WINTER OF SIN
Obscura

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2001
Durata: 43 min
Genere: Black Melodico / Doom Metal


I Winter Of Sin arrivano dall'Olanda, si son formati nel 1998 e hanno all'attivo un album dal titolo "Hailstorm". La musica proposta è una buona miscela tra momenti black metal, sia melodici che no, e rallentamenti doom. Il tutto ben dosato, e soprattutto suonato molto bene da musicisti che sanno il fatto loro (infatti son tutti attivi dagli anni '80).
Prendiamo per esempio l'opener "My Tears", dove ad un inizio lento nel più classico stile gotico si combinano parti black metal, con un utilizzo delle tastiere molto schizoide, vicino a gruppi quali Arcturus (i primi, però) e i magnifici Solefald. Buona la prestazione di tutti e 6 i componenti, in particolare il cantante Wokkel mi sembra perfettamente in grado di variare con estrema facilità diversi stili di cantato.
Intanto è partita la seconda traccia, "Expectations", il cui riff portante si discosta da quanto sentito nel primo brano, infatti è di matrice thrash/death, un po' sullo stile degli ultimi Einherjer. Sulla sucessiva "Departed" incombe l'ombra dei My Dying Bride, e non potrebbe essere altrimenti. Bravo ancora una volta il vocalist Wokkel, che utilizza una voce pulita molto dark, simile a quella di Fernando Ribeiro dei Moonspell. Solenni le tastiere e suggestiva la parte finale col piano in primo... ehm, piano (eh eh eh).
"When Living Became War" è invece un pezzo di quasi 6 minuti, tutto quanto sparatissimo, sulla scia dei Dawn, ma con le tastiere sempre ben presenti. Magari, se proprio dovessi menzionarne uno, direi che questo brano non è all'altezza degli altri, pur essendo suonato ottimamente.
Invece, una menzione speciale la merita il brano che chiude il disco, "The Room", un emozionante alternarsi di chitarra acustica, tastiere e una voce lamentosa e struggente alla Aaron dei My Dying Bride. Un ottimo modo di congedarsi, con un pezzo molto triste e malinconico.
La produzione dell'album mi pare irreprensibile, i suoni sono molto buoni e nessuno strumento viene penalizzato. Il songwriting è buono, sufficientemente personale anche se non proprio originalissimo. Quindi non mi resta che consigliarvi questo disco, potrebbe piacervi molto.
(Randolph Carter - Maggio 2003)

Voto: 8


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