VREID
Pitch Black Brigade
Etichetta: Tabu Recordings
Anno: 2006
Durata: 42 min
Genere: black'n'roll
Per chi non li conoscesse, i Vreid si sono formati dallo scioglimento
dei Windir, a seguito della morte del leader Valfar. Ai membri
originari Hváll (basso), Sture (voce e chitarra) e Steingrim
(batteria), si è aggiunto il nuovo arrivato Ese (chitarra). La prima
realizzazione dei Vreid, "Kraft", ha visto la luce nel 2004. In parte
apprezzato, in parte penalizzato dall'immancabile paragone con i
Windir, ha permesso comunque al gruppo di imbarcarsi in un lungo tour
europeo, in compagnia degli Enslaved (potete leggere un resoconto della
loro data a Torino nella sezione concerti).
"Pitch Black Brigade" è il nuovo album del quartetto. La copertina
del promo mostra quello che sembra un distintivo militare, con nel
retro una foto in bianco e nero di navi tra i ghiacci.
L'album è stato registrato al Subsonic Society, dove ha goduto del
missaggio della band e di Lars Klokkerhaug. Il mastering ha avuto luogo
invece in uno studio di Stoccolma.
"Då Draumen Rakna" è un brano dinamico ed arrabbiato. Riff di
chitarra ben costruiti sono sorretti da una batteria vigorosa, con la
doppia cassa in bella evidenza. Salta subito all'orecchio la qualità
della registrazione: più vitale e potente rispetto all'album d'esordio,
garantisce a voce e strumenti un suono di tutto rispetto. La voce
graffiante di Sture carica il brano di grinta. La struttura della
composizione è abbastanza lineare, permettendole di far presa
sull'ascoltatore con facilità. Una seconda parte più lenta, ma carica
di tensione, fa da diversivo prima della ripresa del tema iniziale. La
composizione cambia decisamente direzione, dopo una breve pausa. I riff
ora sono più secchi, distaccati, quasi marziali: questo incedere severo
prelude ad un'esplosione in blastbeat che condurrà "Då Draumen Rakna"
alla fine.
"Left To Hate" è una traccia di vivace black'n'roll. Anche questa
scelta stilistica differenzia in modo evidente il nuovo album da
"Kraft". Il disco d'esordio dei Vreid si è rivelato infatti un ibrido
tra vari stili, creativo ma privo di una vera e propria identità. Era
difficile capire dove i norvegesi volessero andare a parare. In "Pitch
Black Brigade" sembra invece che il quartetto abbia fatto ordine nella
sua testa, decidendo infine che tipo di musica proporre. Black'n'roll
quindi, ma non rozzo come quello, ad esempio, degli Impaled Nazarene.
La ritmica è dinamica, e preferisce il groove alle accelerazioni
devastanti. I riff sono riff propriamente detti, e non successioni
armoniche. A ben vedere, di black tradizionale c'è veramente poco:
qualche sonorità, le vocals... L'andatura della traccia tradisce
influenze rock, heavy metal e thrash. Insomma, ce n'è un po' per tutti
i gusti! Ovviamente, e questo è un merito, la composizione è compatta e
non dispersiva. Ah, l'assolo di chitarra è ad opera dell'ospite Strom.
Passiamo a "Pitch Black", un brano veramente cattivo, nonostante
non sia troppo veloce. Immaginatevi una traccia di media velocità degli
ultimi Entombed, però in versione black. Ecco, "Pitch Black" è così!
C'è da segnalare una buona sezione melodica centrale, che strizza
l'occhio alla Svezia, ed il solito, buon equilibrio compositivo. Eh sì,
i Vreid stanno provando con tutte le forze di essere "catchy" e,
complimenti, ci stanno riuscendo! Traccia dopo traccia, "Pitch Black
Brigade" si rivela un album veramente divertente!
"The Red Smell" riprende qualcuna di quelle sezioni soft che già
avevano reso curioso "Kraft". In realtà, è solo un breve episodio. La
canzone si incattivisce quasi subito, anche se si assesta su un ritmo
cadenzato, un po' alla Carpathian Forest di metà carriera. E' poi la
volta di un blastbeat crudele, reso ancora più insopportabile dalla
voce a volume altissimo di Sture. "The Red Smell" è, probabilmente, una
delle tracce più tendenti al black di tutto l'album. Certo, parlare di
black puro sarebbe un'eresia. Molti passaggi sono molto strani, quasi
"commerciali" per quanto questo termine non calzi proprio a pennello.
La traccia si chiude su un nuovo assolo dell'ospite Strom.
Ecco ora "Hengebjørki", che con i suoi nove minuti di durata si
guadagna la palma di traccia più lunga del CD. L'apertura è tutta
elettronica, quasi ambient. La programmazione è ad opera dell'ospite
Buene. Dopo due minuti, la canzone entra finalmente nel suo vivo. E lo
fa con violenza, nonostante la melodia sia in bella evidenza. C'è un
qualcosa di nostalgico nella musica, non so cosa. Un alone malinconico,
creato dalle successioni armoniche e da una melodia oscura. Si passa da
blastbeat a ritmiche cadenzate con una certa frequenza. Da segnalare i
cori, puliti, dell'ospite Vegard Bakken. C'è un qualcosa, in questa
canzone, che la fa distinguere dal resto del CD. Probabilmente è stata
composta in precedenza, non so. Credo che qualunque ascoltatore possa
notare tale diversità. La malinconia non dovrebbe trovar spazio in un
album come "Pitch Black Brigade", ma "Hengebjørki" contraddice questa
mia affermazione.
"Our Battle" è l'unica composizione a portare la firma di Ese.
Traccia trascinante, riporta la musica su territori black'n'roll.
L'esecuzione è grintosa, quasi eroica in alcuni frangenti, determinata.
Non c'è molto da dire su "Our Battle": è il classico brano da ascoltare
più che da commentare.
Idem per quanto riguarda "Hang 'em All", che però è meno
controllata della precedente, un po' più thrashona (passatemi il
termine). Canzone sfacciata, gode di un rifferama basilare e rozzo.
Veramente coinvolgente: peccato per la sezione melodica a metà brano,
che a parer mio fiacca un po' la tensione generale. Una discreta prova,
leggermente retrò.
A chiudere il CD ci pensano i sette minuti circa di "Eit Kapittel
For Seg Sjølv". Anche in questo caso, l'arrangiamento è arricchito
dall'elettronica firmata Buene. La traccia si dimostra subito strana e
curiosa. Aldilà della voce distorta ed aspra, il pulsare del basso è
poppeggiante, e le chitarre si limitano a svolgere il compitino. Poi
break di organo e tastiere (ebbene sì!), tanto pomposo da rasentare il
prog di serie Z, per poi aprirsi su un bizzarro connubio di
black/pop/new wave non elettronica. Veramente spiazzante, e totalmente
kitsch! Chi se lo sarebbe aspettato un episodio così dai Vreid? A
seguire, una nuova pausa. Rumore del vento, arpeggio di pianoforte, ed
ingresso severo e deciso della band al gran completo. Il black,
cadenzato, torna a farsi sentire, prima di sfumare su una coda di
effetti sonori.
Un passo in avanti per i Vreid dunque, un gruppo sempre difficile
da catalogare. Se "Kraft" si è dimostrato un album deboluccio, lo
stesso non può essere detto per "Pitch Black Brigade". Certo, qualcosa
da fare c'è ancora ma, per adesso, la band andrebbe premiata per lo
sforzo di essere originale. Se voleste scoprirli, visitate il sito
della band: troverete qualcosa da scaricare, tra cui anche il video di
"Pitch Black".
(Hellvis - Aprile 2006)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail Vreid: vreid@vreid.no
Sito Vreid: http://www.vreid.no/
Sito Tabu Recordings: http://www.taburec.com/
Se siete alla ricerca di un album che suoni diverso dagli altri, senza comunque tradire l'impronta black, "Pitch Black Brigade" potrebbe fare al caso vostro. Ai Vreid va il merito di aver trovato una loro dimensione; le canzoni sono varie, ben suonate e prodotte. Qui troverete brani vivaci di puro black'n'roll e altri più ostili e crudi. Personalmente ho molto apprezzato la voce, severa e acida, che per una volta differisce dai classici screaming. Nel complesso, però, ho la sensazione che ci sia ancora qualcosa da sistemare, perché non sempre l'album riesce a coinvolgermi. Ci sono buoni spunti e passaggi sicuramente personali, ma anche spezzoni pesanti e noiosetti, troppo prolissi per i miei gusti. Al di là di questo, va sottolineata la bravura con la quale la band ha legato tante diverse influenze e sfumature in maniera coerente.
"Left To Hate" è la mia canzone preferita.
(BRN - Maggio 2006)
Voto: 7