WITCHFYNDE
The Witching Hour
Etichetta: Edgy Records
Anno: 2001
Durata: 46 min
Genere: NWOBHM
Ecco i veri Witchfynde che tornano diciotto anni dopo Lords of Sin,
con un nuovo cantante (il terzo nella storia della band), Harry, che
si va a unire a tre membri storici del periodo Stagefright: Montalo
alle chitarre, 'Thud' Surgey al basso, e Gra Scoresby alla batteria.
Devo ammettere di essere rimasto deluso da questo rientro :( , e il
motivo e' semplice... dopo quasi vent'anni i signori del peccato hanno
prodotto la bellezza di ben... TRE canzoni nuove. Tre di numero!! :(((
Infatti questo Witching Hour non e' un album nuovo come speravo,
bensi'
una mera raccolta di brani gia' editi nella passata esistenza della band
con le tre nuove track messe dentro come contentino. A me pero' questo
non basta di certo, considerato il tempo che ho dovuto aspettare per
risentire questo gruppo dai tempi in cui li ascoltavo alla radio nei
primi anni '80. Ma non finisce qui purtroppo. Infatti, come e' triste
prassi di questi anni, i Witchfynde non hanno mica messo assieme dei
remaster dei loro vecchi classici, ma al contrario li hanno reincisi
daccapo con il nuovo cantante.
Ora, io capisco che questo sia anche voluto dalle case discografiche
che non vogliono perdere dei soldi rischiando che i nuovi fan ragazzini
si allontanino schifati sentendo le note originali incise quasi in
cantina (con i pochi mezzi che c'erano allora per le band di questo
settore) e quindi vogliono proporre dei vecchi hit registrandoli ex novo
in modo che abbiano un sound piu' fresco. Pero' dannazione, era proprio
QUEL SOUND da garage imbottito col polistirolo e i contenitori delle
uova
che rendeva affascinanti, lugubri ed evocative quelle sonorita'. A che
serve una band da oltretomba se ora suona come registrata alla luce del
giorno?
Non e' che i pezzi siano da buttare, intendiamoci. Chi ascolta queste
canzoni per la prima volta potra' rimanere conquistato: sono pezzi
belli,
gli strumentisti sono bravi e il cantante e' uno grintoso... ne esce
sicuramente una miscela potente. Anche First Strike Still Deadly dei
Testament fa quell'effetto.. Il brutto e' pero' che i pezzi storici di
un gruppo (ma anche le ciofeche) vanno preservati cosi' come sono nati,
perche' a mio giudizio parte di cio' che e' una canzone e' anche il come
e' stata messa su nastro nei giorni in cui e' nata. Se si vuole renderla
piu' moderna, la cosa migliore e' mettere su disco un bel concerto e
fare quindi un live antologico, ovviamente senza taroccare l'incisione
come fanno tante band. I live servono apposta per far sentire "come
suonano adesso" dei pezzi creati tanto tempo fa, quando il gruppo era
piu' grezzo e dilettantesco. Cosi' gli originali rimangono tali, e tutti
i veri fan sono contenti.
Questa e' una mia opinione ovviamente, ma credo siano in tanti a
pensarla come me su questa mania di riscrivere la storia musicale del
genere da noi piu' amato.
Le canzoni reincise sono Leaving Nadir e Give'em Hell, dal primo
album intitolato appunto Give'em Hell; dal secondo, Stagefright, e'
stato ripreso solo Wake Up Screaming; nessuna song invece da Cloak and
Dagger (penso sia perche' e' l'unico loro disco che sia stato ristampato
su cd, nel 2000, quindi ancora reperibile in giro); dal quarto e ultimo
disco, Lords of Sin, provengono invece Stab in the Back, Hall of Mirrors
e Conspiracy. I pezzi nuovi sono The Other Side (in realta' composto
subito dopo il fallimento della Mausoleum Records che mise in pratica
fine alla prima esistenza della band), You'll Never See it Coming,
e In Your Dreams. Queste tre canzoni non sono malaccio a dire il vero...
non dei capolavori ma neppure delle schifezze... diciamo che un 6 e
mezzo
glielo darei a tutte e tre, ma non di piu'. I pezzi vecchi invece sono
sicuramente reinterpretati con molta voglia di fare e questo si sente
mettendo a manetta il volume dello stereo... le note di Stab in the
Back e di Give'em Hell soprattutto, mi mandano ancora a massa e mi fanno
tornare con il cuore al periodo in cui il metal era metal, senza i vari
imbastardimenti gotico-depressivi o le tonnellate di cori power e di
basi
ritmiche tutte uguali tra loro. Questi erano dei poveri cristi che
avevano
delle label sfigatissime e che ci mettevano l'anima per catturare i fan
che li andavano a vedere, suonando e cantando con passione perche' ci
credevano in quello che facevano. Qualcosa di questa magia si avverte
ancora oggi persino in queste reincisioni, quindi io spero che l'album
gli serva per riportarli quanto meno on stage nei vari megaraduni in
giro
per l'Europa in maniera che dei nuovi fan possano arrivare a conoscerli
e grazie a questo fargli realizzare nuovi dischi in futuro. IO
certamente
ho ancora bisogno di gruppi come questo.
Giudizio finale: un disco che ci da' dentro, ma che puo' rimanere sul
gozzo ai vecchi fan che sentono i vecchi pezzi non piu' cantati da
Steve Bridges o da Luther Beltz, bensi' da un usurpatore. Un po' come
se Bruce Dickinson rifacesse in studio i primi lavori degli Iron con
Di'Anno.
E soprattutto, grande delusione: tre canzoni nuove in diciotto anni sono
davvero pochine... Luther Beltz e i suoi Wytchfynde battono quindi i
Witchfynde alla grande in questo primo round del ritorno "duale" sulle
scene metal degli occulti signori del peccato...
(Mork - Marzo 2002)
Voto: 6.5