VOIVOD
Phobos
Etichetta: Hypnotic
Anno: 1997
Durata: 66 min
Genere: industrial thrash
Credo sia impossibile applicare ad un gruppo come i Voivod una qualsiasi scala di valutazione oggettiva per gli album prodotti, soprattutto per via delle svariate sfaccettature nell'ambito dei sottogeneri rock/metal in cui si sono avventurati nei 9 dischi precedenti. Possiamo affidarci all'analisi strutturale e compositiva dei brani, ma ne verrebbe fuori una fredda e inutile serie di dati.
Meglio quindi fare riferimento alla propria percezione e al gusto; quindi, seguendo questo dettato, vi informo che "Phobos" e' il mio disco preferito del gruppo e mo' vi spiego perche'.
Partiamo con calma e inquadriamo la situazione: dopo le incertezze di "Negatron" il lavoro svolto per questa release puo' contare su una stabilita' decisamente piu' solida, pur tenendo presente l'ennesimo cambio di etichetta. La tranquillita' che ora circonda il terzetto non puo' non contribuire alla maggior concentrazione per gli aspetti compositivi, consentendo la realizzazione di un album molto curato e, soprattutto, molto ispirato.
E' il disco degli effetti: effetti alla voce, effetti elettronici, effetti alla chitarra ed effetti alla batteria, imboccando una via che lambisce da vicino il contesto cyber, senza pero' snaturare la componente industrial che permea "Negatron". Sotto questo punto di vista e' facile notare come i Voivod abbiano analizzato gli errori del disco precedente, prendendo spunto dalle qualita' e dalle buone soluzioni per riportarle, elevate alla potenza, in "Phobos". Innanzitutto il gran lavoro e' stato svolto sul suono: secco nella cassa e profondo in rullante e tom per la batteria, pulsante e groovoso nel basso, atrocemente distorto ed effettato per la chitarra. Il risultato e' un'atmosfera aliena e spaziale, acidamente permeata di tristezza, dove e' il rifferama della chitarra a dominare, sia mediante spessi muri di suono ("Rise", "Forlorn"), sia giocando con bassi saliscendi sul pentagramma ("Mercury", "Quantum"), sia svolazzando in crescendo e melodie prog psichedeliche ("The Tower", "Phobos").
Il ritorno in auge di queste influenze - parlo dei gruppi anni '70, qua testimoniate dalla cover-bonus dei King Crimson - e' un altro punto a favore di "Phobos", capace di portare molto in alto le capacita' di songwriting del gruppo. Gli effetti di cui prima e l'approccio psichedelico non sortirebbero le conseguenze sperate se alla base non ci fosse un lavoro di minimalizzazione della struttura ritmica, particolarita' gia' presente su "Negatron", ma che qua viene perfezionata ulteriormente. I tempi quasi sempre assestati su medie velocita', i pattern ritmici e lo stile semplice ed estremamente efficace di Langevin, le pulsazioni profonde del basso, una leggera venatura punkeggiante sono il tappeto sul quale il terzetto lavora per garantire la massima "comunicabilita'" alle composizioni. Semplicita' ed accuratezza sono le chiavi di "Phobos", mentre del resto si occupano le distorsioni aliene di chitarra e voce - in perenne bilico tra urla disperate e fredda, distaccata analisi - e la massiccia (termine grosso) dose di elettronica, capace di garantire quell'atmosfera spaziale, orrorifica ed opprimente rappresentata dai disegni interni al booklet.
Come "The Outer Limits" dimostra, il consentire a Denis D'Amour di scorrazzare in liberta' in ampi prati e' la base degli aspetti qualitativi dei Voivod dopo "Nothingface": melodie deviate ("Bacteria", "Neutrino"), inserti e cameo venati di psichedelia ("Phobos", "The Tower"), riffoni memorabili (direi soprattutto quello in mezzo a "Forlorn") dimostrano appieno il genio e lo stile visionario del buon Piggy, in "Phobos" ispirato come non mai.
Malato, schizoide, lancinante... potete affibbiargli tutti gli epiteti peggiori che volete, ma "Phobos" e' un ottimo esempio di comunicativita', di espressione artistica e, quindi, di classe compositiva e strumentale, guardacaso destinato - e per i Voivod c'era da scommetterci - a non avere nessun seguito lineare con le composizioni successive, fortemente minate dal grave incidente che mise fuori uso Eric Forrest, tanto da impedire nuove uscite (l'esperimento "Kronik" e' un caso a parte) per ben 3 anni (ed e' un live registrato per gran parte nel 1996!).
Da segnalare infine la presenza di un certo Jason Newsted nell'altra bonus track "M.Body", preludio della collaborazione, allora in tempi non sospetti, a carattere definitivo dopo parecchio tempo.
(Melix - Dicembre 2003)
Voto: 9
Cazzo, "Phobos" è strano forte! Ci ho impiegato moltissimo a farmelo piacere, mi ricordo che gli acari della polvere facevano comizio sopra il CD!!! Ma alla fine mi ha preso, a poco a poco, canzone per canzone, fino a soddisfarmi del tutto. Questo è il disco dei Voivod che metto sempre quando ho bisogno di sensazioni claustrofobiche, cupe, senza speranza; questo è infatti il feeling che mi restituisce quest'album. Avrebbero dovuto togliere la canzone con Jason Newsted, una vera cagata, ma per il resto è tutto OK... pure la difficile cover dei King Crimson è resa alla grande!!!
(Randolph Carter - Gennaio 2004)
Voto: 8.5