WARPATH
Damnation

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2009
Durata: 39 min
Genere: thrash metal


Il Regno Unito, si sa, è da sempre fucina di promettenti metal band, delle quali una buona fetta si è ritagliata un ruolo di prim'ordine a livello mainstream, a partire dalla nascita della NWOBHM sino ai giorni nostri. Di certo la scena thrash britannica è sempre stata attiva, e se ad essa si associano nomi come Xentrix, Sabbat, Re-Animator, Onslaught e via dicendo, non si può non notare come anche le formazioni dei nostri giorni si stiano dando da fare per uscire allo scoperto, con risultati molto incoraggianti (si legga Evile, Pitiful Reign, Mutant, Gama Bomb, con quest'ultimi provenienti dall'Irlanda del Nord). Il 2008 ha visto il proliferare di una nuova interessante realtà, che con un album autoprodotto si è accaparrata una notevole notorietà nel proprio circuito nazionale ed in quello internazionale: i Warpath, che nati nel 2003, debuttano 5 anni dopo con il primo full length della propria discografia. "Damnation" è datato 2008, e come la band stessa non perde attimo per ricordarlo (ovviamente avendo tutte le ragioni del mondo per farlo), ha portato i nostri ad essere acclamati come miglior formazione senza contratto discografico dal noto magazine Terrorizer, con una conseguente pubblicità di rimando che tutt'ora sta giovando al giovanissimo quartetto, che è riuscito a ritagliarsi spazio anche all'interno di prestigiosi festival europei.
Con profonda fiducia nei propri mezzi, i nostri hanno dato fondo a tutto quanto potesse venire in loro soccorso per uscire il più possibile allo scoperto sin dall'esordio, con mixaggio in terra americana e masterizzazione da parte del ben noto James Murphy (chitarrista di Death e Testament); il risultato finale è decisamente professionale, e se a questo si aggiunge una perizia tecnica non comune fra ragazzi giovani come i quattro inglesi, allora il gioco è fatto. I brani mettono in mostra una band che ha bruciato le tappe, arrivando alla costruzione di episodi musicali di indubbia fattura, con un grado di abilità nell'arrangiamento decisamente elevato e mai del tutto scontato. Sia chiaro, la proposta è senza mezzi termini thrash metal di scuola ottantiana, nessuna apertura verso modernismi o quant'altro, e non sforzatevi a ricercare originalità in una band che non si interessa del significato di questa parola; quello che troverete è tanta passione e personalità da vendere, che alle volte valgono di più di certa innovazione senza un briciolo di cuore e sentimento, tanto acclamata solo perché "diversa". Sono 8 i brani che costituiscono "Damnation", per un totale di 39 minuti di musica senza orpelli (se non quelli creati strumenti in mano); non si scherza né si indugia, e dall'inizio alla fine della tracklist sarete riportati ai gloriosi 80s, con una produzione di certo moderna e al passo coi tempi, ma che continua a strizzare l'occhio ai ruvidi suoni che furono.
Si parte con la titletrack, a metà strada fra Anthrax e Death Angel, che si snoda fra sfuriate thrash e mid tempos con piena coscienza da parte del giovane quartetto del significato della parola songwriting maturo, così come "Infernal", dove l'alone di band del calibro di Forbidden, Vio-Lence o Exodus non fa fatica a risaltare fra le righe. "Hostile Takeover" si presenta come classica galoppata, e la vena piuttosto cupa dei nostri viene ad allentarsi in occasione della partitura solista, quasi speed nel concetto, mentre "Face To Face" ritorna su lidi già abusati dai nostri con il precedente rifferama. "Spitting Blood" sembra esser stata posizionata centralmente per lasciare un attimo di respiro all'ascoltatore, con il suo incedere calmo e ragionato, che apre alla successiva "Life Unworthy of Life", nuovo pugno in faccia da parte della band, che non disdegna un tuffo nel classico modo di concepire un brano proprio degli Slayer. Chiusura del platter affidata alla coppia "W.M.D." / "Expendable Forces", che dimostra come anche i Warpath siano riusciti a creare un proprio trademark, seppur riconducibile a molte altre band apparse in precedenza... ma si parla di thrash old school, non dimentichiamocene.
Permane per tutta la durata del lavoro un'aura orientaleggiante, caratteristica del combo britannico; unica pecca, ma dicesi punto di vista soggettivo, risultano i suoni decisamente innaturali di batteria (nel cercare di cogliere più particolari possibili ed ascoltandola con molta attenzione, si arriva facilmente a pensare che non sia stata realmente suonata, ma sia in effetti una drum machine, N.d.P.).
Sembrerà forzato, ma si nota una sorta di linea invisibile che collega le attuali band inglesi, somiglianze fra i vari gruppi che potrebbero quasi permettere di catalogarle a parte dalla scena thrash mondiale; Evile e Pitiful Reign hanno molti tratti in comune con i Warpath, ascoltare per credere alle mie parole...
Non resta che concludere questo breve viaggio nel mondo dei Warpath, invitando quanti ancora si sentono profondamente attratti da una proposta che ha già detto tutto (ma continua a raccogliere accoliti da ogni parte del globo) ad investire i propri soldi nell'acquisto di questo lavoro, che rende ulteriore merito e lustro alla già fiorente scena britannica ed europea in generale. Difficilmente rimarrete delusi, quindi cosa state aspettando ancora? Support!!!
(PaulThrash - Gennaio 2010)

Voto: 7.5


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