WITCHFINDER GENERAL
Death Penalty

Etichetta: Heavy Metal
Anno: 1982
Durata: 32 min
Genere: NWOBHM


I Withfinder General furono una band di breve durata sulla scena NWOBHM, realizzando due album nel biennio '82-'83 per poi sparire completamente dal panorama musicale. Oggi sono ricordati piu' che altro per le copertine di quei due dischi, recando fronte e retro le foto di avvenenti bonazze biotte preda di loschi figuri vestiti in costumi vari (altri non sono che i vari musicisti della band che si devono essere divertiti non poco a molestare le varie modelle utilizzate per le riprese).
Il genere suonato dai Witchfinder General appartiene al filone cupo della NWOBHM, quello basato sul dark sound derivato dai Black Sabbath (oggi lo chiameremmo doom) che qui trova l'ispirazione piu' biecamente copiata dai padri fondatori di Birmingham. Infatti a mio giudizio i Witchfinder General sono stati forse la band NWOBHM che piu' ha riciclato il suono dei Black Sabbath (che tra l'altro in quegli anni si erano mossi piu' avanti cambiando strada dopo l'uscita di Ozzy: in questo i Witchfinder General si puo' dire che abbiano colmato un vuoto lasciato dall'abbandono del piu' puro dark sound da parte dei Sabbath).
"Death Penalty" e' un album di breve durata, poco piu' di mezz'ora. Il livello delle canzoni per chi ama il vecchio dark sound e' piuttosto buono. Non si parla di canzoni stratosferiche qui, nel senso che mancano i pezzi da novanta (o anche da ottanta se per quello) e anche i riff indimenticabili o i ritornelli che ti rimangono impressi al primo ascolto. In questo i Witchfinder General sono sicuramente inferiori ad altre band a loro simili per filone, come i quasi omonimi Witchfynde o gli Angel Witch, che qualche hit lo avevano infilato. Qui non c'e' la canzone che rende il disco indimenticabile. C'e' pero' una qualita' media sicuramente piu' costante rispetto alle band di cui sopra, che a pezzi classici alternarono delle assurde chiaviche di canzoni nei loro LP.
Qui i brani sono piu' o meno tutti piacevoli da ascoltare, a patto che si metta il disco nello stereo quando ormai il sole e' tramontato e la notte la fa da padrona. Segnalarne uno in particolare e' un po' difficile, io forse prenderei a emblema del disco proprio la canzone che da' il nome alla band, cupissima ed estremamente satura nelle sue parti ritmiche, con un bel tiro e qualche cambio di tempo come si usava in quel tipo di sound.
I musicisti e il cantante non sono certo dei mostri, anzi. Pero' l'insieme tiene bene e c'e' omogeneita' tra gli artisti che si compenetrano bene in un muro del suono oscuro che pur distante anni luce dai livelli della band a cui si erano ispirati, mantiene tutt'oggi un buon fascino per i fan del genere.
Una cosa per me importante e' che l'album e' sicuramente invecchiato meglio rispetto a quelli dei citati Witchfynde (alcuni dei pezzi di questi ultimi sono oggi quasi inascoltabili) e chi gode ancora nell'ascoltare i primi lavori dei Black Sabbath (periodo "Master Of Reality" in particolare) puo' cercare la ristampa in CD di questo disco, o il vinile originale in giro per le fiere, e non dovrebbe rimanere deluso.
(Mork - Giugno 2004)

Voto: 7