VOIVOD
Voivod
Etichetta: Chophouse / Surfdog
Anno: 2003
Durata: 66 min
Genere: avantgarde
La fine degli ultimi travagli in casa Voivod si assesta all'inizio del 2003, con il reclutamento di un certo Jason Newsted al basso e il ritorno di Denis Belanger, aka Snake, dietro il microfono.
La formazione e' piuttosto simile a quella del periodo 1991-1993 e le coordinate musicali del tredicesimo disco del gruppo non potevano non richiamare musicalmente lo stile di "Angel Rat" e "The Outer Limits". Assai piu' spostato sul secondo, "Voivod" si rivela un interessante intreccio tra questi e "Nothingface", puntando l'attenzione sulla melodia e sull'elaborazione efficace di vere e proprie canzoni.
Giri circolari basati su saliscendi armonici costituiscono l'ossatura del songwriting, mentre il disco e' permeato di atmosfere tristi, malinconiche, quasi oscure: merito dello stile del ritrovato Snake, il quale, pur non eccellendo come in passato, riesce a modellare benissimo "The Multiverse", a conferire quel tocco psichedelico a "Divine Sun" e a dare la marcia in piu' al capolavoro "Strange And Ironic". Certo, l'ingresso di Newsted contribuisce al tasso di qualita', ma e' il gruppo nel suo insieme ad essere ispirato e a rendere fluide e scorrevoli le tredici canzoni senza scendere mai di tono.
Di metal e' rimasto poco, se non una certa pesantezza di fondo, accompagnata da attitudine punk piu radicata, mentre la continua versatilita' del gruppo lascia qualche ritaglio a certe ottime soluzioni che innalzano i dischi vecchi. Le strutture articolate di "I Don't Wanna Wake Up" e "Invisible Planet" assieme ai crescendo che caratterizzano "Les Cigars Volants" e "Divine Sun" sono retaggio puro di "Nothingface", mentre echi di classe fanno il resto, rimandando alla mente a quella capacita' di scrivere efficaci 'canzoni' puntando su groove e melodia intrinseche a "Angel Rat" e "The Outer Limits".
Trovo superfluo - nonche' poco semplice - mettermi ad analizzare approfonditamente ogni singolo brano, vista la varieta' di stili e di tecniche; credo ne verrebbe fuori un papiro. L'aspetto piu' importante del disco e' innanzitutto la lucida presa di direzione del gruppo, che consente nuove e visionarie prospettive future in primo luogo, e di collocare "Voivod" tra i dischi piu' importanti - non tra i migliori - della discografia, se non altro per l'ennesima dimostrazione di classe e determinazione che anima i canadesi.
(Melix - Gennaio 2004)
Voto: 7.5
L'ultima sudata dei Voivod in studio all'inizio mi aveva esaltato, mi aveva preso in testa come spumante scaduto. Ora, passato un bel po' di tempo, i primi bollori sono sfreddati e han lasciato il posto ad una estatica contemplazione dell'ennesima dimostrazione di eccellenza sonora. In un'epoca dove i nuovi dischi di metal sono il millesimo album dei Gamma Ray, Iced Earth, Blind Guardian o Iron Maiden, e le novità si chiamano Evanescence o peggio, i Voivod sono tornati con un disco certo non tutto eccezionale, ma con alcune canzoni da consegnare all'immortalità. Buono il lavoro di Jason Newsted, lontano dai Metallica ha connesso nuovamente quelle cazzo di sinapsi scollegate dal 1988 e si è dato da fare! Il mio cuore gioisce sempre quando metto questo disco, perché so che almeno i Voivod non mi prenderenno mai per il culo.
(Randolph Carter - Gennaio 2004)
Voto: 8