WATAIN
Casus Luciferi
Etichetta: Drakkar Productions / Norma Evangelium Diaboli
Anno: 2003
Durata: 51 min
Genere: black/death metal
Dopo aver pubblicato l'album "Rabid Death's Curse" nel 2000 (vedi
recensione su Shapeless), gli svedesi Watain sono ritornati sulle scene
nel 2001 con la cassetta live "The Ritual Macabre". In quello stesso
anno, la band ha pubblicato anche un 7" split con i Diabolicum, grazie
ad un interessamento della mitica Spikekult Records: il suo titolo è
"The Misanthropic Ceremonies".
Dopo la partenza del chitarrista C. Blom, il gruppo si è ritrovato
con una formazione a tre: Erik Danielsson alla voce ed al basso, P.
Forsberg alla chitarra e H. Jonsson alla batteria. Dal vivo la band ha
sempre usufruito di un session-man alla seconda chitarra.
Nel 2002 i Watain si sono lanciati nel Black War Tour, una serie
di concerti che li ha portati in giro per mezza Europa: Repubblica
Ceca, Slovenia, Ungheria, Italia ed altri paesi. La data nel nostro
paese li ha visti condividere il palco con i mitici Mortuary Drape.
Oltre a questo tour, gli svedesi hanno suonato anche altri concerti in
Germania, Francia, Belgio, Finlandia e - naturalmente - Svezia. La loro
costante presenza sul palco, a fianco di gruppi di livello (dai Rotting
Christ ai Dark Funeral, dai Grand Belial's Key ai Mutiilation, ecc.),
ha solidamente aumentato la loro base di fan.
Dopo aver pubblicato un promo, i Watain si sono ritirati nel
Necromorbus Studio per registrare il secondo full-length. Nello stesso
studio era stato registrato anche "Rabid Death's Curse". Il
proprietario del Necromorbus si chiama Tore Sjerna. Per un certo
periodo si è occupato del basso dei Watain, visto che nel frattempo
Erik ha deciso di dedicarsi esclusivamente al canto. Non saprei dire se
Tore sia Whorth, il musicista ospite che aiuta i Watain dal vivo (non
penso). La questione è comunque irrilevante.
Dopo tre anni di composizione, ecco venire alla luce il tanto
atteso "Casus Luciferi". La copertina è misteriosa e spettacolare. E'
disegnata sullo stile delle stampe antiche e mostra degli angeli
incappucciati sui quali splende un triangolo rovesciato con un occhio
in mezzo: in pratica, una blasfema riproduzione del giorno del
giudizio. Il libretto conta ben venti pagine contenenti testi ed
immagini, il tutto coerente con lo stile della copertina. Il colore
dominante è il grigio.
E' un riffing oscuro quello di "Devil's Blood", brano torturato da
una voce possente e da una batteria nervosa ed in perenne movimento. Il
suono, molto ben prodotto, è potentissimo. Nel ritornello i Watain si
incattiviscono, con i riff malati ben sorretti da un implacabile
blast-beat. "Devil's Blood" comunica sensazioni estremamente malevoli.
Brevi pause o passaggi a volume abbassato enfatizzano i cambi di riff.
Il testo parla di una possessione diabolica autodindotta. Quale miglior
modo di rendere quest'idea, se non omaggiando i gruppi del passato che
hanno fatto grande il black. Si sente l'influenza dei Mayhem ma
trasfigurata nel malvagio stile del gruppo svedese.
Il testo di "Black Salvation" comincia con queste parole: "Visioni di ombre cornute ed un nero firmamento bruciante".
Si tratta di parole programmatiche, quasi un manifesto dell'immaginario
infernale dei Watain. Quando il ritmo non è velocissimo, la
composizione acquista un qualcosa di sacrale ed austero. Tale severità
non scema nemmeno durante le repentine accelerazioni, sempre tese come
corde di violino. Talvolta "Black Salvation" concede qualcosa alla
melodia, sebbene la durezza della composizione non venga intaccata. Da
sottolineare l'esecuzione del gruppo, a volte imprecisa ma proprio per
questo istintiva e naturale.
Le battute iniziali di "Opus Dei (The Morbid Angel)" sono lente ed
ostili, ma presto si liberano in un assalto totale. Riff di pregevole
fattura si sovrappongono ad un blast-beat velocissimo, mentre la voce
urla tutta la sua rabbia. Da sottolineare la presenza di qualche
passaggio più marziale e lo sporadico utilizzo di effetti per la voce.
Come al solito, la struttura del brano è complessa: sarebbe un'impresa
elencare tutti i riff ed i cambi di tempo che si susseguono. Tra i
momenti più riusciti si segnala la melodia condotta dal basso nel corso
di una sezione piuttosto lenta (in studio, le quattro corde sono
suonate da Erik). La musica di "Opus Dei" sanguina oscurità ed è ben
completata da un testo quasi profetico ad opera di Necromorbus (il già
citato Tore Sjerna) dei Funeral Mist.
"Puzzles Ov Flesh" è una traccia diretta ma creativa. La musica è
cattiva come non mai. I riff sono assillanti e ben suonati. Spesso è il
solito basso a salire in cattedra. Come già in precedenza, anche
"Puzzles Ov Flesh" non è esente da ritmiche marziali, mai fuori
contesto e sempre amalgamate alla perfezione col resto del brano. Si fa
strada qualche eco dei vecchi Immortal. Il testo, a dire il vero non
eccezionale, è a firma di MkM dei francesi Antaeus. Nella versione in
vinile, questa canzone chiude il lato A.
Un arpeggio malato apre il portale a "I Am The Earth", le cui
prime battute sono così puramente "nere" da commuovere quasi i
blackster più attempati! Il cantante fa del suo meglio per rendere
espressiva la sua voce. Il timbro è più rauco e grave in questo caso.
"I Am The Earth" non vive però di particolari, ma di un equilibrio
stilistico così efficace da diventare quasi il marchio di fabbrica dei
Watain. Eppure, a ben vedere, la struttura è vivace e non si ferma alla
ripetizione delle stesse formule. Si passa da sezioni lente e
soffocanti, forse i momenti migliori del brano, ad accelerazioni che
tolgono il fiato; da intermezzi complessi ad interi passaggi privi di
difficoltà tecniche. L'equilibrio a cui ho fatto riferimento poc'anzi è
dato dai continui richiami che il brano fa a se stesso. E' una
questione di sensazione, che solo con l'ascolto diretto si può
comprendere appieno.
Il testo di "The Golden Horns Of Dakash" è stato scritto da Scorn
dei Katharsis. Questa traccia nasconde, nella sua sfacciata
aggressività, un'ombra di malinconia. Si avverte nelle maestose
sequenze armoniche, stranamente tristi. La traccia prosegue quindi per
i binari ai quali i Watain ci hanno abituato, senza per questo
annoiarci. Si sente infatti la genuinità, la passione di questi
individui per il black/death metal. Sembra che la fiamma nera arda nei
cuori dei musicisti come ai vecchi tempi! Il Male prende forma durante
l'ascolto di queste canzoni!
La conferma arriva con la successiva "From
The Pulpits Of Abomination". Il riff d'apertura è indimenticabile. Ma
tutta la canzone è composta da trovate musicali gustose ed
assolutamente intransigenti. Sì, perché questi svedesi non hanno alcuna
intenzione di cedere alle lusinghe del "nuovo" black metal. Il loro
sguardo è rivolto al passato. A differenza però di tanti altri gruppi,
i Watain sono dotati di intelligenza e personalità. Ecco quindi che la
loro musica non è il semplice ricalco dei vecchi cliché ma vive di vita
propria. E' costituita da riff d'autore, da una tecnica non eccezionale
ma comunque funzionale ed infine da tantissima grinta. "From The
Pulpits Of Abomination" è così nervosa che non può lasciare
indifferente nessun ascoltatore!
L'ultima traccia è quella che dà il titolo all'album. E'
introdotta dai suoni di un temporale e da una campana. Si tratta della
canzone "classica" per eccellenza, tanto ortodossa quanto bella. E' un
viaggio nei gironi più torturanti dell'inferno. Le note comunicano il
bruciare delle fiamme ed il gelo del ghiaccio eterno. L'ascoltatore è
messo a disagio per tutta la prima parte. "Casus Luciferi" assume poi
una fierezza bestiale che non può che annichilirci. La traccia sfuma
nel lieve scrosciare della pioggia.
"Casus Luciferi" è il parto demoniaco di una band che di malvagio
non ha solo l'immagine. I Watain sono da tenere in seria
considerazione, poiché stanno seguendo un percorso evolutivo in
continua ascesa. Anche i recenti concerti di spalla ai Dissection hanno
dimostrato che il gruppo non teme rivali.
Se cercate chi sappia mantenere viva la fiamma nera con abilità ed ispirazione, rivolgete la vostra attenzione ai Watain.
(Hellvis - Aprile 2005)
Voto: 8.5
Contatti:
Watain
c/o Danielsson
Strålgatan 41
S-112 63
Stockholm
SWEDEN
Mail Watain: watain@hotmail.com
Sito Watain: http://www.templeofwatain.com/
Mail Drakkar Productions: drakkar2@wanadoo.fr
Sito Norma Evangelium Diaboli: http://www.noevdia.com/