ZERO HOUR
Specs Of Pictures Burnt Beyond

Etichetta: Sensory Records / Intromental Management
Anno: 2006
Durata: 43 min
Genere: prog metal


Ad un anno di distanza dal precedente "A Fragile Mind" tornano sul mercato gli statunitensi Zero Hour con un nuovo album che mostra una notevole evoluzione nel sound della band, una evoluzione che potrebbe avvicinare nuovi ascoltatori alla difficile proposta del gruppo, ma che, allo stesso tempo, potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio.
Quando un anno fa mi sono ritrovato a recensire "A Fragile Mind", pur apprezzando il lavoro chirurgico creato dagli Zero Hour, non ho potuto fare a meno di notare una certa freddezza di fondo; un meccanicismo cerebrale così fisso e cristallizzato da lasciare ben poco spazio alle emozioni. "A Fragile Mind" si rivelava lentamente come un album estremamente difficile, ben rappresentato anche dalla copertina onirica di Travis Smith, che necessitava di numerosi ascolti attenti prima di essere compreso e che rischiava, alla lunga, di sfinire l'ascoltatore non avvezzo a queste sonorità.
Il nuovo "Specs Of Pictures Burnt Beyond", da questo punto di vista, mostra un netto passo avanti: gli Zero Hour modificano una parte del loro sound e, pur mantenendo parte delle caratteristiche proprie della band, si aprono alla melodia. La prima cosa che si nota dal nuovo album è proprio una perdita dell'approccio cerebrale e razionale in favore di atmosfere più sentite e ricche di feeling. Anche la copertina del CD diventa più realistica (non è più opera di Travis Smith) con un'immagine plumbea, malinconica, con un uomo che cammina in una città grigia e deserta, circondato da una pioggia di foto in fiamme, come a sottolineare ancora di più il desiderio di tornare ad una realtà vera e vissuta. Parte del merito di questo cambiamento, a mio avviso, va imputato al nuovo membro della band, Chris Salinas, ex-Power Of Omens, dotato di un'ugola versatile e calda, capace davvero di raggiungere ogni punto dello spettro vocale, sia nei toni acuti che in quelli medio bassi.
Questi sono senza dubbio dei punti a favore di questo nuovo lavoro, soprattutto per chi, come me, ama le cose complesse ma non per questo fredde. Allo stesso tempo, però, ci sono alcune considerazioni che vanno fatte per vedere come questi cambiamenti sono stati realizzati dagli Zero Hour. "Specs Of Pictures Burnt Beyond" è un album che, per risultare più accessibile e melodico, abbandona una parte del sound tipico degli Zero Hour, ovvero quel techno metal serrato, chirurgico e impietoso tanto da avvicinarsi al thrash, per abbracciare strutture più classicamente prog metal. Questo, purtroppo, appiattisce leggermente la proposta della band, che risulta sì meno estrema, ma anche meno originale, lasciando ampio spazio a trame che sanno di già sentito.
Un esempio perfetto di questo è il brano di apertura, "Face The Fear", che da una parte porta avanti il discorso sonoro dei precedenti album, ma che dall'altra lascia ampio spazio a parti arpeggiate ed atmosferiche, che rendono più accessibile il lavoro, ma anche più prevedibile. I sette brani del CD si susseguono spingendo su una caratteristica piuttosto che un'altra: "The Falcon's Cry" è più vicina al vecchio sound della band; la title track recupera sonorità vicine ai Nevermore che già si facevano sentire in "A Fragile Mind"; mentre "Evidence The Unseen" è un pezzo ultratecnico che serve da vera e propria passerella per le capacità esecutive del gruppo. Al contrario un brano come "I Am Here", una delicata ballad per chitarra arpeggiata e voce, pur essendo un po' scontata nella forma, serve a spezzare il ritmo dell'album con un momento assolutamente melodico che vede sugli scudi l'ottima interpretazione di Salinas. Un'ultima menzione, infine, va ai due brani strumentali, entrambi di breve durata, che incarnano le due anime del gruppo: "Embrace", infatti, è una breve tessitura di sole chitarre in cui, su una base arpeggiata, si poggia la chitarra elettrica solista; "Zero Hour", invece, è il classico strumentale ipertrofico di derivazione progressive metal, nel pieno stile della band.
Per concludere, quindi, posso dire di aver apprezzato questo nuovo disco più del precedente, anche se, come dicevo, ci sono ancora dei fattori che impediscono alla band di realizzare un album senza difetti. In generale, comunque, la sensazione è che una parte del pubblico, quella che sperava in un prodotto più umano e sentito, potrà senz'altro gradire questo disco; mentre chi ha amato "A Fragile Mind" proprio per la sua lucida freddezza, probabilmente troverà questo lavoro meno ispirato e vicino ad un progressive metal stereotipato.
(Danny Boodman - Dicembre 2006)

Voto: 7.5


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