ABORYM + BLACKLODGE + TESSTIMONY
30 Maggio 2004
Transilvania Live
Milano


Non faccio mistero che gli Aborym siano uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Capirete quindi che non ho avuto molti dubbi se farmi o meno tre ore abbondanti di viaggio per andarli a vedere dal vivo. Tra l'altro, come ospite d'eccezione, c'era Bård Faust, uno dei più discussi personaggi della scena Black norvegese, che ha collaborato con la band capitolina in occasione del loro ultimo "With No Human Intervention". Insomma, questa serata si presentava più come un vero e proprio evento, che non un semplice concerto.
Arrivo con un certo anticipo al Transilvania Live, per cui ho anche modo di vedere com'è strutturato il posto: il palco è abbastanza ampio, tanto che in quattro (batterista escluso) ci si sta abbastanza in tranquillità, ed è situato in fondo ad una lunga sala rettangolare, che può tranquillamente accogliere qualche centinaio di persone. Non so se vengano tolti dei tavoli per far più spazio in occasione dei concerti, fatto sta che il locale era abbastanza ampio. Alcuni volti noti si aggiravano già prima dell'inizio del concerto, anche nello spazio antistante l'entrata.
All'inizio di ogni esibizione veniva aperto un tendone rosso porpora sul palco, che poi tornava a mascherare quello che succedeva nello stage non appena un gruppo lasciava spazio al successivo.
Quando iniziano i cechi Tesstimony il pubblico è ancora scarso, tanto che davanti al palco si potevano contare circa una ventina di persone soltanto. Il loro Death melodico, in bilico tra Carcass, Dark Tranquillity e gli At The Gates di "Terminal Spirit Disease", non c'entrava molto con quello che avrebbero suonato i due gruppi successivi. I cinque cechi se la sono cavata discretamente, ma il coinvolgimento del pubblico non c'è stato, in pratica. Il cantante era abbastanza carismatico, mentre gli altri erano tutti piuttosto statici. Il secondo chitarrista era alle prese con più di un problema legato al suono, mentre il bassista, presentatosi con un basso a sei corde, non ha fatto vedere quei numeri che mi sarei aspettato. Una esibizione un po' fiacca, insomma, resa tale anche dal fatto che mancavano quasi totalmente parti veloci e assoli, mentre gli stacchi melodici e arpeggiati erano fin troppi.
Il pubblico inizia a farsi numeroso al momento dell'esibizione dei francesi Blacklodge, fautori di un Black molto contaminato da elementi elettronici/EBM. Il lavoro di batteria è svolto da una drum-machine. Il terzetto si tova confinato in una piccola porzione di palco da dei pannelli argentei disposti tutt'attorno alle spalle dei musicisti. I tre si presentano con un face painting bianco e nero in classico stile Black; l'elemento più curioso, però, era il bracciale del cantante, nel quale erano infilzate otto siringhe, al posto dei classici chiodi e borchie. I Blacklodge hanno saputo catturare l'attenzione delle prime file grazie ad uno show violento e conivolgente, anche se qualche finale di canzone, proprio per il fatto che usavano una drum-machine, è sembrato smorzato e fin troppo intuibile. Al di là di tutto, si sono dimostrati una band creativa e originale anche nel palco, e non solo musicalmente.
E' iniziata quindi una lunga attesa, che ha preceduto la salita sul palco degli Aborym, con alcune grida impazienti che si levavano dalla folla. Alla fine il tendone si apre anche per loro, sulle note di un'intro, tra un'ovazione del pubblico. Da sinistra a destra c'erano Nysrok, con una cresta rossa e vestito di nero, con una croce rovesciata rossa che si illuminava intermittentemente, dando l'idea di pulsare (la si può vedere anche sul videoclip di "With No Human Intervention"), Attila, con dei pantaloni metà argentei e metà neri ed un trucco bianco, rosso e nero, Seth, il più sobrio e legato al passato, con maglietta senza maniche dei Nifelheim e viso scoperto, e infine Fabban, mascherato da un passamontagna nero con qualche finto rasta rosso che scendeva da sopra e una maglietta con la scritta "devil" in rilievo.
Si parte poi con "Love The Death As The Life", un classico cavallo di battaglia. I quattro si sono dimostrati ben più carismatici di quanto mi sarei mai aspettato, con Attila e Fabban, in particolare, che interagivano molto col pubblico. Tocca a "Here Is No God S.T.A." a tener alti gli animi, suonata anche con le chitarre, ma fondamentalmente simile all'originale. Arriva quindi il momento di "Fire Walk With Us!", inizialmente un po' caotica, a causa di un'acustica che lasciava a desiderare. In effetti Attila e Fabban sembravano alle prese con qualche problema di audio, inconvenienti che non si sono risolti del tutto col proseguire dello show. Una voce dal pubblico grida "Digital Goat Masque" e viene subito accontentata. Da segnalare che l'intermezzo di cello è stato riproposto interamente col basso (in pulito, mentre per il resto Fabban ha sempre suonato in distorto, collegando un Metal Zone alla propria testata), con risultati pregevoli. Al termine della canzone Nysrok e un determinatissimo Seth depongono momentaneamente le chitarre: il primo per gestire degli effetti e dei campionamenti, il secondo per ripresentarsi dietro il microfono con una maschera antigas. E' infatti arrivato il momento di "Chernobyl Generation" e Seth si occupa di emettere delle grida che vengono totalmente distorte e filtrate dalla maschera, tanto che di umano, alla fine, hanno ben poco. I chitarristi tornano poi ad abbracciare i propri strumenti per suonare "Faustian Spirit Of The Earth", forse la mia preferita, con quel finale mastodontico che ha scosso non solo la mia spina dorsale. Al termine Attila introduce il nuovo pezzo, ma non sono riuscito ad afferrare se si trattasse di un breve intermezzo o cos'altro: la base era quella di "Automatik Rave'olution Aborym", con l'aggiunta delle chitarre e della voce. Al termine, comunque, c'è la notizia che tutti si aspettavano, e viene presentato l'ospite Faust, che sale sul palco in tutta tranquillità, con un paio di normalissimi jeans blu e delle scarpe da ginnastica, saluta il pubblico e prende posto dietro la batteria. L'ex batterista degli Emperor si esibisce per un'unica canzone, ovvero "The Alienation Of The Blackened Hearts", al termine della quale corre subito verso il pubblico, lancia le bacchette e dà il cinque ai tanti fan che lo salutavano. La sua abilità con la batteria non è stata cancellata dagli anni passati dietro le sbarre, anzi. La band saluta il pubblico e il sipario si chiude in maniera un po' mesta, visto che lo show è durato poco più di tre quarti d'ora. A questo punto la gente inizia a guardarsi in faccia, e uno o due esaltati non si danno per vinti e iniziano ad imprecare con tutti quelli che si aggiravano oltre le transenne, per avere almeno un altro pezzo. E' stato assurdo quando hanno investito di bestemmie ed espressioni quanto mai pittoresche il cantante dei Tesstimony, che non capiva assolutamente nulla e se n'è andato allibito dietro le quinte. Il tendone, dopo qualche minuto, si riapre e c'è spazio per un ultimo pezzo, ovvero "Total Black", prima della conclusione definitiva del concerto, con Attila che grida "See You In Hell". Anche durante questa canzone Seth si è ripresentato con la maschera antigas, ma questa volta solo per scena.
Dopo qualche minuto Nysrok e Fabban si ripresentano tra la gente, a ricevere complimenti e saluti, anche se il più disponibile e pacato è sembrato senza dubbio Faust, che si lasciava fotografare con i fan e concedeva autografi in tutta tranquillità. E' stato un po' spiazzante vederlo in quest'ottica, conoscendo i suoi trascorsi in prigione e leggendo certe sue interviste di dieci anni fa. Una piacevole sorpresa, comunque.
In definitiva, è stato uno show da vedere, anche perchè essere presenti ad una prestazione di Attila dal vivo almeno una volta nella vita è una sorta di must per chiunque sia legato al Black Metal. In tutta sincerità, però, mi sarei aspettato qualcosa di diverso: il vero e proprio evento cui credevo di assistere, alla fin fine, non si è rivelato così clamoroso. Dall'affluenza non così copiosa del pubblico alla mancanza di un impatto scenico di quelli sensazionali, passando per alcuni inconvenienti a livello di suoni e acustica, aggiungendoci poi che mancavano canzoni da "Kali Yuga Bizarre" e che di assoli se ne son visti ben pochi, tanto che i valori tecnici della band non sono stati messi in mostra, direi che questa serata, bella fin che si vuole, non è stata qualcosa di storico. La scaletta ha proposto canzoni molto eterogenee, tanto che si è passati per momenti molto diversi tra un pezzo e l'altro. In pratica, però, la sperimentazione si è limitata alla sola drum-machine e a dei campionamenti.
Neanche il viaggio di ritorno, in una città che non conosco quasi per niente, mi ha riservato delle sorprese. Insomma, fin troppo tranquilla come giornata, rispetto a quello che mi sarei immaginato!
(BRN)