VOODOOCULT
Jesus Killing Machine

Etichetta: Motor
Anno: 1994
Durata: 48 min
Genere: industrial post-thrash


Il progetto Voodoocult è un'espressione di Philip Boa, mastermind del Voodoo Club, realizzata progettando a tavolino un gruppo in grado di esprimere le proprie concezioni musicali in chiave metal, distaccandosi dal techno-pop originario.
Per ottenere questo risultato il cantante tedesco ha reclutato vari sessionisti, più o meno famosi, intervenuti in buona o nulla misura nella fase di composizione; tra i massimi contributi per il songwriting abbiamo il bassista Dave "taif" Ball e Waldemar Sorychta, in duplice funzione di chitarrista e produttore. Presente costantemente dietro le pelli siede Dave Lombardo, collaboratore della stesura di "Born Bad & Sliced!", come Mille Petrozza in "Blood Surfer City", mentre partecipano ad una manciata di assoli tale Chuck Schuldiner e Gaby Abularach. L'impasto è eterogeneo ma devo precisare subito che le influenze del gruppo di provenienza dei vari membri è pressoché nullo, pur contribuendo alla riuscita stilistica del disco con la tangibile presenza strumentale.
Le sonorità di "Jesus Killing Machine" ruotano attorno ad una visione industriale del post-thrash, caratterizzato da tempi non velocissimi, ma cadenzati e regolari. La tendenza industrial, oltre che sulle ritmiche meccaniche, deve l'etichetta alla bella distorsione trapanante della chitarra, in contrasto con il suono cupo e pesante delle pulsazioni di basso, mentre la particolare voce di Boa (che non apprezzo molto) conferisce un tocco malato e distorto. Ne risulta un'atmosfera futuristica dove l'ambiente è quello di una metropoli sbiadita da nere fuliggini permamenti, dove il sole non riesce a trovare squarci per i suoi raggi.
Una volta trovata la chiave per realizzare questa ambientazione il disco si fossilizza e rimane piuttosto statico per tutta la sua durata, trovando spunti interessanti solo nell'inventiva degli illustri ospiti. La pesantezza di alcuni buoni riff viene vanificata dalla costante ripetitività nel brano ("Death Don't Dance With Me") e l'eccezionale dinamica di Lombardo riesce a tenere a galla degnamente pezzi sufficienti e privi di inventiva. Tuttavia gli inserti degni di nota non mancano, corrispondenti ai brani non scritti da Boa, dovuti alla visione post-thrash di Sorychta ("Hellatio" soprattutto), al pezzo scritto da Petrozza, oppure a qualche barlume di inventiva ("Art Groupie" o gli inserti funkeggianti di "Bitchery Bay"), ma costituiscono episodi di un insieme caratterizzato da mancanza di reale feeling e armonia complessiva.
Da sottolineare comunque il fioco alone di originalità della proposta Voodoocult, a cui va il merito di aver originato la formazione dei Grip Inc., che riprenderanno con esiti migliori le intuizioni del disco.
(Melix - Aprile 2004)

Voto: 7