WHITE WILLOW
Signal To Noise

Etichetta: Sensory Records / Intromental Management
Anno: 2006
Durata: 52 min
Genere: progressive rock


Il progressive rock, quando è fatto bene, è uno dei generi musicali più affascinanti e ricchi di sfumature che la musica moderna abbia mai partorito. I White Willow, in questo senso, possono tranquillamente fregiarsi del titolo di veri artisti, dando alle stampe lavori sempre superlativi, che magari non potranno raggiungere la grazia del debutto "Ignis Fatuus", datato 1995, ma che risultano una vera manna dal cielo per tutti gli amanti di questo genere tanto inflazionato, quanto difficile da suonare.
Iniziamo magari facendo un breve riassunto della storia dei White Willow: questi musicisti appartengono, assieme ad Anglagard, Anekdoten e Landberk, a quella prima nuova ondata di gruppi prog scandinavi, che col passare del tempo hanno creato una vera e propria scena con caratteristiche riconoscibili. Sarebbe inutile cercare di sintetizzare in poche righe il percorso artistico della band, dato che questi musicisti hanno spesso cambiato pelle nel corso degli anni. "Signal To Noise", comunque, è il quinto album della loro discografia e segue il debutto "Ignis Fatuus", "Ex Tenebris" del 1998, "Sacrament" del 2000 e "Storm Season" del 2004. La formazione, invece, è composta da Trude Eidtang (voce), Lars Fredrik Frøislie (tastiere), Jacob Holm-Lupo (chitarra), Ketil Vestrum Einarsen (fiati), Marthe Berger Walthinsen (basso) e Aage Moltke Schou (batteria e percussioni).
Bene, a questo punto possiamo passare a ciò che vi preme maggiormente, ovvero: com'è questo "Signal To Noise"? Bene, togliamoci subito ogni dubbio: il nuovo album dei White Willow è davvero un gioiello di rara bellezza. Nell'arco delle nove tracce, la band riesce ad esplorare uno spettro completo di emozioni, giocando sui colori, sulle sfumature e sugli arrangiamenti pieni di classe e stile.
Si parte con "Night Scarf", un bellissimo pezzo progressive che potrebbe essere descritto come un mix tra le band citate in apertura e i The Gathering meno elettrici. Le chitarre si intrecciano in arpeggi delicati, mentre si risvegliano in un pulsare elettrico sul finale; le tastiere giocano sull'alternanza di momenti elettronici e di tappeti di suoni 'vintage'; Ketil incanta con l'uso del flauto e dell'oboe; mentre la bellissima voce di Trude ci ammalia ad ogni passaggio.
Si continua con "Splinters", uno dei pezzi migliori dell'album, che di dispiega per otto minuti raggiungendo ottime vette di pathos e di sentimento. L'atmosfera è eterea e delicata, con un bel lavoro sulle linee di chitarra e, soprattutto, distese e distese del buon vecchio mellotron, che resta ancora, nella sua imperfezione, uno degli strumenti più affascinanti della tradizione prog.
"Ghosts" è primo brano strumentale, un pezzo in cui torna a farsi sentire quella componente più cerebrale del progressive: gli strumenti si incastrano e ricamano melodie l'uno sull'altro; i tempi ed il ritmo mutano a seconda delle necessità, mentre la chitarra solista traccia una melodia portante che ricorda i primi lavori solisti di Steve Hackett. Con "Joyride", invece, i White Willow firmano un potenziale singolo: con una semplicità e una naturalezza invidiabile, la band abbandona le atmosfere malinconiche per realizzare un brano solare e arioso, interpretato magistralmente da Trude.
Il quinto brano dell'album è "Lingering", un malinconico pezzo di nove minuti che a mio avviso può considerarsi il capolavoro assoluto dell'album. Anche in questo caso la musica cresce da un inizio più pacato e sommesso, fino ad un apice di interpretazione musicale davvero pregevole. Ineccepibile il lavoro di ogni strumentista, anche se su tutti svetta il tastierista Lars, che si lancia in un bellissimo assolo di tastiere ben lontano dalla freddezza asettica che si sente nel lavoro di così tante band dello stesso genere.
Naturalmente un gruppo come i White Willow non poteva non includere un delicato pezzo acustico nel nuovo disco ed ecco quindi arrivare "The Dark Road", soffusa e sussurrata come una dolce ninnananna, con ancora la bravissima Trude a regalarci un'interpretazione magistrale e il mellotron a fare da avvolgente contorno alle note. Il CD prosegue senza il minimo cedimento e si arriva a "Chrome Dawn", altro pregevolissimo pezzo strumentale in cui, questa volta, a farla da padrone sono il sentimento e il tocco magico dei singoli musicisti. Chitarre, mellotron e sintetizzatori si abbracciano e si fondono in un continuo dialogo che affascina e incanta.
Il livello cala solo poco nella successiva "Dusk City", un pezzo dal piglio più moderno che mal si sposa nel delicato equilibrio del disco, ma subito ci pensa la strumentale "Ararat" a chiudere il disco con un breve accento acustico di poco più di un minuto.
Direi che non c'è molto altro da aggiungere: in "Signal To Noise" troverete nove splendidi brani, che hanno tutte le carte in tavola per emozionarvi e, soprattutto, per continuare a stazionare nel vostro lettore dopo decine di ascolti, grazie alla varietà e alla ricchezza degli arrangiamenti. Un disco da non perdere, fidatevi.
(Danny Boodman - Dicembre 2006)

Voto: 8.5


Contatti:
Mail White Willow: contact@whitewillow.org
Sito White Willow: http://www.whitewillow.org/

Sito Sensory Records: http://www.lasercd.com/

Sito Intromental Management: http://www.intromental.com/