VOIVOD
Nothingface

Etichetta: Noise
Anno: 1989
Durata: 44 min
Genere: avantgarde thrash


"Nothingface" è un disco impossibile da mettere in relazione con le precedenti uscite del gruppo, un'opera piuttosto indecifrabile e misteriosa. Bisogna dimenticarsi degli assalti sonori, del grezzume e della velocita' dei dischi precendenti, sedersi e analizzare (ir)razionalmente una serie di brani che tentano di descrivere una sorta di catastrofica violenza cerebrale.
"Nothingface" e' l'esplorazione delle visioni distorte, degli incubi, dei fascinosi misteri che martellano la mente del Voivod. Per poter raggiungere lo strato profondo nel quale tutte le immaginazioni divengono reali, il Voivod decide, spinto da un forte desiderio di liberta' (a wish extreme against the stream) e terrorizzato dal suo essere (I am he is the face I hate in "X-Ray Mirror"), di separarsi dal suo corpo e divenire pura mente.
Il thrash evoluto di "Dimension Hatröss" qua trova poco spazio, se non in qualche reminescenza presente in "The Unknow Knows" e "Pre-Ignition", ed e' mutato in una sorta di ibrido, raffinato quanto ostico, tra una particolare evoluzione del vecchio stile e le melodie prog affioranti nel disco precedente. Mentre alla chitarra viene relegato un complesso e intenso lavoro di tessitura melodica, sono la sezione ritmica e la voce a dominare musicalmente il disco: la maturazione stilistica di Blacky al basso e l'inventiva di Away sono la chiave compositiva, l'intelaiatura sulla quale la poliedricita' di Piggy e la duttilita' interpretativa di Snake (a tratti spettacolare nella sua voce malinconica) riescono ad alternare e a bilanciare i cambi di umore - dove giostra bene il cantato, sia a livello metrico che tonale - e a giocare sull'equilibrio orrore/attrazione delle tematiche.
Il problema e' che, focalizzando l'attenzione su queste ultime caratteristiche, "Nothingface" ci perde a livello strettamente musicale. Forse per melodie troppo 'difficili', per soluzioni poco azzeccate (un brano troppo semplice e inconcludente come "Inner Combustion", per fare un esempio), per troppo distacco dal disco precedente o forse perche' faccio troppa fatica a capirci qualcosa, i pezzi risultano discontinui e attirano a sprazzi. Le interessanti eccezioni, per fortuna abbastanza numerose, sono rappresentate dall'applicazione delle strutture tipiche, rese ancora piu' evolute e progressive (la title-track, "X-Ray Mirror", "Pre-Ignition"), per refrain alquanto accattivanti ("The Unknow Knows", "Inner Combustion") e per i due mostri sonori ("Into My Hypercube" e "Sub-Effect") che chiudono il disco.
Un caso a parte lo occupa la psichedelica cover di "Astronomy Domine", riuscitissima nella riproposizione - credo sia meglio dell'originale - all'interno delle eculubrazioni trattate nel disco. Con questa viene anche fatta luce su tanti aspetti caratteristici della composizione-Voivod attuale: struttura, raffinate progressioni metriche (l'inizio di "Hypercube" ricorda molto quelle di "Tornado"), alliterazioni e rime (ground and rock and sand come crumble tumble down), metrica e tonalita' vocale, sono particolari significativi cui il gruppo presta accurata attenzione in fase di stesura dei pezzi, i quali risentono in maniera spiccata delle ispirazioni dettate da gruppi come i Pink Floyd.
Nothingface e' la summa, il punto chiave del concetto Voivod (qua di grosso spessore) e della relativa saga, che in questo disco trova il suo epilogo; sotto questo profilo potremmo considerarlo un capolavoro per l'alto livello dei testi. L'aspetto strettamente musicale, ovvero il piacere di ascolto una volta infilato il CD nel lettore, non trova pero' pari riscontro, limitato da poca accessibilita' e composizioni non sempre all'altezza, aspetti riconducibili in parte ad un'evoluzione di dimensioni macroscopiche da quanto proposto nei dischi precedenti.
Probabilmente per i Voivod la definizione di 'gruppo molto avanti rispetto alla concorrenza' e' associabile a quello proposto in questo disco, ma trovo l'insieme, in attesa di lumi rivelatori, un gradino al di sotto di "Dimension Hatröss".
(Melix - Novembre 2003)

Voto: 8



Per me anche questo "Nothingface" è un ottimo disco. Mi piace di meno di "Dimension Hatröss", ci vuole di più per apprezzarlo, ma alla fine resta un album che deve far parte della collezione di ogni amante del thrash cervellotico.
(teonzo - Novembre 2003)

Voto: 9



Per me questo disco è riuscito a metà, infatti la facciata A è grandiosa, con canzoni che non sfigurano se confrontate con quelle di "Dimension Hatröss" (grandissima la cover dei Pink Floyd!), mentre la facciata B ha dei brani non brutti (quando mai i Voivod hanno composto canzoni di merda!), ma che son macchinosi, labirintici. Del resto è anche quello che lessi in un'intervista a Michael Langevin, dove anche lui non era proprio convintissimo della seconda parte dell'album. Resta il fatto che "Nothingface" è comunque un disco pauroso, peccato solo che non tutti i brani siano allo stesso livello.
(Randolph Carter - Novembre 2003)

Voto: 8