WAYD
Barriers

Etichetta: Metal Age
Anno: 2001
Durata: 47 min
Genere: techno-death


"Barriers" è il secondo album per gli slovacchi Wayd, e si tratta sempre di techno-death con influenze jazz. Rispetto all'album precedente il gruppo ha sviluppato il proprio stile da entrambi i lati, ossia le parti incazzate sono più incazzate, e le parti jazzose (meno frequenti rispetto al precedente) sono più strane e sperimentali. "Barriers" non è molto immediato, anzi, servono molti ascolti per capirlo a fondo, ed è questo il motivo principale per cui lo preferisco a "The Ultimate Passion", visto che ad ogni ascolto si scoprono dei dettagli nuovi.
Le canzoni sono tutte molto articolate, infarcite di cambi di tempo, riff intricati e tecnicismi vari, così come dovrebbe essere ogni album di techno-death. Tecnicamente per me sono migliorati ancora, in quanto ci sono passaggi più difficili rispetto all'album precedente, ed i Wayd riescono a passare con disinvoltura tra le varie sfumature della loro musica. In questo album la componente death metal è piuttosto accentuata, visto che in molte parti delle canzoni ci danno giù di cattiveria, rimandendo sì tecnici, ma dando la priorità all'incazzatura, ed in aggiunta a questo non sono più presenti la voce femminile e le tastiere del loro esordio.
La registrazione è molto buona, con suoni puliti e definiti come deve essere per questo genere. Il difetto è ancora dato dalla confezione: l'immagine della cover è talmente astrusa che mi fa un po' schifo (dai, però almeno stavolta è a colori), e le scelte di impaginazione del libretto sono sballate, in quanto non ci capisco un cazzo della maggior parte dei testi, a meno di perderci la vista sopra visto che si confondono troppo con lo sfondo... ma vabbeh, quello che conta di più è la musica.
Sopra parlavo di parti sperimentali... beh, fino alla settimana canzone il CD fila via liscio, c'è una strumentale tutta jazzosa, qualche parte jazz nelle altre canzoni e dei momenti con un bel basso slappato in primo piano. Poi quando arriva la settima "Mindstorm" arriva la sorpresona: a metà canzone tutto si calma ed entra in gioco un sax!!! Al primo ascolto si resta totalmente spiazzati, ma è troppo una figata!!! Il sax torna anche nell'ultima canzone "Dead Horse Beating", una strumentale stranissima, all'inizio è suonata solo dal sax, batteria (bella pestata) e un basso funkeggiante, poi verso la fine entrano pure delle sane schitarrate e delle percussioni... una canzone totalmente schizzata e folle, ma troppo figa, a me ha ricordato alla lontana la voglia di sperimentazione dei Sadist di "Tribe".
Insomma, in complesso l'album è una figata, soprattutto per l'introduzione del sax. Faccio però notare che un paio di canzoni sono sottotono, ossia sono belle ma non al livello delle altre, e poi il riff all'inizio ed alla fine di "Flashbacks Of Freedom" è moooolto simile al riff portante di "Dead Skin Mask" degli Slayer (dall'album "Seasons In The Abyss" per quei pochi che non lo sanno). Questi sono i motivi per cui si devono accontentare "solamente" di un 9, se le canzoni fossero state tutte come "Misanthropic Days", "Mindstorm" e "Dead Horse Beating" non c'avrei pensato sopra 2 volte a dargli 10.
Quindi straconsiglio l'acquisto di questo album a tutti quelli che come me amano il death sperimentale unito al jazz, quest'album è una vera chicca. Se contattate il gruppo ve lo vendono ad 8 euro più spese postali, già che ci siete ordinatevi anche l'album precedente così risparmiate sui soldi della spedizione e vi portate a casa due album fighi con pochi soldi.
(teonzo - Luglio 2002)

Voto: 9


Contatti:
Mail Martin Roman (il manager del gruppo): marttin@pobox.sk
Sito internet: http://www.wayd.host.sk/