YAYETH CORPSE
Heretical Rites
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2007
Durata: 43 min
Genere: death metal
Yayeth Corpse è il nome di un gruppo di culto francese, del quale ho
già recensito l'esordio "Revere The Unholy" nel 2005. Il lettore è
rimandato alla lettura di tale recensione per conoscere i dettagli
biografici relativi alla band.
"Heretical Rites" è il successore di "Revere The Unholy", ed anche
questo album è basato sul concept tematico tipico del gruppo. Dal punto
di vista testuale, infatti, gli Yayeth Corpse sfruttano un immaginario
fortemente influenzato da H.P. Lovecraft, la cui figura pricipale è
Yayeth: una divinità blasfema, il dio dei cadaveri. I testi narrano
spesso delle storie: "Revere The Unholy" era proprio un concept album;
"Heretical Rites" invece ne riprende le tematiche, ma alterna testi
legati fra di loro ad altri completamente indipendenti.
In caso visitaste il sito ufficiale del gruppo, e foste abbastanza
ferrati in francese, visitate la sezione chiamata "Le Culte": in essa,
è trattata in maniera romanzesca la natura del culto di Yayeth. Il
tutto, neanche a dirlo, ricorda stilisticamente lo scrittore di
Providence, e lo stesso Yayeth ha molto in comune con i Grandi Antichi
"ufficiali".
"Heretical Rites" è un album nuovamente autoprodotto:
evidentemente il gruppo non è ancora riuscito a trovare il contratto
che tanto agognava. Peccato, perchè ogni giorno trovano un'etichetta
tanti gruppi peggiori. Inoltre, si tratta di un gruppo molto attivo,
sempre sul palco. Mah, il mondo della musica è strano, e la maggior
parte delle volte è ingrato!
La copertina, giocata su una monocromia rossa, ci mostra immagini
sfumate di uomini incappucciati, che attorniano una figura nuda
distesa. Si intravede un libro aperto, con simboli magici scritti sulle
pagine. Il libretto, di dodici facciate, raccoglie tutti i testi (molto
belli e appassionanti), più i ringraziamenti, varie foto del gruppo e
tutte le informazioni relative alla registrazione. L'artwork, nel suo
insieme, è decisamente professionale.
Il disco è stato inciso allo studio A.S. nel maggio del 2007. La
formazione, immutata nel corso degli anni, vede Excruciate alla voce ed
al basso, Darknitter e Tourment alle chitarre, e Impeltor alla
batteria.
Suoni striduli, urla femminili ed un coro impegnato in un'evocazione danno vita a "Heretical Rite", l'introduzione dell'album.
Pochi secondi, ed ecco partire "Bone Offerings", la prima canzone
vera e propria. Il testo ha a che fare con un rituale abominevole, nel
quale gli adepti di Yayeth devono donare un proprio osso alla divinità.
Portandoglielo sull'altare, e quindi aprendosi mani o piedi con un
coltello, per potergli consegnare almeno una falange. La partenza è
molto arrembante, con un riff tradizionale, ma di qualità.
L'arrangiamento enfatizza alcuni passaggi melodici, che hanno lo scopo
di rendere il tutto più inquietante ed atmosferico. Il gutturale di
Excruciate è profondo, e più aggressivo di quanto si sia potuto
ascoltare su "Revere The Unholy". "Bone Offerings" è una traccia
decisamente death metal, sia come spirito che come struttura. Gli
Yayeth Corpse non amano sbizzarrirsi in sezioni ultratecniche, ma
prediligono la capacità comunicativa della musica. Preferiscono che la
canzone funzioni, se possibile senza eccessive banalità. Bello il
passaggio strumentale tra la prima e la seconda parte, che fa molto
primi Morbid Angel. Ecco, questa canzone può essere considerata come un
misto tra il gruppo floridiano e gli Immolation, e le influenze dei due
gruppi sono palesi. Comunque sia, i francesi compensano la poca
originalità con un talento indubbio nello scrivere buone canzoni. Bello
il rallentamento pesantissimo nel finale.
"The Dweller", il cui testo è in realtà una poesia di H.P.
Lovecraft (la cosa era già stata fatta nell'album precedente, con la
canzone "The Book"), è una traccia malata e molto potente. Le battute
d'esordio la dicono lunga, e riescono subito a prendere l'ascoltatore.
La musica crea una tensione che, ascoltata leggendo le parole del
testo, assume una consistenza torturante. E mi devo complimentare con i
musicisti sia per l'esecuzione intensa, sia per la qualità del
songwriting. La band ci conduce mano nella mano in scavi archelogici
più antichi del tempo, che riportano alla luce il sepolcro di una
divinità dimenticata. Ma al termine degli scavi, si sentono provenire
dei passi dal sottosuolo... La composizione è violenta e trascinante
dalla prima all'ultima nota: bravi!
Ecco ora un trittico di canzoni, unite dalla stessa tematica:
"Ceremonial Of Grand Conjuration". Il primo capitolo si intitola "Part
One: Stained Preliminars", e ci spiega i preparativi del rituale di
sangue, per l'evocazione della divinità. Una curiosità: i tre
protagonisti del rituale blasfemo hanno i medesimi pseudonimi dei
musicisti del gruppo (il quarto, apparirà nel testo successivo). In
questa prima canzone, si sentono degli spunti black, soprattutto
nell'utilizzo di determinati accordi, di matrice norvegese. Però
l'attitudine è death. Il ritmo è molto pesante e severo, ed il
gutturale è leggermente effettato. Le strizzate d'occhio al black
donano al tutto un'atmosfera morbosa. Ha poi il via una mediocre
accelerazione, che però non libera la tensione: il tutto sembra
trattenuto, contratto in sè stesso. Il ritmo assume anche connotati
marziali. Ecco poi l'esplosione, ed il cantante lascia il gutturale a
favore di un digrigno più acuto. La composizione poi si libera in tutta
una serie di variazioni, della quale la più interessante è quella
finale, con i repentini mutamenti di ritmo.
"Part Two: The Ritual" ha un titolo molto esplicativo: non scendo nei
particolari del testo. Qui ritmo e riffing si fanno brutali, ed il
death ritorna padrone. Lo stile è di stampo americano, e questa canzone
non sembra particolarmente personale. E' comunque ben realizzata, e di
piacevole ascolto. Il gutturale del cantante è doppiato, talvolta, da
una seconda voce più acuta.
"Part Three: The Apotheosis" ci descrive la salita del dio dal
sottosuolo. In questo caso il ritmo non è velocissimo, ma il gruppo
bada di più a creare suspence grazie ad una serie di riff ben
realizzati. Buona l'esecuzione, precisa, con la batteria leggermente
triggerata che però non disturba. Da segnalare uno dei vari assoli
atonali, casinosi ma in linea con la tradizione del genere. Valido
l'arrangiamento ed il lavoro delle due chitarre. Nel finale, riparte il
riff principale di "Part One: Stained Preliminars". E il ciclo è
chiuso.
"The Plague Of Mankind" è una traccia death metal di qualità.
Molto violenta, va di pari passo all'aggressività del suo testo. Due
assoli di chitarra si susseguono, ma sul secondo c'è un brusco
abbassamento di volume, che riprende successivamente. Un difetto di
missaggio, che non so perchè non sia stato eliminato. Peccato, perchè
penalizza un po' il giudizio complessivo sulla professionalità
dell'album. Cioè, l'album è professionale, ma questa piccola
imperfezione si fa sentire. Questo a prescindere dal songwriting, che
non accenna a cali di sorta.
"Cursed By The Queen Of Sheba" ha un testo di tipo leggermente
diverso. Narra della regina di Saba e dei suoi interessi per l'occulto.
Il testo è molto lungo e strutturato, ma decisamente bello. Si tratta
di un brano ambizioso, nel corso del quale gli Yayeth Corpse provano ad
osare di più. I riff e i ritmi rimangono catchy, però la struttura
narrativa e teatrale allontanano la composizione dal loro stile più
classico, cioè quello di canzoni semplici e concise. C'è anche una voce
femminile, che recita la parte della regina: si tratta di Daniela degli
Irrlicht. Ritornano a farsi strada accenni a black alla Moonfog-style,
però il brano, così come tutto l'album, è decisamente death/brutal
death. Rispetto all'album precedente, il black ha perso molto terreno,
tanto che nelle definizione ho preferito etichettare lo stile della
band semplicemente come death metal. L'esperimento riesce a metà,
perchè verso il finale la traccia tende a perdersi.
Con "Journey Throughout The Grey Waste" si ritorna ai temi di
Yayeth, ed il gruppo sembra riprendere di colpo l'ispirazione.
L'arrangiamento è davvero bellissimo, soprattutto quando le due
chitarre si liberano in creatività. La traccia è pervasa di un vago
sapore mediorientale. L'esecuzione è molto sentita, ed il suono pieno
ed intenso.
Atmosfere striscianti e malate spianano la strada a "Discovery In A
Sealed Casket Of The Unspeakable Evil Spell From An Ancient
Inheritance". La lunghezza del titolo credo sia ironica, così come
l'uso dei loro pseudonimi nei testi precedenti. Però la musica è
tremendamente seria ed oscura, col suo ritmo lento e pesante. Davvero
comunicativi, in questo frangente, gli Yayeth Corpse. Segue
un'accelerazione aggressiva e convincente. Il death metal ritorna a far
splendere la sua fiamma infernale, e questo "Heretical Rites" si chiude
nel migliore dei modi.
Davvero un buon disco, questo "Heretical Rites". Una spanna sopra
al suo predecessore. Anche dal punto di vista testuale: tanto
sgrammaticati i testi dell'album precedente, tanto belli e intricati i
nuovi. Ed è veramente un peccato che gli Yayeth Corpse non siano sotto
contratto. Non sono il gruppo migliore del mondo, ma sono validi e
professionali. Visti gli incapaci che così spesso riescono ad attirare
la attenzioni delle etichette, non vedo perchè gli Yayeth Corpse
debbano avere tutte queste difficoltà nella distribuzione, ecc.
Perciò, se qualcuno fosse interessato a metterli sotto contratto, sappia che farà una buona cosa.
Per l'Italia, il costo del CD è di 14 euro, spese postali comprese.
Per quanto riguarda il merchandising, i lettori sono invitati a
visitare il sito MySpace della band: http://www.myspace.com/yayethcorpse.
Continuate così, senza demordere, cari Yayeth Corpse!
(Hellvis - Febbraio 2008)
Voto: 8
Contatti:
Mail: yayeth@aol.com
Sito internet: http://yayethcorpse.free.fr/