BLOODSHED SUMMER FEST
22 Luglio 2006
Heartland Hall
Rivalta di La Morra (CN)


Nonostante abiti in Piemonte sin dal giorno della mia nascita, devo ammettere che ad un certo punto ho creduto di essermi perduto nei meandri della "provincia granda". Eh sì, la provincia di Cuneo non è proprio piccolina, e tra un paese e l'altro alle volte si snodano strade lunghe e tortuose, tra campi infiniti e collinette (quando non proprio alte montagne). Già non ero mai stato a La Morra, ma fin lì non ho avuto problemi grazie alle segnalazioni puntuali dei cartelli stradali. Quando però è stato il momento di trovare la frazione Rivalta, a La Morra, ed in particolare la Borgata Tebbioni... aaaaargh! Sono impazzito! Eppure, visto che con calma e vaselina l'elefante gliel'ha messo in culo alla gallina, piano piano sono arrivato al Heartland Hall, un oasi di rock dopo tante villette isolate e campi incolti o coltivati intensamente (non ci sono vie di mezzo!). Si tratta di un locale valido, dotato di una buona acustica, e che è venuto incontro alle mie necessità offrendomi una cucina pronta e veloce. Appena entrato sono stato accolto con simpatia dai modenesi Browbeat, che mi hanno riconosciuto grazie ai contatti presi via MySpace. Allora funziona sto cazzo di sito, dopotutto!
Comunque sia, placata la fame (mia e della mia ragazza, c'era anche lei), sono entrato nel locale e... un gruppo stava già suonando. Ma che gruppo? Boh! Panico! Secondo la scaletta i primi a dover salire sul palco avrebbero dovuto essere i Mainline ma, cavolo, ho visto i Mainline un sacco di volte e quelli sul palco non erano i loro! Un improvviso cambio di scaletta? Con coraggio ed umiltà ho avvicinato uno degli organizzatori (Vlad degli Stigma), chiedendogli umilmente lumi sulla prima band. Con mia soddisfazione, mi è stato risposto che si trattava di un fuori programma, un gruppo di quelle parti aggiunto all'ultimo, i No Way To Ababu. Un curiosità: nel gruppo ci suona colui che fu il primo bassista degli Stigma. La loro musica si è dimostrata perfettamente in linea con quella della serata, con tanta violenza ed altrettanta melodia. Quattro canzoni e via, un aperitivo gradevole ma che non mi ha colpito particolarmente.
Di tutt'altra qualità i Mainline, gruppo ormai famoso dell'underground torinese e non solo, alla loro ultima data italiana prima della partenza per un tour in Inghilterra. Che dire? Una garanzia. Esecuzione precisa e sentita, tanta grinta e melodia, per una musica fatta di classe ed arrangiamenti sopraffini. Sul palco i Mainline se la cavano sempre egregiamente, e la resa sonora non li ha traditi. Non si sono conservati le energie in vista del prossimo assalto ad Albione. L'esibizione si è conclusa con una canzone nuova, molto melodica, ed una personalissima cover dei Nirvana ("Negative Creep"?).
A seguire, i salernitani Kernel Zero. Mille chilometri per suonare in una sperduta frazione del cuneese: un esempio di carattere, di voglia di suonare (cosa che manca a tanti, tanti gruppi nostrani!). E il cuore mi si è aperto quando ho sentito gli applausi del pubblico, discreto come presenze, ma abbastanza caldo per essere in Piemonte. E come non essere coinvolti dalla musica dei Kernel Zero?! Cazzo, se cartellano! Picchiano di brutto, e si sono guadagnati la palma di gruppo più brutale della serata. Il loro è metalcore, sì, ma che violenza! L'arrangiamento, e le canzoni, sono più lineari rispetto a quelle dei Mainline (che comunque sono completamente diversi come stile), ma l'impatto è senza dubbio devastante. In più, sanno stare sul palco: saltano, si muovono senza posa, il cantante si è buttato giù tra la folla per accendere un pogo. Insomma, rispetto, davvero tanto rispetto. Un'esibizione di cuore che forse, in qualche modo, ha danneggiato i successivi Undead. Non perché la band ravvennate si sia espressa male, ma perché era veramente difficile pareggiare un concerto così grintoso come quello dei Kernel Zero.
Comunque sia, gli Undead non hanno deluso le aspettative. Un metalcore serrato, molto cattivo in tanti frangenti, che ha saputo coinvolgere sebbene non abbia mai brillato in quanto ad originalità. Comunque sia, un'esecuzione discreta anche se il batterista qualche volta ha perso qualche battuta. Nulla di grave comunque. Un'esibizione onesta, culminata con una cover e duetto col cantante dei Browbeat.
Arrivati a metà della serata (tra l'altro era già molto tardi, visti i tempi allungatisi a dismisura), sorpresa! O meglio, una sorpresa che era nell'aria... Cambio di scaletta! I tedeschi Fall Of Serenity, per qualche motivo inaspettato, hanno dato un'ultimatum vista l'ora tarda: "Noi suoniamo adesso, perché poi dobbiamo andare via. Non sono amesse repliche". Non mi sono messo ad indagare sul perché, anche se qualcosa ho saputo, ma non reputo sia giusto elencarne qua i motivi di questa decisione. Anche perché non sono certo un tipo che scrive solo per sentito dire. Ragion per cui, per qualche motivo indipendente dall'organizzazione, i Fall Of Serenity hanno fatto storie. Di conseguenza gli Stigma hanno anticipato la loro esibizione (avrebbero dovuto suonare per terzultimi), riducendo la loro scaletta a soli quattro brani, veloci veloci, per lasciar spazio ai tedeschi. E' stato un peccato, perché ero molto curioso di sentire le nuove composizioni della band di Mondovì. Però, così è la vita e quindi non mi lamento. Gli Stigma sono saliti sul palco con la consueta grinta, ma l'esibizione è stata meno esplosiva del solito. Le cose non sono andate come sarebbe stato in programma, quindi il gruppo si è limitato a suonare qualche canzone nuova più la vecchia "Epitaph Of Pain". Non ci sono stati tanti intermezzi, ma il pubblico si è dimostrato entusiasta lo stesso. Così, ad un primo ascolto, le nuove canzoni mi sembrano piuttosto interessanti e, naturalmente, rabbiose come non mai. Sono curioso quindi di sentirle su full-length, quando questo sarà pubblicato. Ah, l'ultima canzone è stata eseguita col cantante dei Conspiracy A.D. come ospite.
Arrivato il turno dei Fall Of Serenity, gli headliner fino a un'oretta prima, il pubblico era un po' scemato. Vuoi che il passaparola aveva reso un po' antipatici questi tedeschi (ho visto una bandiera italiana sventolare, anche), vuoi che la gente era ormai stanca e stava solo più pensando a pizze e patatine (gratis, e ci credo... in Piemonte la parola "gratis" è magica!), ho trovato il pubblico più freddo e... ridotto a poche persone. Vabbè che era già tardi (l'una passata, e mancavano ancora tre gruppi!), vabbè che ognuno stava già spurgando i cavoli suoi (quella poser della mia ragazza non stava bene) o era brillo (io stesso ho travolto un tizio aprendo la porta del locale ma, graziaddio, ci si può mettere a scattare una foto appostandosi proprio davanti ad una porta?), ma per gli headliner mi sarei aspettato un pubblico più caloroso! Misteri della fede... Comunque sia, i Fall Of Serenity hanno suonato con professionalità, muovendosi discretamente bene sul palco, anche se si vedeva che non erano soddisfatti della poca partecipazione del pubblico. Si notava una certa distanza tra le due parti, ed io stesso sono rimasto poco coinvolto dal concerto. Le qualità dei Fall Of Serenity sono indubbie, ma non tali da risvegliare il mio interesse più di tanto.
Un pubblico poco numeroso, ma più caldo, ha accolto invece i Conspiracy A.D.. Il gruppo si è presentato con tanto di bandiera tricolore alle spalle, ed ha suscitato l'entusiasmo dei pochi presenti con una prova di cuore, grazie anche al carisma del cantante. I miei rispetti a questo gruppo, e anche a quelli che hanno suonato dopo, per essersi sacrificati suonando fino all'ora tarda. Comunque, buona qualità per questo gruppo di Ravenna, che ha scaldato gli animi mezzi addormentati con grinta e sudore. La prestazione è culminata con l'arrivo del cantante degli Stigma sul palco, per un discreta esibizione a due cantanti.
Alle due passate, i Sentence stavano salendo sullo stage. La mia ragazza era già da tempo in auto, non stava bene, e beh... mi sono trovato costretto attraverso pressioni via SMS ed i rimorsi di coscienza ad uscire, mio malgrado, dal Heartland Hall per riportarla a casa (un'oretta di viaggio). E quindi, il mio Bloodshed è finito qui e mi sono girate un po' le palle, perché ero ancora curioso di ascoltare sia i Sentence che i simpatici Browbeat. E purtroppo, per vari motivi, ho dovuto defilarmi repentinamente, e mi spiace non aver ricambiato in maniera più efficace la loro simpatia, recensendoli in questo report... ragazzi, il vostro saluto mi rimane nel cuore, e anche se non sono un tipo di tante parole, vi ricordo. Spero di vedervi presto e di rifarmi scrivendovi un bel report. Mi scuso anche con Vlad, Morgan e gli altri che non ho più salutato, ma sono dovuto scappare. La prossima volta vi offro una birra... Invece, mentre quei gruppi stavano suonando, io ero già per strada, tra curve, un cielo scuro ed una notte ormai matura. Sono arrivato a casa (non mia, ma quella della mia ragazza, in provincia di Cuneo) alle tre spaccate, con un po' di rammarico ma la sensazione di aver passato una bella serata. Ho incontrato un po' di gente simpatica e volenterosa. Sono sempre più convinto che la scena metalcore italiana non tema confronti con quella straniera. Certo, ho potuto anche constatare come il cosidetto metalcore (che definizione vasta - e poi che c'entrano i Mainline?) soffra di un costante adagiarsi sui cliché, sulle medesime formule espressive che alla lunga mi annoiano. Non è un fenomeno italiano, ma globale. Credo comunque che molte delle band che si sono esibite al Bloodshed, abbiano la possibilità di lasciarsi dietro questa derivatività, e potranno un giorno camminare con le proprie gambe. Magari rischiando, magari rompendo certi schemi. Ma solo chi rischia può ambire a qualcosa. Chi si adagia sulle medesime formule musicali, va sul sicuro, e si accontenta. Io non mi accontento. E voi, cari gruppi?!
(Hellvis)