WATAIN
Rabid Death's Curse

Etichetta: Drakkar Productions
Anno: 2000
Durata: 38 min
Genere: black metal melodico


Sin dalle loro origini i Watain hanno suscitato le reazioni più diverse: chi li ha amati incondizionatamente, chi li ha denigrati e continua a farlo, chi li ha apprezzati pur non impazzendo per la loro musica. Eppure questo gruppo è riuscito a ritagliarsi un suo spazio nel difficile panorama metal svedese, dove la concorrenza è agguerrita. L'anno di nascita ufficiale dei Watain è il 1998. Prima Erik e soci suonavano in un gruppo chiamato Bloodsoil, dedito a un black/thrash rozzo sulla falsariga dei Sodom o dei primissimi Mayhem.
I Watain hanno rappresentato, per i musicisti, una decisa svolta artistica ed ideologica. Innanzitutto il black/thrash ha lasciato il posto ad un black/death dai frequenti inserti melodici, da loro definito "satanic deathnoise". In secondo luogo la loro ricerca artistica è mossa dal rifiuto di qualunque modello da seguire e dal mantenimento dell'antico spirito del black metal.
Come il buon vecchio James Joyce ci ha insegnato nel suo "Ritratto Dell'Artista Da Giovane", non sempre le velleità teoriche corrispondono all'effettiva realizzazione artistica. Nella musica dei Watain (che questo monicker sia tratto dall'omonima canzone dei Von? o è un riferimento all'antico linguaggio universale così chiamato da alcuni occultisti?) è possibile, infatti, riscontrare diverse influenze da un punto di vista musicale. E' difficile rimanere fedeli ad un genere senza pagare pegno, in qualche modo, alle band che ne hanno contribuito alla nascita. Penso che questa sia una prerogativa dei geni. Eppure, sin dal primo giorno, i Watain hanno cercato con tutte le loro forze di crearsi un suono che li distinguesse dalla massa. Ed in qualche modo ci sono riusciti.
Dopo due demo intitolati "Go Fuck Your Jewish "God"" (1998) e "Black Metal Sacrifice" (live - 1999), i Watain hanno esordito ufficialmente con un 7" pubblicato dalla Grim Rune Productions: "The Essence Of Black Purity" (1999). Questo lavoro ha fatto guadagnare ai Watain un contratto per due album con l'etichetta francese Drakkar. Il primo risultato di questo connubio è stato "Rabid Death's Curse" (2000). Lo stesso anno è stata pubblicata una cassetta live intitolata "The Ritual Macabre" (Sakrilegious Warfare).
Ma non dilunghiamoci ulteriormente sulle notizie biografiche (avrò occasione di scriverne nella recensione di "Casus Luciferi") e passiamo al commento del primo full-length degli svedesi. La copertina è completamente nera con al centro un rettangolo grigio dentro al quale vi è raffigurato uno scheletro rivestito da un drappo. Sembra il particolare di una vecchia danza macabra. Immagini tratte da antiche illustrazioni decorano anche l'interno del libretto di dodici pagine, dalla grafica essenziale. Su ogni pagina si trovano i testi ben stampati e, alla fine, le foto dei musicisti. In un angolo è scritto in caratteri piccoli: "Suonato in onore del mai morto culto del Black Metal underground".
La formazione dei Watain vede Erik Danielsson alla voce ed al basso, P. Forsberg e C. Blom alle chitarre e H. Jonsson alla batteria. "Rabid Death's Curse" è stato registrato nell'aprile del 2000 allo studio Necromorbus, di proprietà di Tore Sjerna (che più tardi si unirà agli stessi Watain). Questo studio è piuttosto noto per aver ospitato gruppi quali Shining, In Aeternum, Funeral Mist, ecc. La qualità di registrazione è buona.
"The Limb Crucifix" mette subito in chiaro di che pasta siano fatti i Watain. Il loro suono è di un'intensità sconvolgente! Il testo è carico di una negatività senza pari, memore del black dei tempi che furono. La melodia è inserita in questo assalto sonoro con una saggezza tutta svedese. Nonostante i continui rallentamenti e le successive accelerazioni, il brano non presenta cali di tensione. Le anime dei musicisti sembrano bruciare di fuoco nero: questa trance demoniaca permea ogni singola nota della canzone.
La traccia seguente descrive la maledizione della morte rabbiosa, una piaga distruttiva che può essere temporaneamente placata solo dallo spargimento di sangue. Il testo prospetta un'apocalisse senza fine. Il titolo della canzone, naturalmente, è "Rabid Death's Curse". Le battute di apertura sono lente e si insinuano sotto la pelle dell'ascoltatore. Un riff nervoso della chitarra dà il via ad un'accelerazione violenta dagli spiccati tratti melodici. In realtà la struttura di questa canzone è mutevole e presto il ritmo rallenta lievemente donando al tutto un'opprimente sensazione di oscurità. Il suono si fa pesante come una grossa lastra di marmo tombale. La batteria di Jonsson è molto istintiva, soprattutto quando parte in blast-beat.
"On Horns Impaled" è un brano black fino al midollo. Sia da un punto di vista testuale, le cui invettive sataniche non lasciano dubbi, sia da quello musicale, dove i Watain sembrano tributare un omaggio ai gruppi più noti ed intransigenti della loro terra. "On Horns Impaled" è una traccia relativamente semplice, suonata con la solita grinta superlativa. Il suono delle chitarre è reso più corposo dal costante sostegno del basso. Il digrigno di Erik è carico di astio ed odio.
Forti sentimenti di autodistruzione stanno alla base di "Life Dethroned". Questa è forse la canzone che più risente dell'influenza dei Dissection. I Watain ci mettono però tanto del loro: alla minor genialità contrappongono un suono buio come una notte senza luna. Inoltre "Life Dethroned" dimostra la bontà del songwriting del quartetto svedese. Melodia e violenza sono perfettamente mescolate fra di loro senza che nessuna delle due snaturi le proprie caratteristiche. Ah, quanta tensione nelle parti più lente! Uno dei momenti memorabili del CD, senza dubbio!
"Walls Of Life Ruptured", nonostante gli immancabili momenti di violenza incontrollata, è un brano pregno di malinconia. E' veloce, grintoso, vivace... ma ogni nota sembra racchiudere in sé un quantità insopportabile di negatività. La melodia è desolatamente spietata, colpisce l'ascoltatore come una mannaia e ne infetta il sangue di sentimenti suicidi. "Agony Fires" è un invito a ritrovare la potenza tramite l'abbandono di dio. Il ruggito di Erik apre questa composizione inquietante facendoci subito percepire odore di zolfo. E quando sembra che il lento avanzare della musica stia per soffocarci come le spire di un serpente, ecco "Agony Fires" impennarsi con un'accelerazione inattesa. Le due asce ed il basso sfornano sempre riff un po' carenti in quanto ad originalità ma di sicura efficacia. Questa canzone è una delle meno melodiche di "Rabid Death's Curse" è mostra come i Watain non seguano con testardaggine un unico modello espressivo ma si abbandonino liberamente la propria ispirazione. La seconda metà del brano ha un incedere lento ed ostinato.
Come per "On Horns Impaled" anche il testo di "Angelrape" è legatissimo ai canoni del genere. Ad una prima parte convulsa ne segue una seconda dal ritmo più moderato. Questa traccia è molto semplice, direi quasi "primitiva". Black metal basilare, suonato in maniera istintiva che non tiene conto più di tanto della precisione. Sicuramente i Watain hanno ritenuto che un'esecuzione troppo precisa di "Angelrape" l'avrebbe inevitabilmente penalizzata. La traccia più rozza di tutto il CD.
"Mortem Sibi Consciscere" è la canzone conclusiva dell'album. Le tristi successioni armoniche che la contraddistinguono ribadiscono la fedeltà alla tradizione del black. La melodia è nascosta dietro a riff di una semplicità disarmante e ad un'esecuzione sentita. La musica non comunica ostilità ma rende alla perfezione il sentimento necro-erotico ravvisabile tra le parole del testo. "Mortem Sibi Consciscere" è la prova maggiormente controllata del quartetto svedese. Non si tratta di un brano eccezionale ma riesce nel suo intento di ricreare atmosfere malsane.
Per essere la prima opera su full-length, "Rabid Death's Curse" mette in mostra un songwriting di tutto rispetto ed un suono nervoso e coinvolgente. Non si tratta di un album impeccabile ma, grazie ad esso, i Watain hanno posto le basi sulle quali poggerà il loro stile.
(Hellvis - Gennaio 2005)

Voto: 7.5


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