BLACK CELTIC SUMMIT 2005
Negură Bunget + Opera IX + Mortuary Drape + Anael + Vexed + Amethista + Karnage

13 Novembre 2005
Puget Sound
Castelletto Cervo (BI)


La sesta edizione del Black Celtic Summit si è svolta in quel di Castelletto Cervo, piccolo centro del biellese. Puget Sound (http://www.pugetsound.it/) è il nome del locale che ha ospitato la manifestazione.
I biellesi Karnage (edo_atrito@yahoo.it) hanno aperto le danze con una prestazione energica e convincente. Si tratta di un gruppo giovane, che deve ancora fare la sua gavetta. Per questa ragione è toccato proprio a loro l'onore e l'onere di inaugurare il festival. Un compito ingrato perché, come accade sempre, il pubblico è un po' freddo e distratto durante le esibizioni dei primi gruppi in scaletta. Figurarsi che ho visto gente intenta a cazzeggiare, a leggere, a mangiare... insomma, a far di tutto meno che a degnare i Karnage di una minima attenzione! Questa cosa mi ha fatto imbestialire! E' chiaro che sono i gruppi famosi ad attirare il pubblico, ma lo snobbare gli esordienti è un grave sintomo di ottusità mentale! Devo dirvi la verità: non avevo mai ascoltato nulla dei Karnage prima del concerto. Però ero curioso, mi ponevo domande: "Come suoneranno? Come si muoveranno sul palco?". Non capisco proprio perché certe persone siano così indifferenti alle novità! Ma sono pensieri futili questi: ormai ho fatto il callo a gente che paga il prezzo intero del biglietto per vedere solo i gruppi principali, o addirittura soltanto l'headliner! Contenti loro... I Karnage hanno comunque dato prova di grinta, e di una buona preparazione tecnica. Le loro composizioni hanno quasi sempre colpito il segno, e mi sono parse abbastanza articolate. Non si sono fatti scoraggiare dalla freddezza del pubblico, ed hanno ripagato gli spettatori più attenti con una prestazione coinvolgente!
Dopo i Karnage, è stata la volta di una band torinese: gli Amethista (http://www.amethista.com/). Per loro fortuna, il ghiaccio era già stato scalfito (non rotto, sarebbe chiedere troppo!) dal gruppo precedente. Quando Æretica è salita sul palco, ed ha acceso due piccoli ceri, il pubblico è sembrato risvegliarsi un minimo. Un po' di atmosfera, e soprattutto la presenza scenica della cantante, hanno sortito il loro effetto immediatamente. Temo che molta gente si sia limitata ad apprezzare solo questi aspetti degli Amethista. Un gran peccato, secondo me, perché la band ha dato prova di carattere e talento. Æretica si è dimostrata in grado di passare agevolmente da uno screaming stridente, a vocalizzi quasi operistici. E' inoltre molto abile a muoversi sul palco, ed il suo carisma è indubbio. Il resto del gruppo è molto preparato, e la prestazione complessiva è stata leggermente penalizzata dal bilanciamento dei volumi non perfetto. Le loro canzoni, relativamente lunghe, hanno alternato sfuriate black sinfoniche a passaggi più atmosferici. A parer mio, questo gruppo ha dalla sua un forte potenziale commerciale, nel senso positivo del termine ovviamente. Spero che riesca a sfruttarlo al meglio. Ah, dimenticavo: colgo l'occasione per scusarmi pubblicamente con gli Amethista per il mio atteggiamento antipatico dell'altra sera. Uno dei miei difetti caratteriali è quello di adombrami spesso e volentieri. In quei momenti, tendo a rifuggire i contatti sociali. Inoltre, ero al Puget per godermi un concerto e recensire la manifestazione. Come da usanza, avverto sempre i gruppi della mia presenza, più che altro a titolo informativo. Mai avrei immaginato che gli Amethista avessero preparato dei promo per i recensori, e che mi stessero aspettando per consegnarmene uno! La cosa mi ha preso alla sprovvista, ed il fatto che fossi così adombrato non mi ha certo reso simpatico agli occhi dei musicisti. Non vorrei però che la mia cazzonaggine potesse riflettersi negativamente sulla reputazione di Shapeless, una webzine che include tra le sue fila gente seria ed appassionata. Perciò Æretica, Alexandros e soci, scusatemi ancora per l'altra sera!
I Vexed (http://www.angermusic.it/) sono stati senza dubbio più fortunati dei gruppi che li hanno preceduti. Infatti, il loro ingresso sul palco è stato accolto da un pubblico un po' più numeroso, e già un po' scaldato. Il gruppo lombardo ha subito coinvolto i presenti con un attacco thrash assolutamente violento. Nessun momento atmosferico, nessuna successione armonica interminabile: puro thrash senza compromessi! Alcuni spettatori coraggiosi si sono lanciati in solitari headbanging, ma la vitalità del quintetto non poteva lasciare indifferenti. I Vexed hanno dato prova di grande attitudine, e non hanno mancato di sollazzare i nostalgici con aggressive cover di Venom e Hellhammer. Bravi, davvero!
Con gli Anael (http://www.anael.de/) il Black Celtic Summit è entrato nel suo vivo. Ero molto curioso di vedere questi tedeschi dal vivo, e la loro prestazione è stata senza dubbio appagante. Tra l'altro c'è un piccolo aneddoto da raccontare. Appena entrato al Puget, sono andato allo stand della Iron Tyrant (http://www.irontyrant.net/), l'etichetta degli Anael, per comprare il loro ultimo album e altra roba. In seguito, mentre ero al bar in attesa di un panino, sono stato avvicinato da un tizio straniero. Sembrava quasi stupito del fatto che avessi comprato il loro ultimo lavoro: si trattava infatti del bassista degli Anael. In seguito, abbiamo parlato del più e del meno, e mi ha fatto piacere notare quanto fosse onorato di suonare al Black Celtic Summit. Eh sì, gli Anael hanno cuore e passione, e non solo sul palco! E sono lieto che mi abbiano visto acquistare un loro LP, perché... beh, credo che l'underground non vada supportato solo a parole, ma anche con i fatti! Molti miei colleghi giornalisti, non di Shapeless ovviamente, non comprano più musica. Le scuse si sprecano. In realtà, credo che aspettino i promo e basta. Una politica del genere, a mio parere, è totalmente negativa per l'underground. La maggior parte dei gruppi suda sangue per incidere un demo o un album: non sarebbe giusto ripagargli almeno le spese? Incoraggiarli con qualche vendita? Mah... Anche il discorso accrediti. Molti giornalisti non si degnano nemmeno di vedere un concerto, senza accredito. Io l'accredito avrei potuto ottenerlo, ma ho dovuto rimandare ad oltranza la richiesta. Dapprima ho avuto la certezza matematica di essere presente al Black Celtic, tanto che ho avvertito i vari gruppi. Poi sono successi svariati casini, che mi hanno indotto a non chiedere un accredito: sarei stato a rischio di forfait. Alla fine, tutto è andato per il verso giusto, ma ormai era troppo tardi per un pass. Chi se ne frega! 10,00 euro per una manifestazione di questo livello, è un prezzo stracciato! Sono stati comunque soldi ben spesi, perché mi sono goduto tante ore di ottima musica! Mi verrebbe da sputare in faccia a chi dice: "Senza accredito, non mi muovo neanche di casa!". Puah, che schifo! La musica è un'arte e come tale deve essere mossa da passione. Passione di chi suona, ovviamente, ma anche di chi scrive. Se la passione venisse a mancare, beh, l'arte lascerebbe il posto alla routine! Torniamo però agli Anael (mi sono lasciato prendere un po' la mano dalle divagazioni, eheh!). Dopo un accurato soundcheck, i bravi tedeschi hanno dato vita ad una prova di buon livello. Le loro canzoni, lente e tenebrose, sono sempre caratterizzate da ritmiche accattivanti. Il pubblico non ha dato in escandescenze, ovviamente, ma non c'era una persona che non tenesse il ritmo con leggeri movimenti della testa o del piede. Alternando composizioni nuove ad altre tratte da "Necromantic Rituals", lo show del quartetto non ha deluso le aspettative. Il caratteristico riffing strisciante (tipo vecchi Samael), sempre adattato ad una struttura apparentemente semplice, non hanno lasciato scampo. Se proprio dovessi trovare un difetto, punterei il dito sull'eccessiva staticità del gruppo: sono stati pressoché immobili per tutto il tempo!
Luci violette e drappi funebri hanno contornato la prova dei coriacei Mortuary Drape (http://www.mortuary13drape.com/). Ero veramente curioso di vedere all'opera la nuova formazione del gruppo: sono stato soddisfatto al 100%! Peccato per il bilanciamento non proprio perfetto, che ha penalizzato il suono con un eccessivo riverbero. Per il resto, mi sono proprio goduto la prova di Wildness Perversion e soci: un concerto divertito, grintoso e generoso. Ed il pubblico! Sin dalla prima canzone, si è lanciato in un pogo spaccaossa! Urla, capocciate, corna alzate verso l'alto: insomma, è quasi commovente il rapporto tra questo storico gruppo italiano ed i propri fan! Bello il siparietto nel quale Wild si è messo ad incitare il pubblico, chiedendo a gran voce di avvicinarsi: "Allora! Venite avanti! Devo venirvi a prendere?! OK, vi vengo a prendere!"... ed eccolo correre giù dal palco per afferrare i più mosci tra le retrovie! Eheh, grande!! Ce ne fosse di gente così, nel mondo della musica!
Questa formazione dei Mortuary Drape è validissima. I classici del gruppo hanno brillato di una luce tutta nuova (grande, grandissima esecuzione di "Tragic Tregenda"!), e le canzoni più recenti hanno convinto appieno ("Unfading Revenge" più bella della versione su album)! E, lo scrivo in tutta sincerità, sono contento che il Drappo abbia sfruttato il suo spazio per proporre anche le composizioni del nuovo album! Quando un gruppo guarda solo al passato, vuol dire che non ha più nulla da dire. Wild e soci, invece, hanno ancora tanto da comunicare! E, album dopo album, hanno continuato a farlo con la consueta autonomia, liberi da ogni pregiudizio o pianificazione. Se non avete apprezzato i loro ultimi lavori, beh... mi spiace tanto per voi, non so che dirvi!
Ho rivisto gli Opera IX (http://www.operaix.it/) dopo un bel po' di tempo. L'ultima volta era stata al Barrumba di Torino, locale che ormai ha chiuso i battenti. Rispetto all'ultima esibizione, ho visto un cantante più deciso, più sicuro del suo ruolo: sia nella voce che nei movimenti. Invece, il batterista mi è sembrato sotto tono, soprattutto nelle prime canzoni (peccato, perché "The Serpent's Nemeton" è un'opener eccezionale). Non so, forse è solo un'impressione, ma l'ho sentito poco sciolto. Generosa, come al solito, la prestazione degli altri musicisti, sempre pronti a dare il meglio in ogni situazione. Ossian ha suonato in buona scioltezza, come se avesse smaltito tutto d'un colpo lo stress per l'organizzazione del concerto! La prestazione del gruppo è comunque migliorata canzone dopo canzone. I brani più recenti sono stati suonati con perizia, passione e potenza. Molto bella "Battle Cry", con tanto di violoncellista ospite sul palco! Le canzoni più datate ("Sepulcro", ad esempio) sono state invece rinfrescate da un'interpretazione aggressiva e vivace. Mi permetto di dare un piccolo consiglio a M. The Bard. Sarebbe opportuno che, nell'interpretare il vecchio repertorio degli Opera IX, provasse ad utilizzare maggiormente l'alternanza tra cantato pulito e cantato distorto. Così, tanto per rendere più varia ed istrionica l'interpretazione, come faceva la vecchia cantante. Questa è comunque una mia opinione personale, pienamente discutibile. In fondo gli Opera IX non hanno mai sbagliato un colpo nelle loro carriera, eheh!
A notte inoltrata, i Negură Bunget (http://www.negurabunget.com/) sono saliti sul palco. Come i lettori di Shapeless sapranno, ho sempre idolatrato la band romena. Ne ho trattato la discografia completa, sin dai loro primissimi esordi, ed è stato un onore per me poterli ascoltare dal vivo, e scambiare quattro chiacchiere con il buon Negru (ed anche con Hupogrammos, anche se ammetto di non averlo riconosciuto subito, ahah!). La formazione allargata per le esibizioni dal vivo, include una tastierista, un percussionista ed un bassista ospite (Spurcatu, il terzo nome storico della band, se n'è andato da poco). Oltre alla strumentazione tradizionale, sul palco erano presenti anche strumenti popolari della regione di origine dei Negură Bunget, la Transilvania.
Sin dalle prime note, ho subito capito che questo concerto mi avrebbe coinvolto come pochi. Non so come spiegare, è una questione di sensazioni personali, ma la musica di questi romeni riesce sempre a colpirmi nel profondo. Eh sì. Prima di vederli all'opera, ho temuto che certe atmosfere, certe sonorità tipiche dei loro album, fossero troppo complesse da riprodurre dal vivo. Sono lieto di aver constatato quanto i miei timori fossero infondati. L'esecuzione del secondo movimento di "N'Crugu Bradului", ad esempio, mi ha emozionato tantissimo. Quell'insistenza sulle medesime figure musicali, è un qualcosa di ossessivo ma al tempo stesso stupendo. L'arrangiamento è stato leggermente modificato, ovviamente, ma questo ha reso ancora più stimolante l'ascolto. Anche la prima traccia tratta dal MCD "Inarborat Kosmos" non è stata male, e di sicuro gli è stata donata un po' di vigoria in più. Una bella sorpresa, inaspettata, la cover del classico "I Am The Black Wizards" degli Emperor, che il pubblico ha accolto con entusiasmo. Insomma, buona prestazione quella dei Negură Bunget (beh, Hupogrammos arranca sempre un po' sulle vocals pulite, ma non c'è male!). Musica per le menti e per le anime, originalissima, lontana anni luce dai cliché di un genere che tende a ripetersi all'infinito. Senz'ombra di dubbio, una delle migliori black metal band in circolazione!
La sesta edizione del Black Celtic Summit si è conclusa verso le due meno dieci. Mi sono diretto alla mia auto stanco, ma soddisfatto dell'esperienza vissuta.
Tirando le conclusioni, sono conscio di aver assistito ad una manifestazione di grande valore artistico. Peccato che, sospetto, ombre scure si stiano addensando sul futuro di questo festival. Ossian mi ha confidato che, se le cose non fossero andate per il verso giusto, questo avrebbe potuto essere l'ultimo Black Celtic Summit. Infatti, dalle prime edizioni, si è verificato un calo esponenziale di presenze. Ho obiettato che, forse, le sedi scelte per il festival fossero un po' defilate rispetto alle grandi città. E' ovvio però che la mia obiezione fosse un po' fiacca. Cavolo, quante volte ho inveito su queste pagine virtuali di Shapeless contro il tiepido pubblico piemontese?! E questa volta anche il pubblico lombardo (non) ha fatto la sua parte! Insomma, in un modo o nell'altro, riusciamo a farci togliere le poche cose interessanti che abbiamo. A quanto pare, questa edizione ha contato circa centocinquanta presenze: una miseria. Se penso che Negru mi ha detto: "Pochissima gente, vero?", mi vengono i brividi! Perché? Perché questo poco entusiasmo? Perché tanta gente, anche più giovane del sottoscritto, non sente più il desiderio di vedersi un concerto di grande spessore? Chiedendo in giro, ho ottenuto solo risposte deludenti, figlie di ragionamenti superficiali o addirittura irrazionali. Da parte mia, sono rimasto soddisfattissimo di ciò che ho visto ed ascoltato al Puget Sound. Sono amareggiato invece dell'indifferenza e della pigrizia dimostrate dal pubblico della mia regione. Spero di poter vedere una nuova edizione del Black Celtic Summit, il prossimo anno. Lo spero con tutto il cuore.
Ah, mi stavo dimenticando una cosa. Verrà pubblicato un DVD di questo concerto: siete invitati ad acquistarlo. Almeno questo...
(Hellvis)