ZEMBUS
Squaring The Circle

Etichetta: Musea Records Distribution
Anno: 2009
Durata: 53 min
Genere: progressive rock/metal


Capita che le redazioni di webzine musicali siano invase da cd provenienti da ogni dove, con redattori che non sanno più quale punto della propria casa utilizzare per stipare i lavori in attesa d'essere smistati fra i vari recensori avidi di nuove uscite da passare in rassegna. Può accadere quindi che un cd venga confuso con un altro, ed un titolo non scelto o non presente nella lista finisca nella busta sbagliata al mittente sbagliato... il sottoscritto difficilmente riceve un prodotto progressive metal, se non in caso d'errore, ma sono grato a chi si è confuso (colpa delle decine di incombenze e non certo per negligenza) di avermi dato la possibilità di ampliare le mie vedute con una giovane band come gli Zembus, nata nel 2003 ed "in pausa" dallo scorso giugno, probabilmente in maniera definitiva, come sottolineano gli stessi.
Davvero un peccato, non trovo parole migliori; musicalmente il sestetto ligure è molto vicino al prog dei 70s (non è un caso che alcuni membri della band abbiano dato vita ad una cover band dei seminali Rush, gli XYZ), senza però mancare di appesantire il suono con vere e proprie bordate metalliche, che sembrano anche strizzare l'occhio a soluzioni più moderne ed attuali, citate nella stessa biografia allegata. Non si può propriamente parlare di strumentisti impeccabili, molti limiti nell'esecuzione fuoriescono dai solchi di questa prima fatica sulla lunga distanza intitolata "Squaring The Circle" (dopo un demo nel 2004 ed uno nel 2007, ed un Ep nel 2005), che ha portato i nostri ad un deal con la francese Musea Records. Ma nemmeno si parla di musicisti alle prime armi; sarà che da una prog band ci si aspetta sempre molto, finendo per cercare il cosiddetto pelo nell'uovo. L'arma d'assalto che durante gli anni ha di certo fornito la marcia in più ai nostri è l'ugola di Luca Asfalto, capace di vivere appieno ogni singolo brano, e capace di trasportare chi si ritrova ad ascoltare la loro musica in una dimensione eterea, frutto di quel tocco vellutato che si sposa perfettamente con il sottofondo musicale. Molte le similitudini con la voce del più noto James LaBrie, ascoltare qualsiasi canzone per credere all'accostamento.
Molte partiture esulano dalla mera esecuzione "violenta" ed a testa bassa propria del metal, per sfociare in lidi cari all'hard rock o addirittura al rock più elitario; non manca uno studio profondo dal punto di vista lirico e delle tematiche, che sin dal titolo si accostano all'impossibile quadratura del cerchio, una sorta di viaggio "incompleto", dedicato a chi cerca di raggiungere un obiettivo ma riesce solo ad avvicinarsi alla meta, senza poterla davvero toccare con mano.
Basta la titletrack, posta direttamente in apertura, a dare un'idea generale ben applicabile anche a tutte le restanti tracce, che amalgamano all'interno influenze chiaramente "old school" a più moderne concezioni di suono, sottolineate da un cupo incedere di chitarra accordata come vuole l'attuale linea di pensiero; la tastiera si impadronisce della scena dove necessario, finalmente senza dover per forza rubare la scena ai compagni, come troppo spesso accade in prodotti similari. Non ci sono attacchi frontali, il tutto si muove in maniera decisa ma senza mai eccedere in termini di bpm: scelta accurata che paga, agli Zembus non servono escamotage di questo tipo per attirare l'attenzione.
Anche l'Italia ha ancora molto da dire a livello progressive; non dimentichiamoci del movimento che tra gli anni '60 e '70 ha scosso le prime generazioni di rockers italiani, e quante band tutt'ora sappiano mantenere viva la fiammella che arde incessantemente pregna della linfa vitale di questo genere. Speriamo che dalle ceneri di una band promettente come gli Zembus possano nascere (o siano già nate) nuove realtà legate alle radici che hanno spinto questo gruppo di amici a passare all'azione nel lontano 2003, e speriamo che non siano state intaccate troppo dalla scena moderna, visto che questa nuova ondata appare ogni giorno sempre più una mera moda passeggera che non apporta nulla al genere, ma si limita a rivisitarlo.
Nel frattempo, non resta che invitare quanti siano stati stuzzicati dalle mie parole a dare una chance al combo di casa nostra, che è riuscito a confezionare una proposta più che dignitosa ed intrigante nei pochi anni di vita ben vissuti e spesi a promuovere la propria musica inedita... supporto!
(PaulThrash - Marzo 2011)

Voto: 6.5


Contatti:
Sito Zembus: http://www.myspace.com/zembus