WINE SPIRIT
Three Of A Kind

Etichetta: Cama Records / Gatti Promotion
Anno: 2008
Durata: 46 min
Genere: hard rock / heavy metal


I Wine Spirit sono tornati, a ben quattro anni di distanza dall'ultimo full-length "Fire In The Hole". Tale lasso di tempo non deve stupire, se si considera che in dodici anni di esistenza questo trio ha pubblicato solo un demo nel 1999 e tre album (oltre all'oggetto di questa recensione e al citato "Fire In The Hole", hanno registrato anche "Bombs Away" nel 2001).
Per chi ancora non conoscesse questo gruppo, si tratta di un trio composto da musicisti dal curriculum musicale impressionante, non necessariamente legato al mondo del hard rock o del metal. Tali artisti rispondono ai nomi di Graziano "Il Conte" Demurtas (chitarra e voce), Alberto "El Guapo" Bollati (basso e voce) e Corrado "C.C. Nail" Ciceri (batteria e cori).
La Gatti Promotion ha inviato alla nostra redazione non un semplice promo, ma il digipack completo del CD. Molto professionale, rappresenta in copertina i calchi delle zampe di tre animali (due mammiferi ed un rettile, a quanto pare). Il digipack contiene le foto dei musicisti, in pose da veri rocker. Il libretto invece, di dodici facciate, include tutti i testi, altre foto, ringraziamenti e contatti.
Bando alle ciance, comunque, e passiamo subito alla recensione del CD.
Si parte con "Like A Sinner". Su una ritmica possente e decisa, ecco dipanarsi una melodia raffinata, tutta giocata sull'abilità vocale del cantante. Abilità e raffinatezza presenti anche nei cori e nelle seconde voci, sempre ben realizzate. Davvero valida come opener, "Like A Sinner" si distingue per un arrangiamento relativamente complesso, ma che non dimentica nè l'impatto, nè l'immediatezza. Molto bello l'assolo di chitarra, vagamente alla Steve Vai. Presente anche un assolo d'organo dell'ospite Nicolò Fragile (Gotthard), stilisticamente memore di certo hard rock. Potenti e validi, i wine Spirit piazzano subito un bel colpo, che fa ben sperare nella prosecuzione del CD.
"Ink A Deal (Nothing's Real)" è un'altra gran bella canzone, sostenuta da un riffing di chitarra ficcante ma mai eccessivamente prepotente. Sul lavoro della chitarra, il cantante dà vita ad una melodia appassionante, interpretata con grinta e passione. Come al solito, molto buoni i cori, che in questa occasioni mi hanno portato in mente i King's X. L'hard rock/heavy metal del trio non nasconde influenze progressive, che rendono più gustosa la proposta.
Un gran riff alla Motörhead apre la cavalcata "You'll Be Mine". La canzone prende poi una strada diversa, ma il tiro è davvero tanto. Peccato solo che la produzione non sia eccessivamente potente, perchè un brano così spacca sul serio! Echi di Van Halen condiscono una canzone heavy fino al midollo: è impossibile ascoltare "You'll Be Mine" senza slogarsi il collo a furia di rotearlo. Grintosa ed appassionante: questo è heavy metal!
"The Underarchiever" avanza con un ritmo non velocissimo, ma carico di groove. La canzone mi ricorda qualcosa dei Deep Purple periodo Coverdale misto King's X (sempre per gli arrangiamenti vocali e per alcuni indizi prog), con una spruzzatina di Black Sabbath. Poi il brano diventa più veloce, con un lavoro pazzesco degli strumentisti, in grado di trattare la musica a loro piacimento, con scioltezza e grinta. Gli arrangiamenti, che mettono sempre l'impatto in primo piano, non trascurano mai la complessità, cosa che rende la musica dei Wine Spirit stratificata ed interessante anche dopo diversi ascolti. La melodia, poi, viene trattata dal trio con perizia, con lo sguardo costantemente rivolto al hard rock e al metal dei tempi che furono.
"First In Darkness" è caratterizzata da una buona agilità, che si fa ancora più evidente nel ritornello, liscio come l'olio e di facile presa. I Wine Spirit danno prova, nel corso del CD, di un eclettismo incredibile. Non c'è una traccia che sia uguale all'altra, sia come impatto che come aspetto. Al tempo stesso, però, il suono del gruppo è coerente e facilmente distinguibile. I musicisti sono dei mostri, impeccabili e superprofessionali in ogni dettaglio. E in più sanno comunicare sensazioni, grazie ad un songwriting perfetto, pur se un po' nostalgico. Ma la buona musica non ha età, si sa.
"Digital Jail" è una buona prova di heavy metal oscuro ed arrabbiato. Il registro alto del cantante è furioso, mentre il lavoro della chitarra è sudato e sincero. Forse molto potrebbero rimproverare al trio di dar vita a poche melodie memorabili, o di accostare passaggi aggressivi e grezzi a melodie fin troppo raffinate. Io credo che la loro proposta vada presa così com'è, nel bene e nel male. E godersi gli accostamente azzardati, tipo il coretto angelico a metà canzone, subito interrotto dal ritorno del cattivissimo tema principale. Gran finale.
"It Ain't Easy" è una gradita ballata, carica di pathos. Piazzata al punto giusto del CD, ci regala una bella prova vocale non estrema. Davvero bella, non sfigurerebbe in un album rock degli anni passati: l'uso degli archi dona al tutto un aspetto vagamente retrò. Se al posto del breve passaggio con la chitarra acustica avessero inserito una sezione di sitar, "It Ain't Easy" non avrebbe sfigurato in uno degli ultimi lavori dei Beatles, eheh! Ovviamente, la mia è una provocazione: produzione e suono sono assolutamente moderni, ed il registro acuto del cantante nelle battute finali e l'assolo conclusivo sono tipicamente hard rock. Però "It Ain't Easy" è un altro esempio della capacità dei Wine Spirit di rimescolare le carte.
"Behind The Eight Ball", con i suoi interventi di organo, mescola pesanti influenze progressive ad una struttura heavy metal/hard rock di gran livello. Canzone difficile, ma capace di prendere, racchiude in sè la tutto il segreto della grande duttilità di questo trio. La strofa è piuttosto contenuta, mentre il ritornello è veloce. La sezione strumentale centrale è invece decisamente prog, con la sua ritmica spezzettata. Le influenze sono come al solito varie e tutte mescolate fra di loro, ed enumerarle sarebbe veramente complesso. La cosa prodigiosa è però la capacità dei tre di dare al tutto un sound coerente.
Sfacciata e adrenalinica, "Hanky Panky" ha radici rock'n'roll appesantite all'ennesima potenza. Echi della band di David Lee Roth o dei Van Halen vengono riprodotti con l'irruenza dei Motorhead e la raffinatezza dei Mr. Big (grande lavoro del basso). I nomi che ho citato, tra l'altro, compaiono nella mente dell'ascoltatore per tutta la durata del CD (assieme a quelli di altre diecimila band, tra cui Racer X e così via). Un brano di grande impatto, che riconicilia con la vita!
"Riding High" è un'altra prova di valore, dall'arrangiamento perfetto ed arzigogolato. Non velocissima, è però ricca di spunti e lascia a bocca aperta ad ogni ascolto. Spende altre parole sarebbe inutile, perchè andrei a ripetere quanto ho scritto prima. Quello che conta è il valore assoluto della composizione, che aggiunge un altro tassello prezioso ad un disco pressochè perfetto.
"The Greedy King" è una canzone intensa e drammatica, lenta e valida. A metà strada tra Dio e i Judas Priest, "The Greedy King" prende come al solito una sua strada personale, indipendente da una auctoritas particolare, ma con alle spalle tutto il peso di una tradizione pesante lunga decenni. Bella e possente, vibra di sensazioni quasi perdute nei dischi odierni, ma che i Wine Spirit riescono a far rivivere.
Cosa aggiungere, a conclusione di questa recensione? "Three Of A Kind" è un disco da amare ed apprezzare ad ogni ascolto. E' bello, davvero bello. Certo, i Wine Spirit non hanno perso quella loro tendenza a recuperare sonorità e stilemi retrò, e a volte certe melodie o certi riff sanno di già sentito. Ma quanto sono geniali gli arrangiamenti, e quanta emozione suscitano certe canzoni? Ora, è così difficile essere originali ai giorni nostri. E lo è ancora di più quando ci si vuole esprimere attraverso un linguaggio musicale con possenti radici storiche. I Wine Spirit sono riusciti, a mio avviso, a dar vita ad un disco difficile e al tempo stesso godibile sin dal primo ascolto, capace di stuzzicare il cervello ed anche il cuore. Ma la cosa più prodigiosa di questo trio è il fatto di essere davvero credibile in questa veste, e di essere migliorato rispetto al passato, come se si trattasse di una band alle prime armi. Epigoni di un certo modo di intendere l'hard rock e l'heavy metal, proseguono per la loro strada lastricata di passione e di qualità. E convincono, convincono sul serio. Secondo me, altri gruppi dovrebbero seguire la loro strada, perchè dischi come "Three Of A Kind" ci dimostrano come questo linguaggio musicale abbia ancora molto da dire.
Un gran disco: da avere, da ascoltare, da amare.
(Hellvis - Novembre 2008)

Voto: 9


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Sito Cama Records: http://www.camarecords.it/

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