WITCHFYNDE
Cloak And Dagger

Etichetta: Expulsion
Anno: 1983
Durata: 41 min
Genere: NWOBHM


Ecco l'ingresso di Luther Beltz nei Witchfynde, ed ecco l'ingresso degli stessi nella label Expulsion dopo la fine della Rondelet (sepolta dai debiti). Il primo cantante Steve Bridges aveva mollato il colpo a causa degli impegni familiari, e quindi il personaggio Beltz fece il suo ingresso nella band realizzando con questi figuri un album discreto, sicuramente migliore dei due precedenti lavori (anche se non di tantissimo) piu' che altro perche' con il passare degli anni qui si sente un po' meno l'odore di vecchio che permea i due lavori con Bridges. Intendiamoci, non e' che questo disco si ascolti con immutato piacere in pieni anni 2000... dopo vent'anni un po' mi fa sorridere l'ascoltare queste note e pensare che all'epoca mi erano sembrate cosi' "forti" quando le avevo sentite alla radio. Inconfondibile comunque rimane la voce di Luther, che in alcuni punti (soprattutto nell'opener "The Devil's Playground") mi ricordano King Diamond. Infatti proprio in quegli anni i Mercyful Fate muovevano i primi passi; e non e' un caso che la stampa olandese di "Cloak And Dagger" fosse proprio della Roadrunner...
A ogni modo questo disco non e' un capolavoro immortale della musica, far from it, pero' ci sono dei pezzi gradevoli come "Crystal Gazing", "I'd Rather Go Wild" (che per i testi mi ricorda un po' l'Eddie interpretato da Meat Loaf nel Rocky Horror ;) e l'anthemica "Cloak And Dagger". Altre canzoni scorrono via senza infastidire l'ascoltatore, come "Somewhere To Hide" e "Cry Wolf" (che scomoda Grieg con la solita intro ormai abusata da svariate band, poi ripresa brevissimamente anche in chiusura...) e in particolare questa seconda porta un po' il marchio di fabbrica di Luther Beltz assieme anche a "Living For Memories", con uno stile che poi si ritrovera' anche dopo due decenni nel suo lavoro solista (assieme a componenti degli Stormwatch) sotto il monicker Wytchfynde, con molta piu' orecchiabilita' e maggior cura nel realizzare canzoni che uniscano il sound classico NWOBHM a una realizzazione un po' piu' moderna. Carino anche il pezzo "Rock+Roll", pollice verso invece per "Star Counting" (con uno sguaiatissimo Beltz che qui nu'je la fa proprio) e la mediocre "Stay Away" a fare da riempitivo, per fortuna che e' alla fine e si puo' interrompere l'ascolto del disco arrivati a questo punto.
Oltre a Luther Beltz qui ritroviamo agli strumenti gli stessi membri presenti in "Stagefright", vale a dire Montalo alla chitarra, Gra Scoresby alla batteria, e Pete Surgey al basso. In un certo senso questa e' forse la formazione meglio riuscita tra tutti i lavori, anche se "Stagefright" era pur esso un disco riuscito dal punto di vista dei musicisti (intesi come meri esecutori, decisamente meno come scrittura dei pezzi).
Un disco gradevole dicevo, che non verra' voglia di mettere sullo stereo cosi' di frequente, ma che comunque era sicuramente superiore alla media della tanta monnezza NWOBHM che in quegli anni stava ancora nei negozi di dischi metal.
(Mork - Ottobre 2002)

Voto: 6.5