WHITE SKULL
I Won't Burn Alone

Etichetta: Underground Symphony
Anno: 1995
Durata: 55 min
Genere: Heavy metal


"I Won't Burn Alone" è l'esordio discografico dei vicentini White Skull, gruppo che oggi può considerarsi sicuramente tra i più famosi all'estero. Si presenta con una bella immagine di copertina e con un libretto piuttosto curato che riporta i testi, le foto dei cinque e ringraziamenti/crediti vari.
Il disco contiene 12 brani di heavy metal classico anni '80, e non mancano riferimenti - soprattutto nel riffing - a gruppi come gli AC/DC o comunque all'hard rock in generale. La caratteristica dei 5 veneti era quella di avere una cantante donna e così si sprecarono subito i paragoni con gli Warlock. Paragoni neanche troppo fuori luogo, visto che la voce potente e pulita di Federica De Boni (un cognome... "quasi" storico per il metal italiano...) può ricordare a tratti quella di Doro... buona comunque la sua prova.
L'album si apre con uno dei migliori pezzi del disco, "Because I" e subito siamo catapultati negli anni '80... tutto suona anni '80: accenno d'intro, stacchi cadenzati e poi via con quello che si rivela uno dei migliori pezzi del disco. La canzone è trascinante sia nella strofa che nel ritornello e l'assolo è perfettamente in tema. In "Living On The Highway", che alterna parti cadenzate ad altre velocissime, si inizia a respirare aria hard rock, e ciò non è assolutamente un male, visto che il pezzo è sicuramente ben riuscito (particolare curioso: il ritornello è una sorta di "predica della mamma"!!). La cavalcata di "Pray" ci riporta su territori più duri, mentre la passione per l'hard rock torna a far capolino nell'inizio di "In The Age Of Unreason", che poi parte velocissima e in seguito si apre pure ad un arpeggio. "Mama" ribadisce il concetto che ci troviamo nel bel mezzo di un vortice heavy metal... si sente che questa è la musica che gli White Skull hanno ascoltato e continuano ad ascoltare, o meglio a vivere... sentire il basso alla Iron Maiden che si dimena per uscire dal magma sonoro o il buon assolo di chitarra perfettamente in tema... per non parlare del finale!!! Con "Someone Call It Love" l'atmosfera sembra alleggerirsi, ma è solo una parvenza perché le distorsioni tornano a ruggire poco dopo. Molto bravo Max Faccio alla chitarra solista, forse non tecnicissimo ma con un buon feeling e comunque mai troppo esuberante. Il disco continua a scorrere bene, e segnalerei i bei momenti supportati dalle tastiere in "I Won't Burn Alone" - ancora bravo alla solista! - e "Save The Planet", che "aprono" decisamente i pezzi in questione. "Nasty" è un brano hard rock al 100% e si rivela probabilmente come il peggiore del disco (insieme ai 2'30" finali di "The Train"). Mancano all'appello le particolari atmosfere di "White Lady" e "Hey Boy" lanciata da un riff di basso e batteria e nel complesso discreta (veramente bello e particolare il ritornello, se così si può chiamare).
In sostanza un disco piacevole, non sconvolgente, ma sicuramente da non trascurare in relazione al fatto che si trattava dell'esordio discografico del quintetto.
"I won't Burn Alone" mostrava una band, si potrebbe dire, ancora alla ricerca della propria identità e la cosa per me non è assolutamente un male, anzi... (a volte quando la si è "trovata" non si ha più niente da cercare...), un gruppo che mischiava/alternava metal e hard rock senza particolari difficoltà e con risultati discreti.
Li vidi dal vivo in occasione dell'uscita del successivo "Unbittered" e mi piacquero molto (ricordo una cover degli W.A.S.P. e una delle 4 Non Blondes....), con Federica veramente brava. Li ho rivisti altre volte in seguito e mi hanno lasciato perplesso: soprattutto ci rimasi male quando sentii cantare per la prima volta Federica con un timbro e una impostazione più vicini ad Udo e Chris Bolthendal che non a quello usato in precedenza... scelta che personalmente non apprezzai per niente e che in definitiva mi fece smettere di seguirli...
(Linho - Febbraio 2003)

Voto: 6.5