra i leader della scena death, non c'è dubbio. Anche se non sempre se ne sono usciti con un disco indovinato, a loro va il merito di aver creato uno stile che ha in seguito fatto scuola. Sinceramente non so cosa aspettarmi dal prossimo album in studio (la canzone in anteprima sembrava discreta, purtroppo però non mi è rimasta in testa), ma di sicuro se mi ricapita tornerò a vederli, perché sono stato veramente soddisfatto. Mi auguro che lo siano stati pure loro, vista la cornice di pubblico (non saprei dire quante persone, ma il locale era abbastanza pieno) e la sua partecipazione.
(BRN)