WOLOK
Servum Pecus
Etichetta: Eerie Art Records
Anno: 2006
Durata: 43 min
Genere: black metal
Ecco di ritorno i francesi Wolok con il loro secondo full-length,
"Servum Pecus". Pubblicato dall'etichetta italiana Eerie Art Records,
si candida immediatamente come il miglior lavoro partorito dalla
premiata ditta Lord Naggaroth e Lhükkmer'thz. Ovviamente i lettori di
Shapeless già conoscono questo gruppo, che ha pubblicato nel corso
degli anni prima il demo "Universal Void", poi ristampato come album
nel 2004, ed in seguito parte dello split "Anti-Life Terror", in
compagnia di Sons Of Fenris e Reverence. E' solo per i nuovi lettori
che presento quindi Lord Naggaroth, già mente dei Devilish Era, e
Lhükkmer'thz, ovvero il Luc Mertz dei distruttivi Zarach'Baal'Tharagh.
Ai due si è aggiunto Cypher, che si è occupato della programmazione
della batteria e del missaggio.
"Servum Pecus" è stato registrato tra giugno e settembre 2005. In
copertina compare un'immagine d'incubo, evocativa: è un'opera di
Zdzislaw Beksinski. Da ammirare, davvero. In un rigoroso bianco e nero,
il libretto si apre in ben otto pagine, contenenti i testi e le varie
informazioni. Non poteva mancare il solito motto dei Wolok: "Destroy Life, Destroy Religion, Destroy Yourself", seguito in quest'occasione da un'altra frase: "Wolok Deals With Musical Vermin".
"Mesmerize (Absurd Introduction)" è uno strumentale per chitarre troppo
corto e casuale per poter essere commentato. Fa da apripista a "Memento
Finis", un intenso elogio alla morte. In apertura si sente una melodia
intonata da un coro, distorta ed effettata, inquietante, che viene
bruscamente interrotta dall'arrivo di voce, chitarra, basso e batteria.
Dico subito che la qualità di registrazione non è il non plus ultra,
anzi, alcuni potrebbero essere scoraggiati da suoni così secchi e poco
profondi. Eppure, questo tipo di sonorità aumenta l'alone di gelo
sprigionato dai riff dissonanti della chitarra, dalla palese
meccanicità della batteria campionata, e dalla voce riverberata e
sottoprodotta. Rispetto al resto degli strumenti, la voce sembra
provenire da una grande distanza, e questo comunica un forte senso di
distacco. Non c'è empatia tra gruppo ed ascolatore: le uniche
sensazioni comunicate sono disturbanti, evocano incubi. "Memento Finis"
si incaglia a seguire su un rallentamento centrale, nel quale assumono
un connotato odioso le note sintetiche di sottofondo, come se si
trattasse di una tastiera. Questi effetti sonori sono una costante
degli arrangiamenti dei Wolok, e contribuiscono ad arricchire la musica
di caratteristiche artificiali e cibernetiche. La traccia riprende poi
velocità, richiamandosi al tema dell'inizio. In conclusione, riecco il
coro effettato.
Tematiche anticristiane ispirano la successiva "Apex Of Mockery".
Spedita, gode di una ritmica vivace in bilico perenne tra accenti
saltellanti e blastbeat. Il lettore non si aspetti però riff energici o
galvanizzanti. No, qui c'è solo e sempre negatività. C'è un germe di
melodia, però traviato dalle costanti dissonanze. Gli effetti sonori in
sottofondo non rendono il suono più pieno, ma fanno il tutto ancora più
fastidioso. L'unica pecca, piuttosto grossa, è che attorno ai due
minuti e cinquanta si sente un grossolano errore di programmazione:
insomma, certe cose non dovrebbero sfuggire, caro Cypher! Comunque sia,
"Apex Of Mockery" rallenta, acquisendo sonorità "spaziali": non trovo
un aggettivo migliore per definire l'idea comunicatami da questo
passaggio. Il cantante, come già in precedenza, non si limita ad urlare
ma si esibisce in passaggi narrati molto evocativi. Da brivido la
sezione nella quale si sente solo la voce accompagnata dalla chitarra,
con sporadiche risate ed urla sullo sfondo. Tutto molto malato e
marcio!
"Phallus Absconditus" continua a criticare i cristiani questa
volta con metafore pornografiche! Un grande attacco, dal quale già si
capisce quanto questa canzone sia speciale. E' molto arrembante, con
riff semplici ma efficaci, ben sostenuti da effetti sonori molto
azzeccati. Il cantante si produce in un quasi gutturale basso, non
death ma black al 100%. "Phallus Absconditus" potrebbe essere definito,
soprattutto in queste prime parti, come una sorta di "cyberblack".
Presto parte un rallentamento giocato su piccole dissonanze. Viene
creato un effetto sorprendente ed originale. Grande prova della
chitarra, autrice di riff malvagi, arrichiti sovente da sovraincisioni.
Il brano poi riprende i temi iniziali, riconfermando la bontà delle
scelte compositive. Un'ottima prova. D'altro canto i due artisti che
formano il progetto Wolok sono in possesso di un grande talento. Una
brevissima riflessione: se questo album fosse prodotto, e promosso, al
meglio (il basso neanche si sente, ahimè), i Wolok avrebbero un numero
immensamente superiore di fan. Il loro stile è infatti valido e
particolare, ma una qualità di registrazione di questo tipo non può che
renderli insostenibili agli amanti del black più "delicatini".
Con i suoi dodici minuti, "Mankind Euthanasia" ci costringe ad un
tour-de-force piuttosto impegnativo. Con un titolo del genere, è facile
capire di cosa tratti il testo. La traccia è generalmente lenta, ma non
mancano parti più veloci. L'arrangiamento, soprattutto nelle sezioni
più moderate, è basilare. Il basso è praticamente inesistente. Le
sensazioni di fastidio sono più forti che mai, peccato che quando parta
il blastbeat "Mankind Euthanasia" si assesti su una successione
armonica piuttosto banale. Questo ci mostra il volto più umano dei
Wolok, ma anche i loro limiti attuali: infatti, il songwriting del
gruppo non è ancora totalmente esente da pecche. Che siano comunque
interessantissimi ed un gradino sopra altre band, lo dimostra
l'evoluzione di questo brano. Ci sono delle imprecisioni, anche in
questo caso relative alla programmazione del ritmo: ma stiamo scrivendo
di black, e la precisione non è essenziale se ci sono buone idee. Si
ascolti ad esempio la parte lenta e malata, nella quale si sente una
nota lunga ed insistente, accompagnata dalla chitarra, da un basso
lontanissimo e sulla quale la voce grave mormora parole di follia!
"Mankind Euthanasia" riprende poi le valide strofe cadenzate ed i
ritornelli in blastbeat (sempre poco convincenti, questi). Tale
alternanza prosegue per un po', rischiando di far sembrare prolissa la
canzone.
"Wormz" inveisce verso quei "vermi" che sono, indovinate un po', i
cristiani. E lo fa con velocità ed aggressività. Il riffing black
iniziale è nella norma, ma viene presto sostituito dalle solite
dissonanze, imbrigliate in una struttura solida ed efficace. Spesso si
possono sentire le influenze degli altri gruppi nei quali suonano i
musicisti, mescolati con intelligenza mirabile. La tensione comunicata
dalle note rimane soffocata nell'ascoltatore, e non ci sono mai sfoghi.
Neanche quando la canzone si apre in un blastbeat, questa tensione
riesce a scemare. I blastbeat risultano contenuti da successioni
armoniche frustranti, che aumentano più che liberare tutta questa
tensione. Le evoluzioni successive smorzano anche qualunque altra
sensazione, e si fanno notare per l'intelligenza con la quale sono
state composte. Alcuni passaggi sono ben strutturati ed indubbiamente
interessanti. Questa canzone, come anche la precedente, ha alcuni cali
di tono quando i riff vengono sostituiti da successioni armoniche, in
genere legati alla tradizione black più scontata: fortunatamente,
queste successioni non durano molto ed influiscono negativamente solo
in maniera lieve.
"Voice Of God (Futile Conclusion)" è un'inquietante traccia
ambient, un'outro infernale che sembra unire suoni "spaziali" ad altri
elementi più orrorifici, come voci effettate, frasi misteriose,
eccetera. Malata, ostile.
La musica dei Wolok è la colonna sonora degli orrori dell'animo
umano. E' una musica marcia, negativa, infettiva, putrida. Rispetto al
passato, il gruppo ha compiuto un notevole balzo in avanti. Le
influenze del black anni '80 sono sparite del tutto. Rimangono i
richiami alle altre esperienze musicali degli artisti, ma a parte
questo la proposta musicale è diventata molto originale. Oscura come la
pece, non può lasciare indifferenti. Ma c'è di più! I Wolok
cresceranno, perchè "Servum Pecus" non è ancora un album perfetto! E'
molto valido però, evocativo, più nero dei pozzi dell'inferno.
(Hellvis - Ottobre 2006)
Voto: 8
Contatti:
Mail Wolok: lordnag@hotmail.com
Sito Wolok: http://wolok.free.fr/
Sito Eerie Art Records: http://www.eerieartrecords.com/