BRITISH STEEL FESTIVAL
ANGELWITCH + Girlschool + Diamond Head + Crying Steel + Demon + Grim Reaper + Elixir

7 Novembre 2010
Estragon
Bologna


Mi ritrovo per la seconda volta in poco più di un mese e mezzo in quel di Bologna, zona fiera, per quella che potrebbe essere una domenica uggiosa come le tante capitate in quest'ultimo periodo, non fosse che Bologna Rock City ha radunato una delegazione britannica di band che hanno scritto la storia della NWOBHM, per festeggiare con gli stessi fautori i 30 anni che proprio in questo 2010 compie uno fra i primi esempi di heavy metal davvero incisivi mai ascoltati dal pubblico dell'epoca. Come non cedere al fascino di band seminali come Angelwitch e Diamond Head, lasciarsi trasportare in una dimensione rock 'n roll dalla grinta che le Girlschool ancora sanno sprigionare, proiettarsi in un'altra dimensione con le melodie stellari dei Demon ed affilare le lame con la potenza di Elixir e Grim Reaper? Decisamente difficile per quanti hanno vissuto quell'epoca in prima persona (e di over 45 ce n'erano, anche in abbondanza), e per quanti come il sottoscritto, o come i tanti ancor più giovani presenti, non c'è stata possibilità per forze di causa maggiore, un modo per sancire che quella musica resta immortale, e lo sarà fino a quando esisteranno fan che si prodigheranno per recare il testimone ai posteri. Sarò franco: dei presenti, conosco la discografia dei Diamond Head, un amore nato in età più tenera ed ovviamente grazie alle cover loro tributate dai Metallica, che mi hanno lanciato nel mondo della passione per il vinile (il mio primo acquisto fu "Canterbury" alla Fiera del Disco di Novegro di ormai una decina d'anni fa... perdonate il momento "amarcord", N.d.P.), il primo episodio della discografia degli Angelwitch ed i due capitoli iniziali firmati Ebony Records dei Grim Reaper, mentre le restanti band sono note solo di nome. Inoltre, ho avuto il piacere di vedere solo le Girlschool in azione più di un anno e mezzo fa, ma noto con piacere che lo smalto e la carica non sono per nulla diminuite, anzi! Giungo poco più tardi dell'orario segnalato come inizio, e già penso di non fare in tempo a godere dello spettacolo degli opener Weapon, ma scopro che il combo ha perso l'aereo in madrepatria, non capisco se per negligenza loro o quant'altro, e la palla passa agli Elixir: il combo capitanato dall'energico vocalist Paul Taylor, giunto all'esordio discografico solo nel 1986, durante la seconda tornata di band NWOBHM, e riunitosi all'inizio del nuovo millennio per dare alle stampe nuovi album fra cui l'ultimo "All Hallows Eve", uscito alla fine di ottobre, comincia alla grande scaldando il pubblico con brani estratti da tutta la loro discografia. Un quintetto solido, oserei dire inquadrato, ma agli spettatori presenti non interessa di certo una grande apertura mentale! Una prova davvero sopra le righe, non si poteva chiedere di meglio per cominciare! Ovviamente attendo di vedere i Grim Reaper, o più precisamente Steve Grimmett's Grim Reaper, formazione pescata dalla carriera solista dello stesso Steve Grimmett, che lo accompagna in questa occasione, ma non è in procinto di creare nuovi episodi discografici. I quattro partono di gran carriera con "See You In Hell", e Steve Grimmett dimostra di aver mantenuto un'ugola d'acciaio, con una prova veramente ineccepibile; "Liar", "Run For Your Life", "Fear No Evil", "Rock You To Hell" e "Waysted Love" sono alcune delle chicche in programma per la serata, e non manca un tributo al grande Ronnie James Dio con la cover di "Don't Talk To Strangers"... poco importa se non eseguita con perfezione maniacale! Una delle migliori apparizioni della giornata, senza dubbio più attesa e sentita di alcune ad essa susseguitesi. I Demon sono per il sottoscritto una novità assoluta; il combo si presenta a 6 elementi, considerato che rispetto agli esordi si è aggiunta una tastiera in formazione. Le atmosfere si rilassano, e se anche qualche amico mi parla dispiaciuto e contrariato di questo loro nuovo corso più soft, devo ammettere che si è venuto a creare un momento più "introspettivo" e meno irruento, che in un festival come questo calza decisamente a pennello. Verissimo, alla lunga possono stancare, perché viene a mancare parte di quella arrembante fierezza che ha fatto la fortuna dello stesso movimento, ma un applauso ai Demon non lo si può davvero togliere! Finale affidato a "Don't Break The Circle", che non è un brano dei Blind Guardian, per i meno attenti a questi "piccoli" particolari... Giunge il momento per i bolognesi Crying Steel di salire sul palco; forse una posizione troppo alta in scaletta rispetto alle band che li hanno preceduti, ma onore e merito ad una band italiana che ha fatto del verbo heavy il proprio riferimento, magari maggiormente legato al power americano che non al movimento britannico, ma pur sempre piuttosto ben inquadrata nel contesto. I brani sono presi dai primi album della band, così come dall'ultimo "The Steel Is Back", edito da My Graveyard Productions nel 2008; la nuova formazione, con il defezionario Luca Bonzagni sostituito da Stefano Palmonari (precedentemente impegnato con tribute band), sembra aver già rodato il palco da tempo, e l'esibizione trascorre piacevolmente con una formazione affiatata che non vuole perdere il confronto con le band che si sono finora susseguite. La mia trepidante attesa si conclude, ed i Diamond Head dell'unico superstite Brian Tatler partono con la loro performance; sono convinto che molti, come il sottoscritto, già avessero l'acquolina in bocca dopo le dichiarazioni che attestavano la volontà di eseguire per intero l'esordio "Lightning To The Nations", che compie 30 anni proprio quest'anno. Promessa non mantenuta, e seppur con una ottima prova vocale del singer Nick Tart, frontman dai modi molto effeminati ma dalla voce calda e suadente, un grintoso siparietto continuo del bassista Eddie "Chaos" Moohan, che sembra divertirsi quasi più del pubblico, ed una buonissima prova di Andy Abberley (chitarra) e Karl Wilcox (batteria), la band non entusiasma più di tanto gli astanti. Brian Tatler non sbaglia una nota, peccato che non dimostra la seppur minima grinta, nel farlo. Non bastano "It's Electric", "Play It Loud", "Sucking My Love", "To Heaven From Hell" e la conclusiva "Am I Evil?" a rialzare le sorti di un prova davvero breve che ben pochi hanno davvero apprezzato. Sia chiaro, la scelta di inserire in scaletta brani anche dagli ultimi lavori ("Death And Progress" - 1993, "All Will Be Revealed" - 2005 e "What's in Your Head?" - 2007) è più che lecita e legittima, ma considerato che le apparizioni live nel nostro paese si possono contare facilmente, sarebbe stato d'uopo offrire un bel tuffo nel passato così come promesso. Ma tant'è, e di certo l'immensa stima che provo per questi inglesi non verrà meno dopo questo 7 novembre! Quasi temevo per le Girlschool: una posizione non del tutto felice, tra le due band che tutti aspettavano con fervore. La prestazione dei Diamond Head ha lasciato una nota amara in molti di noi, e ci hanno pensato queste quattro forze della natura a risollevare il morale! Brani veloci ed efficaci, all'insegna più del rock 'n roll becero (non ignorante), estrapolati dall'ultimo "Legacy" (2008) così come dagli esordi discografici del quartetto (come non citare su tutte le monolitiche "Hit And Run", "Demolition Boys" e "C’mon Let’s Go"?). Denise Dufort, Kim Mc Auliffe ed Enid Williams, accompagnate dalla talentuosa Jackie Chambers alla chitarra solista, hanno davvero spaccato, non trovo termini per migliori per definire le impressioni finali! Stanchi certamente, ma pronti per una conclusione di giornata al fulmicotone, ci si avvicina nuovamente al palco dell'Estragon attendendo di vedere gli AngelWitch chiudere in bellezza questa domenica di fuoco; come già annunciato, accanto al mastermind Kevin Heybourne, una nuova formazione fra le tante susseguitesi negli anni. Oltre ai misconosciuti Will Palmer al basso e Andy Prestidge alla batteria, troviamo Bill Steer, inconfondibile ascia di Carcass e Napalm Death, a completare il quadro d'azione. Eccoli sul palco, e si ha ben poco di che ridire: i brani sono eseguiti con precisione e potenza, il leader Heybourne non sbaglia un colpo e non fa rimpiangere l'ugola dei tempi che furono, per alcuni di noi udita solo su supporto musicale. La scaletta è quanto di meglio si possa richiedere, e praticamente tutti i brani, bonus track comprese, sono presi dal seminale esordio. Inutile citare la setlist, e inutile sottolineare come i nostri concludano lo show con l'autocelebrativa "Angelwitch", attesa a furor di popolo. Kevin Heybourne è un uomo di poche parole, davvero poche, ma chi ha avuto la fortuna di vederli in passato al di fuori del suolo italico, non fa che ribadire che da sempre è piuttosto taciturno, e si limita alla presentazione dei brani, più qualche sporadico tentativo di caricare il pubblico. Uno show da manuale, per concludere in bellezza una giornata forse stancante, ma che è valso la pena attendere e supportare! Come ricordo del festival, i ragazzi della webzine Entrate Parallele (e il buon Gianluca "Lord Avalon" Moraschi ha tenuto una copia in serbo per il sottoscritto) hanno realizzato una fanzine, con una prefazione del guru Sandro Buti, un'intervista ai Crying Steel e 30 recensioni relative ai rispettivi 30 album che a loro parere hanno segnato la storia del genere di cui si sono qui celebrati i 30 anni di vita: quindi troverete i classici Iron Maiden, Saxon, Diamond Head, Angelwitch, Venom, altri grandi nomi che purtroppo non hanno raccolto il meritato successo come Tygers Of Pan Tang e Praying Mantis, ma anche band "minori" (solo per fama) come i già introdotti Demon, Grim Reaper, Elixir, per non parlare di Satan, Tysondog, Savage, Battleaxe, Blitzkrieg e quanti ne rimangono per completare il quadro delle 30 uscite. Che dire? Speriamo di riuscire a festeggiare anche i 40 anni della NWOBHM, che tra alti e bassi è rimasta viva e vegeta nei cuori degli appassionati, e rimarrà impressa nel bagaglio della musica metal per molti anni a venire... alla prossima!
(Paulthrash - Novembre 2010)