ZON
Back Down To Earth
Etichetta: Epic(vinile)/Escape Music(ristampa in CD)
Anno: 1979(vinile)/2003(CD)
Durata: 37 min
Genere: prog/pomp rock
Dopo i viaggi astrali dell'esordio, l'anno successivo gli Zon "tornano
sulla terra" con l'album "Back Down To Earth", seguito ideale al primo
vinile, che mostra sulla copertina i cinque truci componenti della band
che sbarcano da un aereo, attesi da un ossequioso maggiordomo che porge
loro una chitarra. Mentre il primo album era stato preparato con calma
e le canzoni già ampiamente rodate dal vivo, il secondo viene composto
in tutta fretta durante il tour; questo contribuisce a dare un diverso
spessore artistico alle canzoni che ne fanno parte oltre che a privarle
quasi completamente delle influenze progressive. Inoltre la CBS, che ha
sotto contratto delle vere e proprie macchine da soldi quali Boston,
Meat Loaf e Toto, chiede alla band un album più commerciale. Gli Zon
accontentano in parte le richieste della major perchè, anche se il
risultato è più radiofonico, la vera natura della loro musica non viene
meno e il prodotto contiene delle vere e proprie gemme di pomprock come
"Circus", "Gods and Kings" e "As Seasons Change". "B.D.T.E." è anche
l'album che mi fà conoscere gli Zon, acquistato per caso al Mondo
Dimar, per posta, esclusivamente perchè mi ispirava la copertina
(all'epoca non esisteva un My Space sul quale ascoltare qualche
sample). Quindi anche per motivi sentimentali, personalmente lo
preferisco all'esordio, ben sapendo di andare controcorrente, vista
l'unanime predilezione per "Astral Projector"...diciamo che è comunque
una gara dura stabilire quale dei due sia meglio. Piccola curiosità,
l'ordine delle canzoni sul vinile canadese è diverso da quello del CD.
La scelta fatta dall'Escape Music di aprire l'album con "Circus" e più
d'effetto e la condivido (nell'originale la title track apriva la side
A e "Gods & Kings" la side B). La canzone parte con l'organo di
Helm in primo piano, maestoso, con un incedere molto E.L.P.. La
chitarra che interviene subito dopo deve molto al primo album dei
Boston, ma il suono è meno sintetico. E' evidente che è generato dalle
valvole fumanti di un amplificatore e non da qualche scatolina a
transistor (senza nulla togliere a Tom Scholz e soci, tra le mie band
preferite della fine degli anni '70). Alla chitarra si sovrappone un
synth che sembra quasi una sirena antiaerea ad aumentare la tensione
del pezzo. Quando tutta la band è in pista l'aspetto della canzone è
molto simile a pezzi degli Styx tipo "Blue Collar Man" o "Miss
America". Ammetto di aver consumato i solchi del vinile, tante sono
state le volte che mi sono ascoltato questo riff potente e trascinante
che, furbescamente, viene ripreso più volte nel corso della canzone.
Sulla stessa linea anche "Gods and Kings", bella potente, dal
ritornello accattivante e ipnotico, alternato a stacchi di chitarra e
batteria perfettamente dosati. Il tempo è terzinato e molto simile a
quello che gli Iron Maiden riproporranno in "Running Free". Un'altra
perla contenuta in questo secondo album è "As Season Change",
dall'inizio lento, retto da un arpeggio di piano, dalla melodia della
chitarra solista e dalla bella voce di Young, che nel coro del
ritornello raggiunge il top, con le linee vocali doppiate che si
intrecciano; veramente da brividi. Nel finale il tempo raddoppia e la
canzone acquista un notevole tiro, anche grazie al raffinato lavoro
chitarristico di Miller.
Un'esempio di freschezza sonora è la title track: semplice,
immediata e scanzonata. Come sempre i cori caratterizzano il ritornello
e il synth ricama la melodia portante: il risultato è musica che gli
Styx suoneranno in album come "Cornerstone" o "Paradise Theater" negli
anni '80. Particolarmente pop, forse un po' fuori genere, sono " Please
Stay", che ricorda in alcuni passaggi band come i Supertramp e
"Cheater" che parte molto ala Toto, per arrivare in un continuo
crescendo a un tempo veloce sotto un cantato ipnotico e ripetitivo che
apre la strada agli assoli di chitarra, fino alla conclusione. Sono
quelle canzoni che, come ho avuto già modo di scrivere, spiazzano un
attimo l'ascoltatore, ma che invogliano a ripetuti ascolti. Un altro
gruppo di composizioni, "Lifeline", "Suicide" e "When he's old",
appartiene semplicemente al rock, inteso nella sua forma più generica
ed aperta a ogni forma di influenza, il pop, il prog, il country e,
perchè no, il jazz. Il risultato è sempre molto piacevole e porta a
volte alla memoria bands dal suono tipicamente americano come Steve
Miller Band (l'album "Fly Like an Eagle") o James Gang (l'album
"Miami").
Dal bel tiro e sufficentemente dura da rientrare a tutti gli effetti
all'interno dell'hard rock, suonato in quel periodo da band come, per
sempio, Grand Funk Railroad, è "Take it for Me". Il basso e la batteria
martellanti accompagnano la melodia e la magistrale interpretazione di
Young. Nella parte centrale è contenuto uno dei riffoni di chitarra più
trascinanti di quel periodo; ancora oggi riesce a scaldare il mio cuore
di vecchio rocker ad ogni ascolto...da manuale e da inserire di diritto
nell'archivio dei riff più riusciti della storia del rock, insieme a
classici come quello di "In-A-Gadda-Da-Vida" degli Iron Butterfly o
"Sunshine of Your Love" dei Cream.
In appoggio all'album, uscito nel 1979, seguono diversi concerti:
quello di Toronto, che li vede come headliner, è di fronte a 17.800
persone. Dovrebbe essere l'apice per la carriera degli Zon, invece,
ironia della sorte, segna l'inizio dei problemi per la band. Un
reporter del "Globe & Mail", giornale a tiratura nazionale, assiste
al concerto, ma solo a quello del gruppo di apertura e accidentalmente
li scambia per gli Zon. La recensione negativa che segue nella pagina
dello spettacolo provoca gravi problemi alla popolarità della band,
tanto che la stessa CBS si mobilita perchè venga pubblicata una
smentita. Ma tutte le proteste cadono nel vuoto. Raccontata oggi una
cosa del genere ha dell'incredibile: se io leggessi una recensione
negativa di un album metal fatta, per esempio, da un giornalista del
"Corriere della Sera" (indovinate chi...un indizio? Normalmente spara a
zero su qualunque band emetta suoni distorti dagli amplificatori...dai
che avete capito), sarei immediatamente invogliato all'acquisto di quel
CD. Evidentemente le cose all'epoca funzionavano in maniera
completamente diversa, oppure è la mentalità dei canadesi a esserlo in
confronto alla nostra...o entrambe le cose. Stà di fatto che la band
non si risolleva mai completamente da quella situazione e quando la CBS
decide di "ripulire" il proprio parco artistico, gli Zon vengono
licenziati, nonostante il contratto per il terzo album già firmato. La
battaglia legale che ne segue serve solo ad aumentare l'amarezza
all'interno del gruppo che arriva, dopo mille problemi, alla
pubblicazione del nuovo album nel 1980 per la piccola Falcon Records,
il praticamente sconosciuto "I'm Worried About The Boys", che contiene
"Sweet Jane", cover del noto pezzo dei Velvet Underground. Ne segue un
tour che li vede aprire anche i concerti di Alice Cooper in Canada; ma
ormai la band è allo sbando e subito dopo si scioglie. Ultima loro
testimonianza musicale il singolo "For you" del 1981 che, ironicamente,
raggiunge il secondo posto in classifica, cosa mai successa con i
lavori precedenti, neanche ai tempi del contratto con la CBS. Alcuni
elementi, Jim Samson e Kim Hunt, confluiscono nei Moxy, mentre Howard
Helm, che attualmente abita a Tampa in Florida, partecipa come
tastierista alla tournè di Mike Ronson e Ian Hunter, che dura ben
quattro anni, oltre a essere un ricercato session man in studio. Brian
Miller invece lavora nel più grande guitar store di Toronto.
Già da alcuni anni, praticamente dalla ristampa dei primi due
lavori degli Zon da parte dell'"Escape Music" nel 2003, si parla di
reunion e della preparazione di nuove canzoni. Voce confermata anche da
Rik Emmett, ora ex-Triumph, che ha usufruito della collaborazione di
Denton Young nei suoi recenti lavori solisti, in una intervista a John
Beaudin per smoothjazzcanada.com. Sono quelle notizie che non sò mai se
definire buone o cattive, visto il risultato che hanno dato altri
episodi simili. In ogni caso ormai la storia è scritta e certamente
"Astral Projector" e "Back Down To Earth" ne fanno meritatamente parte.
(J.L. Seagull - Settembre 2007)
Voto: 9
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